Tekken

GIAPPONE, USA - 2010
Tekken
2039. Il mondo è in rovina a causa delle varie guerre che sono state combattute e i territori sono governati da poche corporazioni, tra cui la più forte e crudele di tutte è 'Tekken'. Su questo sfondo, Jin Kazama - testimone dell'omicidio della madre Jun - decide di portare avanti la sua vendetta e, armato solo delle sue abilità di combattente, decide di partecipare a un temibile torneo di arti marziali, cui partecipano i migliori e più abili lottatori del mondo, e vincere il titolo di "Re del Pugno di ferro".
  • Altri titoli:
    Tekken - Il film
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASY, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: SONY CINEALTA F23, 2K/HDCAM SR (1080P/24), 35 MM /D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: videogioco "Tekken", sviluppato da Namco/Bandai Games Inc.
  • Produzione: CRYSTAL SKY PICTURES, CRYSTAL SKY, GAGA, NAMCO, TAPOUT FILMS
  • Distribuzione: M2 PICTURES (2011)
  • Data uscita 5 Agosto 2011

TRAILER

NOTE

- COREOGRAFIA COMBATTIMENTI: CYRIL RAFFAELLI.

CRITICA

"II primo pensiero vedendo 'Tekken' (il film live action diretto da Dwight H. Little ispirato all'omonima serie di videogiochi di arti marziali) va al film dedicato ad un altro videogioco: 'Max Payne' (John Moore, 2008). Qui come là è evidente come siano stati incomprensibilmente ignorati gli elementi fondanti della rispettiva fortuna videoludica. (...) Non si tratta di un gioco d'avventura e tutta questa storia complicata di per sé, a cui s'aggiungono i contributi di numerosi altri combattenti, più o meno coinvolti nelle trame della Mishima, e comunque tutti interessati a vincere il torneo, è semplicemente uno sfondo per i combattimenti in cui ogni personaggio ha un proprio stile che richiama ma non è mai uguale a quello dei suoi 'parenti'. La preoccupazione degli autori del film è stata invece di cercare di costruire una storia razionale che sostenesse le trame del clan Mishima immaginando una Terra del 2039 in cui le nazioni sono state sostituite dal regime oppressivo delle megacorporazioni, una delle quali, la Mishima appunto, detta legge su Asia e Stati Uniti. (...) Ancora una volta un'occasione persa per un'industria cinematografica che - a differenza di quel che capita coi fumetti - non ha ancora capito che con l'industria videoludica deve dialogare alla pari creando sequenze narrative che possano 'ritornare' al medium di partenza ed essere sfruttate da altri media in un circolo virtuoso. La speranza, almeno per quanto riguarda i fan di 'Tekken', è riposta nel film d'animazione 'computer generated' 'Tekken Blood Vengeange' che uscirà in novembre allegato al nuovo episodio del videogioco: 'Tekken Tag Tournament 2'." (Mazzetta Francesco, 'Il Manifesto', 19 agosto 2011)

"Basato sulla storia, sull'ambiente e sui personaggi di un popolare gioco giapponese, diventato un videogioco della Sony nel 1995, il film 'Tekken' diretto da Dwight H. Little, un regista di buon mestiere e molto attivo nel cinema e in televisione, può essere considerato non disdicevole per un divertimento estivo. (...) Fin dalle prime immagini, sotto i titoli di testa, la tensione emotiva nasce e si sviluppa attraverso una serie di effetti spettacolari indubbiamente coinvolgenti. Ed è questa tensione che rimane alla base delle diverse sequenze, in cui Jin e i vari personaggi che incontra o con cui si scontra si muovono, o meglio si agitano, dominati da una violenza interna che li contraddistingue. La storia, come si è detto, è semplice e lineare, ma contiene un sottofondo che ci può turbare; nel senso che questa rappresentazione di un futuro prossimo, che potrebbe anche avverarsi, ci lascia interdetti. Sebbene, nel corso del film, ciò che ci attrae è soprattutto il comportamento di Jin, il suo modo divedere la realtà che lo circonda, il suo desiderio non soltanto di vendicare la madre ma anche di ristabilire una certa giustizia in una società dominata dalla violenza e dalla sopraffazione. Ed è ciò che effettivamente potrebbe accadere. Ma ci può attrarre anche lo stile del regista Little, il suo modo di costruire le sequenze e di usare gli effetti delle luci e delle ombre. Certamente si tratta, più che di uno stile, soprattutto di un buon mestiere: privo quindi di quella visione artistica che potrebbe trasformare ciò che era un semplice videogioco in una rappresentazione poetica e drammatica della realtà." (Gianni Rondolino, 'La Stampa', 10 agosto 2011)
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