Tatjana

Pidä huivista kiinni, Tatjana

FINLANDIA, GERMANIA - 1993
Tatjana
Due amici finlandesi, Valto, un sarto, bevitore accanito di caffè e dominato da una madre gelida e scostante, e Reino, un meccanico, altrettanto accanito bevitore di vodka, hanno in comune l'hobby del rock che suonano da primitivi, cercando di esorcizzare la monotonia del loro tran tran quotidiano nella periferia di Helsinki. Riparata la vecchia automobile Volga di Valto, i due amici decidono di concedersi un giro senza meta attraverso la Finlandia del Sud. A un certo punto chiedono loro un passaggio due giovani donne, la estone Tatjana e la russa Klavdia. I due lo concedono con fare scorbutico, senza una parola né un gesto di cortesia, neppure quando sostano a un bar o sono costretti a pernottare in uno squallido alberghetto, in due stanze misere, che condividono Valto con Klavdia e Reino con Tatjana, ognuno indifferente nei riguardi dell'occasionale compagna, quasi fosse una cosa, e insensibili alle timide attenzioni delle due donne. Verso la fine del viaggio, dopo aver accompagnato Klavdia al treno, Reino pare accorgersi dell'esistenza di Tatjiana e tenta esitanti approcci, fino a decidere di vivere insieme alla donna, lasciando l'infantile Valto, che torna al suo ripetitivo lavoro di sarto e all'egemonia invadente di sua madre.
  • Altri titoli:
    Take Care of Your Scarf, Tatiana
  • Durata: 65'
  • Colore: B/N
  • Genere: ALLEGORICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA
  • Produzione: FINNISH FILM FOUNDATION, PANDORA FILMPRODUKTION GMBH, SPUTNIK OY, YLEISRADIO (YLE)
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILM ITALIA (1995)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1995.

CRITICA

"Un lungo corto di Kaurismaki più un corto lungo di Wenders. La formula di lancio è efficace. Sono entrambi film di viaggio in auto on the road. Nell'originale, quello di Wenders si intitola 'Arisha, l'orso e l'anello di pietra'. (...) È un po' la sintesi del primo e sopravvalutato Wenders, quello di 'Alice nelle città' e 'Nel corso del tempo', e dell'ultimo, fin troppo snobbato dalla critica; ma nelle cadenze leggere e decontratte di una favola per adulti, in toni allegri e in immagini sapienti. Un piccolo divertimento, delizioso e manierista." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 8 maggio 1995)

"Wim Wenders - Aki Kaurismaki: accoppiata d'autore, resa possibile dalla breve durata di Arisha, diretto dal tedesco poco prima dell'ultimo 'Lisbon Story' e di 'Tatjana', che porta la firma dell'eccentrico autore finlandese. Molto corto il primo, circa trenta minuti, di poco superiore all'ora il secondo, con un punto in comune: entrambi raccontano viaggi." ('Il Sole 24Ore', 21 maggio 1995)

"Più modesto il cortometraggio di Wenders che conduce genericamente 'verso il Nord', in partenza da Berlino, un uomo mascherato da orso e una scrittrice russa con figlioletta che, viaggiando, continua a correggere un suo romanzo sul tema del sacro. Attorno, i profughi delle molte guerre che insanguinano l'Europa, jugoslavi soprattutto, ma anche curdi oltre a una famigliola vietnamita incontrata per caso. Dialoghi su tutto, ma principalmente su filosofia e religione, mentre la bambina gioca e, ad una svolta, si fa avanti lo stesso Wim Wenders con tanto di barba bianca perché travestito da Babbo Natale. Tutto qui, o quasi l'occhio a un cinema per bambini che Wenders però affronta con un linguaggio un po' stanco, senza l'estro di una volta che, ormai, sembra fargli un po' difetto anche nei film per adulti visti di recente. Nel suo insieme, comunque, lo spettacolo a due può meritare un po' d'attenzione: per merito, però, soprattutto dell'autore finlandese che, almeno lui, non si smentisce mai." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 maggio1995)

"Nato come film per bambini, categoria perlopiù trascurata dai grandi, Arisha chiede di esser guardato con semplicità, come semplice (ma preziosa) è la lezione di filosofia impartita alla piccola protagonista, lontana cugina della Sofia di Jostein Gaarder. Ma è 'Tatjana' che regala sorpresa e emozione: bianco e nero sapiente, smargiassate fra uomini, tempi morti, sentimenti non detti, e una colonna sonora che mixa i Renegades e la Patetica di Cajkovskij. Non siamo di quelli che delirano per Kaurismaki, ma stavolta la sua Finlandia di frontiera popolata di bambinoni scorbutici e catatonici, codardi e brutali, colpisce al cuore." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 maggio 1995)

"Autore completo - nel senso che è produttore, regista, sceneggiatore e persino montatore dei suoi film - Aki Kaurismaki ha un segno personale e inconfondibile: per cui alla domanda com'è 'Tatjana', si può semplicemente rispondere 'E' un Kaurismaki'. Divertente e laconico, amaro e poetico, mentre svaria sul tema della disperazione di vivere nel grande Nord europeo. Qui siamo negli Anni Sessanta e tutto comincia quando il sarto Valdo (Mato Valtonen, uno dei Leningrad Cowboys) ribellandosi alla madre repressiva la rinchiude nello sgabuzzino e se ne parte per un viaggio liberatorio con l'amico Reino, meccanico e rockettaro." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 12 maggio 1995)
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