The Accountant

USA - 2016
2/5
The Accountant
Christian Wolff è un genio della matematica che ha più affinità con i numeri che con le persone. Lavora sotto copertura in uno studio di consulenza fiscale di una piccola città di provincia, come contabile freelance per alcune delle organizzazioni criminali più pericolose del mondo. Messo sotto pressione da Ray King, capo della divisione anti-crimine del Dipartimento del Tesoro, Christian assume l'incarico di un nuovo cliente: una società di robotica d'avanguardia in cui un'addetta alla contabilità ha scoperto un ammanco nei conti di milioni di dollari. Non appena Christian individua le falsificazioni dei documenti avvicinandosi alla verità, il numero delle vittime inizia ad aumentare.
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM, D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: ELECTRIC CITY ENTERTAINMENT, ZERO GRAVITY MANAGEMENT
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 27 Ottobre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Il genio matematico, la sindrome di Asperger, Rambo, il thriller finanziario, l’action, il dramma familiare. Chi più ne ha, più ne metta.
Non si può dire che manchino le idee agli sceneggiatori di The Accountant, fossero anche idee di altri, pescate a vario titolo dall’universo dello storytelling hollywoodiano (manca giusto l’horror e lo sci-fi).
Quel che non si trova semmai nel "nuovo" - nel senso di ultimo - film di Gavin O. Connor è un progetto d’insieme, l’intenzione di comunicare qualcosa che non sia un caotico ensamble di piste narrative. Se c’è un modello a cui The Accountant si rifà è il Tube con i suoi splendidi mash-up dove frames, voci e porzioni d’immaginario convivono naturalmente.
Il connettore qui è Ben Affleck, capace di passare dalla regia alla recitazione, dal cinema indie a quello più commerciale, da Fincher a Batman, come se nulla fosse. Niente di più logico dunque che tocchi a lui incarnare tutte le maschere del film, mantenendo sempre un impenetrabile e monolitica facciata. Al suo fianco Anne Kendrick se la gioca, J. K. Simmons sembra invece finito lì per caso.
Il bello è che, se poco vi importa della credibilità, ci si diverte pure. Se non altro involontariamente.

NOTE

- GAVIN O'CONNOR FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA XI EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2016).

CRITICA

"Ben Affleck deve aver preso il personaggio per un parente di Batman, perché gli offre la stessa inespressività da eroe solitario già prestata al crociato in maschera. Frattanto il regista Gavin O'Connor si affanna a illustrarci le cause del suo comportamento autistico in una serie di flashback sparsi, con l'effetto di rendere ancor più intorcinata la trama di un film che contiene di tutto un po': action-thriller, siparietti sentimentali, psicologia famigliare e quant'altro. Facendoti riflettere su come sarebbe stato meglio scegliere una sola pista narrativa e concentrarsi su quella, anziché procedere per accumulo risultando - più che complesso -confuso. Ne risente il montaggio, e non è un bene." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 27 ottobre 2016)

"Non è perfetto «The Accountant», perché sarebbe arduo per molti - non solo per il recensore che non può certo rivelarne i dettagli - raccapezzarsi tra le anse della trama. Volendo aderire alle classificazioni ricorrenti, per di più, è quasi impossibile scegliere la casella giusta per il nuovo film del regista di «Warrior» O'Connor: un po' thriller, un po' melodramma, un po' racconto di formazione, punta in definitiva le sue carte soprattutto sull'ottima resa del cast, capeggiato da un Ben Affleck per una volta in grado di non abbandonarsi alla bella presenza non riscattata da un'inespressività imbarazzante. (...) Sul piano del ritmo narrativo e della continuità della suspense (...) O'Connor riesce a reggere il confronto con la ricchezza ormai straripante delle migliori serie tv che stanno attentando al primato del cinema distribuito nelle sempre più boccheggianti sale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 27 ottobre 2016)

"Forse in omaggio alla mente straordinaria del suo protagonista, Dubuque, divide il film in quattro trame interdipendenti tra loro (...). Invece di rendere il film più elettrico, emozionante, il continuo andirivieni tra narrative - puntellato di inseguimenti e sparatorie che sembrano lì per ammazzare il tempo - rende 'The Accountant' ancor più greve e prevedibile. Un film che si sforza disperatamente di essere migliore di quello che è." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 27 ottobre 2016)

"Oberato di flashback di raccordo tra presente e passato, il film gioca con i superpoteri dell'handicap per fare suspense, colpi di scena e mistery. Affleck è facilmente eroe impassibile: gli basta la faccia. Curiosa combinazione tra 'Rain Man' e action-thriller. Lungo." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 27 ottobre 2016)

"Piacerà ai fans del cinema d'azione. 'The Accountant' è tra i migliori degli ultimi anni. Meglio dei Boume e dei Bond. Merito di un regista, Gavin O'Connor, magari di seconda fila, ma da tenere d'occhio. (...) Con questo veicolo per il divo a corrente alternata Ben Affleck correva grossi rischi. Innanzitutto il ridicolo (questo eroe minorato che d'un colpo si rivela un Bourne). E poi la confusione. Tanti intrighi, forse troppi per un film di due ore. Bene. Pericoli abilmente dribblati. La trama non ha un cedimento di tensione che è uno. E mai lo spettatore è tentato di prendere le distanze dall'eroe «diverso»." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 ottobre 2016)

"Una sceneggiatura confusa per un film lungo, noioso, a tratti anche ridicolo. Il pur bravo Ben Affleck, al contrario del protagonista, non ha fatto bene i suoi conti." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 27 ottobre 2016)

"C'è tutta la carriera folle ma dannatamente interessante del regista di 'Warrior' (2008) e 'Pride and Glory' (2011) in questo buffissimo esercizio di stile sul cinefumetto intitolato 'The Accountant'. O'Connor ci regala un thriller scatenato con Ben Affleck realmente a suo agio e per la prima volta veramente super, a differenza della sua stolida inespressività come nuovo Batman per Zack Snyder, nei panni del genio asociale protagonista del film: una sorta di 'Rain Man' con la tempra di Bruce Lee. Ma quando si può pensare che sia il solito superomismo a trionfare, ecco affiorare un dramma familiare toccante perché vero come pochi (...). Divertente ed eccentrico. Se diventasse una saga, ne potremmo vedere veramente delle belle." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 novembre 2016)
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