TESTIMONE A RISCHIO

ITALIA - 1997
TESTIMONE A RISCHIO
Il quarantenne Piero Nava vive e svolge nel Sud Italia la sua attività di rappresentante di commercio. La mattina del 21 settembre 1990, mentre si dirige ad un appuntamento con il suo agente siciliano, sulla superstrada Canicattì-Agrigento assiste casualmente all'assalto di un commando mafioso che uccide il giudice Livatino. Giunto in città, decide di andare alla polizia e raccontare tutto quello che ha visto. E' l'inizio di un cambiamento di vita radicale. Nava diventa un testimone oculare, viene affiancato per la protezione dal commissario di polizia Nardelli, ma quello che faceva prima non potrà più continuare a farlo: la casa a Giffoni, il lavoro, la moglie, i due figli piccoli, tutto viene sconvolto. La famiglia Nava cambia residenza, si trasferisce prima a Montecatini dai genitori della moglie Franca, poi in altra località segreta. Nava cambia aspetto, va a testimoniare in Germania, viene licenziato dalla ditta, entra in collisione con la moglie perchè la situazione impone livelli di tensione insopportabili. Quando arriva il giorno del processo, Nava recupera inaspettatamente tutto il proprio equilibrio e offre una deposizione lucida che consente di condannare gli esecutori del delitto. Subito dopo, la polizia consegna alla famiglia Nava nuovi documenti d'identità con cui lasciano l'Italia. Oggi vivono nel Nord Europa.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: ISPIRATO AL LIBRO DI PIETRO CALDERONI
  • Produzione: TAODUE FILM, ISTITUTO LUCE, MEDIASET
  • Distribuzione: MEDUSA FILM (1997) - MEDUSA VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1997.
DAVID DI DONATELLO 1997 PER MIGLIORE ATTORE (FABRIZIO BENTIVOGLIO).

CRITICA

Ebbene vedendo il film che Pasquale Pozzessere ha tratto dal libro-inchiesta di Pietro Calderoni c'è da restare impressionati dall'adesione psicologica e anche vocale sfoderata da Fabrizio Bentivoglio nell'indossare i panni del "testimone a rischio". Chi l'aveva apprezzato in Un eroe borghese, dove impersonificava l'avvocato Ambrosoli, resterà ancora più colpito dalla nuova performance. Quasi annullando la "fatica" del recitare, l'attore restituisce con mirabile finezza la via crucis del rappresentante di commercio: lo sbriciolarsi delle sicurezze professionali, l'incupirsi dello scenario familiare, il manifestarsi di un situazione di inefficienza - questa sè kafkiana - che avrebbe mandato fuori di testa chiunque. (L'Unità, Michele Anselmi, 9/2/97) Il bravissimo Fabrizio Bentivoglio, che qui supera se stesso - ricordiamo la sua intensa interpretazione dell'avvocato Ambrosoli in "Un eroe borghese" - disegna per sottrazione e immedesimazione un personaggio privo di eccezionalità, comune come lo possono essere l'onestà, il senso civico, il rispetto di sè e degli altri, l'amore per la famiglia, l'attaccamento al lavoro. Ai confini, appunto, fra normalità ed eroismo. (Avvenire, Mirella Poggialini, 9/2/97)
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