TERRA AMATA

CRY THE BELOVED COUNTRY

SUDAFRICA - 1996
TERRA AMATA
L'anziano Pastore protestante Stephen Kumalo, molto povero, ma di molta preghiera e dedizione, e che vive con la moglie a Ixopo, un villaggio sperduto dell'Africa del Sud, riceve una lettera da un certo Padre Msimangu, che lo sollecita a recarsi al più presto a Johannesburg, perchè la sorella Gertrud è ammalata: il male di costei è morale poichè si è data all'alcool e alla prostituzione. Stephen scopre che la sorella ha pure un figlio. Con l'aiuto di Msimangu - più giovane e risoluto - riesce a farla fuggire dalla casa di malaffare, deciso a prendersi cura di lei e della sua creatura. Sulle vaghe indicazioni di lei circa il giovane figlio Absalom si mette alla ricerca di questi che, insieme al cugino, si trova coinvolto nell'assassinio del giovane Arthur Jarvis mentre osteggiava l'apartheid. Absalom confessa d'aver ucciso involontariamente Arthur, in preda alla paura. Il cugino (figlio di John Kumalo, un attivista politico e corrotto e privo di scrupoli), viene così scagionato, e Absalom condannato all'impiccagione. Al ritorno a Ixopo, durante un furioso temporale, riparatosi nella sua chiesa fatiscente Stephen viene raggiunto dal facoltoso signore del luogo, James Jarvis, padre dell'assassinato, e irriducibile sostenitore dell'apartheid, che gli chiede riparo dalla bufera. Nella chiesa mal ridotta, i due padri - dell'assassino e dell'assassinato - si scoprono accomunati dallo stesso straziante dolore in un ravvicinamento umano e benefico.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Tratto da: TRATTO DAL ROMANZO OMONIMO DI ALAN PATON E DA "LOST IN THE STARS" DI MAXWELL ANDERSON
  • Produzione: ANANT SINGH
  • Distribuzione: UIP - RCS FILMS&TV

NOTE

REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1996.

CRITICA

"Scegliendo ma non valorizzando con la necessaria tenerezza d'accenti il fattore umano, il film, molestato dalla retorica colonna sonora del premio Oscar John Barry, fa sempre la cosa giusta in modo scolastico, con la sua brava retorica sentimentale, ma senza mai trasmetterci un'emozione. (...) In questa storia che viene da lontano tutto risulta un poco preordinato, prevedibile, come un teorema che deve giungere a conclusioni abbastanza generiche e positive. Ma le vie sotterranee della sofferenza non sono esplorate per inadeguatezza di mezzi espressivi. Così il tutto viaggia appunto sopra le nostre teste e i nostri cuori, in una bella calligrafia televisiva che permetterà alla produzione di avere forse una carriera con dibattito sul piccolo schermo". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 7 maggio 1996).
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