Ted Bundy - Fascino Criminale

Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile

USA - 2018
3,5/5
Ted Bundy - Fascino Criminale
Ted è un ragazzo bello, intelligente, carismatico e affettuoso. Liz è una ragazza madre, attenta e innamorata. Una normale coppia felice, a cui in apparenza non manca nulla. Quando Ted viene arrestato e accusato di una serie di efferati omicidi, Liz viene messa a dura prova: Chi è davvero l'uomo con cui condivide tutta la sua vita? Mano a mano che i particolari vengono a galla capirà che Ted non è vittima di un grande equivoco ma il vero colpevole.
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, THRILLER
  • Produzione: COTA FILMS, NINJAS RUNNIN' WILD PRODUCTIONS
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES (2019)
  • Data uscita 9 Maggio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Giovalè
Ted Bundy – Fascino criminale ha a che fare con lo spinoso genere dei biopic, delineando peraltro il ritratto di uno dei più famosi serial killer della storia degli Stati Uniti d’America. A impersonarlo, uno Zac Efron per la prima volta in un ruolo tanto controverso, lontano anni-luce sia dai suoi protagonisti più romance (High School Musical, Ho cercato il tuo nome) che, se è per questo, dai bad boy interpretati più di recente (Cattivi Vicini, We are your friends).

Eppure, l’attore non sembra affatto impreparato, anzi, si distingue in un ruolo difficile e pieno di ombre, nascoste peraltro dalla regia intelligente di Joe Berlinger che fa di necessità virtù, seppellendo fuori scena ogni prova della colpevolezza di Bundy. Ci ritroviamo così spettatori di un film volutamente frammentario, come un puzzle di ricordi di cui non possediamo tutti i pezzi.

Ted Bundy – Fascino criminale (più evocativo in lingua originale: “Extremely wicked, shockingly evil and vile”) è tratto, non a caso, dal libro di memorie di Elizabeth Kendall, pseudonimo della donna che intrattenne un’intensa relazione d’amore con l’omicida, prima che fosse incarcerato per la prima volta.

A schermo, la interpreta un’altra sorpresa a lungo attesa: Lily Collins mette in scena egregiamente la depressione e la devastazione di un dubbio logorante, quello sulla colpevolezza di Bundy, contrapposto alla certezza di un sentimento ostinato e di matrice opposta.



Il cast, tra l’altro, riserva altri assi nella manica. John Malkovich nel ruolo del Giudice Cowart e Kaya Scodelario in quello di Carole Anne Boone. Compreso Jim Parsons di The Big Bang Theory, tutti danno prova di grande tenacia e capacità mimetica nel raffigurare persone, prima che personaggi.

Le star, però, rimangono Efron e Collins, impegnati in un ballo a due che li separa presto, fisicamente, ma non smette di suonare fino alla fine del film, al termine di un flashback parabolico che spezza il loro legame solo quando è davvero inevitabile. La morale, dopo averci sottoposto al “fascino” del titolo, si palesa improvvisa e brutale: disumanizzare totalmente un “mostro” è pericoloso perché rende ciechi, incapaci di distinguerlo proprio quando potremmo averlo di fronte. O al fianco.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI: MICHAEL WERWIE.

CRITICA

"C'è un tocco extra di shock value nello scritturare un ex teen idol del Disney Channel in un ruolo superdark, completamente contro tipo. Harmony Korine aveva giocato abilmente quell'idea in Spring Breakers, e Joe Berlinger alza la posta, affidando all'angelico Zac Efron la parte di uno dei più famosi serial killer della storia, Ted Bundy. La scommessa trascende con grande successo il concetto: Efron è la ragione per cui vale la pena di vedere Ted Bundy - Fascino criminale (...) Al suo primo esperimento con la fiction, Berlinger dà al film (belle le ricostruzioni d'epoca, nonostante il basso budget) una linearità e un'efficienza poco pretenziosi che, grazie agli attori, riescono ad elevarlo oltre la sfera del telefilm. Ma non oltre il voyeurismo che caratterizza anche la serie documentaria su Bundy che Berlinger ha realizzato per Netflix, 'Conversazioni con un killer: il caso Bundy'. Fincher, Demme, Lustig, Hitchckock, Fleischer, Lang -per citarne solo alcuni- avevano dimostrato tutt'altro investimento nella materia." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 9 maggio 2019)

"Joe Berlinger aveva già diretto un documentario su Ted Bundy, il cui processo fu il primo diffuso dalla tv americana. Riprendendone la storia, il regista affida il punto di vista a Liz, madre single a lungo sua compagna senza conoscerne la natura di serial - killer. È una novità rispetto alle convenzioni dei film del filone, fin qui osservati dalla prospettiva dell'assassino, o da quella dei suoi oppositori. Come è originale la scelta di lasciare gli omicidi fuori campo. Così spicca meglio la sconcertante personalità di Ted: tanto più terrificante per il potere di seduzione e la capacità di manipolare sia le proprie vittime, sia il pubblico. Che se ne innamora. Se un tempo ci avessero detto che a interpretarlo sarebbe stato Zac Efron, saremmo scoppiati a ridere. E invece l'attore gioca bene con l'ambiguità del suo bel mostro, là dove un discepolo dell'Actor's Studio avrebbe fatto disastri." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 9 maggio 2019)

"Zac Efron, ex idolo teen ager di 'High School Musical', è diventato un ottimo attore e lo dimostra spendendo molto del fascino ambiguo (...) Il film duro, teso e secco, quasi 'A sangue freddo', di Joe Berlinger, documentarista del crimine patologico, prende una via traversa: non mostra mai sangue e violenza ma entra nel clima tumorale del sospetto (...) Torna il grumo del fascino criminale ma senza l'attenuante della Depressione di Bonnie e Clyde, o l'Edipo di Norman Bates: Ted Bundy che è stato popolare in Usa ma meno da noi, è l'originalità del Male allo stato puro, senza perché, rifiuto della famiglia borghese con la compagna (Lily Collins) a favore di quel misterioso fascino nichilista (quello di Lars von Trier nella 'Casa di Jack') di cui il cinema è stato spesso testimone oculare mai connivente." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 maggio 2019)

"(...) storia nota. E nota anche cinematograficamente. Perché questo gentiluomo, poco famoso a casa nostra ma famigerato assai oltreoceano, è già stato protagonista di tre film tutti nel nuovo millennio. Questo di Joe Berlinger è quindi il quarto biopic dopo quelli del 2002, 2003 e 2008. Nondimeno la vicenda ha il suo fascino, un po' come il criminale, interpretato da uno Zac Efron che, come faccia d'angelo e soprattutto come sosia dell'assassino, è più credibile di una fotocopia. (...) A proposito 'Ted Bundy - Fascino criminale' ha anche questo colore sulla sua tavolozza. E due facce come quelle del protagonista, il lato romantico e drammatico che prevale - nella narrazione - a quello lugubre e inquietante dei numerosi delitti, rarissimamente inquadrati in primo piano, a differenza dei dibattimenti in aula. Al punto che si tifa. Eccome se si tifa. E se vi scoprirete a sperare che Ted Bundy sia innocente... Ebbene non stupitevi." (Stefano Giani, 'Il Giornale', 9 maggio 2019)
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