TERRA DI NESSUNO

NO MAN'S LAND

SVIZZERA - 1985
New York, 1942. I fotografi passavano la notte vagando per la città alla ricerca di crimini o catastrofi da immortalare e rivendere alle agenzie. Erano i paparazzi pagati "dieci dollari a cadavere" dai cinici redattori dei giornali. E tra quanti fotografarono assassini e vittime incendi e incidenti d'auto, le ricchezze e le miserie della vita, solo uno vide la bellezza tra tutto quel marciume.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM.
  • Tratto da: BASATO SUL TESTO DI HAROLD PINTER
  • Produzione: FILMOGRAPH-GINEVRA E MK2 PRODUCTIONS-PARIGI,
  • Distribuzione: UIP - UNITED INTERNATIONAL PICTURES - AZZURRA HOME VIDEO
  • Vietato 14

NOTE

PRODUTTORI: ALAIN TANNER, MARIN KARMITZ E JEAN-LOUIS PORCHET.

CRITICA

"Quando 'Terra di nessuno' venne presentato, nel 1985, alla Mostra di Venezia, fummo fra quanti lo amarono poco, anche perché ci sembrò troppo legato a schemi narrativi e introspettivi da anni Settanta. Rivisto a tanta distanza ci è parso accettabile: non certamente il migliore tra i film di Tanner, perché con troppe lentezze e dialoghi spesso letterari, ma da gustarsi nella sua generale atmosfera elegiaca, in certi dettagli della messinscena, nello sguardo freddo che l'autore posa sui triboli, le bugie l'assurdo d'ogni tipo di frontiera. Né sono da dimenticare la fotografia di Bernard Zitzerman, la musica di Terrv Riley, e fra gli attori almeno Hugues Quester, Myriam Mézières, Betty Berr guidati con discrezione in quel loro espressivo universo di marginali così caro, da sempre, a Tanner." (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero', 28 aprile 1989)

"Una storia di assenze, di scontenti e di solitudini per gente non realizzata che vuole fare qualcosa in un altro posto. Unici, falsi momenti/movimenti di aggregazione per questi apolidi dell'anima, le serate al dancing; o qualche lavoretto di contrabbando che, poco per volta, attira anche i sospetti della polizia. (...) Addirittura da uno stile che pare divaricarsi, verso la fine, e servire curiosamente le leggi del 'polar', ma restando in realtà compatto in una sofisticata stratificazione funzionale dei generi. Un disegno lucidissimo, che si completa in una recitazione per nulla vistosa, estranea a carismi divistici eppure convincente per rigori e pienezze. A cominciare da quella di Hugues Quester, che dà a Paul il senso del vero febbrile desiderio di fuga. Gli altri sono Myriam Mézières, Jean-Philippe Ecoffey e Betty Berr." (Claudio Trionfera, 'Il Tempo', 29 aprile 1989)
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