Taxi Driver

USA - 1976
Travis Bickle, reduce dal Vietnam e solitario ospite di New York, soffrendo di insonnia, si fa assumere come tassista per i turni di notte. Girovagando, nota l'appariscente bionda Betsy, impegnata nella campagna politica del senatore Palantine; l'avvicina e quasi la strappa al brillante Tom, ma, dopo un'offensiva gaffe, viene abbandonato. Confidatosi inutilmente con un collega, soprannominato "Mago", acquista diverse pistole e matura confusamente l'idea di uccidere Palantine, impresa che non porta a termine sia perché l'inconfessata idea era di rivedere Betsy, sia perché la guardia del corpo del senatore lo nota e lo mette in fuga. Allora si mette sulle tracce di Iris, prostituta 13enne, conosciuta un giorno in cui cercava di sfuggire in taxi dal suo protettore Sport. Tornando dalla ragazzetta, che è rimasta colpita dai consigli dello stravagante tassista, compie la strage della banda che gli sta attorno. Uscito dall'ospedale, Travis è un eroe; i colleghi lo guardano con rispetto; Iris ne ha seguito i consigli; anche Betsy si avvicina spontaneamente a lui. Ma il giovane, a bordo della sua macchina, percorre tutto solo l'affollata e caleidoscopica città.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1992.

- IL FILM E' DEDICATO ALLA MEMORIA DI BERNARD HERMANN.

- PALMA D'ORO AL 29° FESTIVAL DI CANNES (1976).

- PREMIO DELLA BRITISH ACADEMY OF FILM AND TELEVISION ARTS PER LA MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (JODIE FOSTER).

- DAVID DI DONATELLO 1977 PREMIO SPECIALE A JODIE FOSTER.

- NASTRO D'ARGENTO 1977 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- PRESENTATO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011) NELLA SEZIONE 'BERLINALE SPECIAL'.

CRITICA

"Opera singolare e appassionante di un giovane e personalissimo regista italo-americano - per ora non fagocitato da Hollywood nonostante i clamorosi suoi successi - questo film è saggio di odio per la società e di amore per l'uomo. Il protagonista, uno psicopatico che soffre d'insonnia e di solitudine, è ipersensibile e la sua professione lo porta a osservare, a giudicare introversamente e ad agire pressoché irresponsabilmente con stravagante e interessatissima disponibilità tra i due estremi di Angelo tutelare e Angelo sterminatore. Non è per conseguenza, quello che i film propongono quale 'modello di comportamento'; ma è segno dei tempi, cioè uno specchio che al regista serve per dipingere con amarezza un inferno cittadino fatto di assassinii, lenoni, prostitute e drogati; una città che schiavizza e piega alle esigenze del vizio commercializzato i più deboli, facendo precipitare o nella disperazione o nella follia omicida coloro che maggiormente sarebbero disponibili al Bene. Ignorante e incolto, il tassinaro è tuttavia inconsapevolmente erede di una cultura antica, basata su valori che il materialismo moderno ha irriso e conculcato; è perciò incapace di inserimenti equivoci nella falsa civiltà di cui la metropoli americana è simbolo. (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 81, 1976)

"'Taxi Driver' è interamente giocato sulla contrapposizione manichea tra l'uomo infelice e squilibrato assetato di 'valori' d'altri tempi, e la città, cloaca di ogni perversione. Tale semplificazione della realtà non attinge ad alcuna plausibile validità emblematica. La personalità e le gesta di Travis vengono ricostruite dallo sceneggiatore e soggettista Paul Schrader (autore anche di 'The Yakuza' di Sydney Pollack) mediante notazioni ormai risapute, caratterizzazioni psicologiche superficiali, sviluppi narrativi ollogici convenzionali e talora banali. La superiore mise en scène del regista di 'Mean Streets' e di 'Alice non abita più qui' salva però al film un certo impatto spettacolare. Il clima tenebroso, intriso di abominazioni, della città è stilato con un allucinante neo-espressionismo in cui riecheggiano le esasperazioni nevropatiche del protagonista. Le fugaci apparizioni di figuri della fauna subumana che invade la città con il cadere della notte sono rese con fremente impietosa crudezza." (Luigi Bini, 'Letture', 1976)
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