Tartaruga ti amerò

TURTLE DIARY

In una modesta pensione londinese alcune persone non sposate di ambo i sessi vivono la loro malinconica vita, fatta di uscite e rientri frettolosi quando non anche di bizze e ripicche. Ma William Show è un tipo di buona indole, lavora in una biblioteca circolante e si diletta di visitare spesso l'acquario cittadino per estasiarsi davanti alle testuggini di mare. E' là che egli incontra una scrittrice di successo - Neaera Duncan - nubile e cliente della biblioteca, anche lei affascinata dalle tartarughe, che un trentennio di cattività sembra aver reso ancora più pigre. Una schietta amicizia si crea così tra i due, uniti da un'idea, quella di ridare la libertà alle tartarughe. Con la totale complicità di un guardiano, il progetto poco a poco si concretizza: William riesce a fabbricare tre enormi casse, noleggia un automezzo (cose mai fatte in vita sua) ed è ormai pronto per l'impresa. Anche se, nel frattempo, ha un "flirt" con la commessa sua collega (un po' gelosa di Neaera), egli non demorde: deve partire con Neaera. Una sera i due partiranno davvero verso una spiaggia del Devon e rimetteranno in mare le tre prigioniere, restituendo loro quella libertà di vivere nell'Oceano, a loro negata dagli uomini. Al ritorno Neaera trova un compagno nel guardiano. Ma né lui, né la scrittrice dimenticheranno mai quella insolita avventura, che ha cementato un'altrettanto insolita amicizia.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: ALLEGORICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Tratto da: DAL ROMANZO DI RUSSEL HOBAN
  • Produzione: UNITED BRITISH ARTISTS
  • Distribuzione: ARTISTI ASSOCIATI (1986) - TWENTIETH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

CRITICA

"Dietro questa storiella con una sceneggiatura superba condita di angoscia, puro humour britannico, profonda introspezione, il film ci parla del vivere insieme e della tendenza all'isolamento, del sesso che spesso non va di pari passo con le affinità elettive e con il più disinteressato amore umano, dell'ecologia in cui con cognizione di causa e senza egoismo dovremmo ogni giorno essere immersi per un confronto tra la natura e noi stessi. Film tutto di testa, con qualche caduta di ritmo e di gusto nella regia di John Irvin non sempre all'altezza del copione (di lui si ricorda 'Storie di fantasmi'), 'Tartaruga ti amerò' è anche una splendida prova di recitazione intimista e malinconica, tenuta tutta sul filo dei primi piani, dei silenzi, dei dialoghi che volutamente dicono con le parole meno di quanto rivelino i gesti, i segreti pensieri, le pause. Ogni gesto del film nasconde una eco che spiega i comportamenti dei protagonisti e il loro bisogno di sentirsi vivi mentre la quasi totale assenza di musica accentua la tensione intellettuale del racconto." ('Il Corriere della Sera')

"A parte questi pregi il film di Irvin merita apprezzamenti per la cura nei personaggi e nell'ambientazione: si veda, ad esempio, la galleria di tipi che sono ospiti della pensione ove vive William, si veda il persistente simbolismo, nel quale il regista sembra accomunare l'esistenza delle tartarughe, prigioniere nell'acquarium dello zoo e quella dei protagonisti del film, schiavi di abitudini, di modelli di comportamento, di ambizioni sbagliate. In un ritratto di british way of life tra i più felici ed azzeccati degli ultimi anni. A dimostrazione della vitalità e della profondità di analisi del nuovo cinema inglese che sembra ripercorrere le vie di un tempo, quelle del free-cinema degli anni Sessanta. Anche se qui, invece della rabbia, del ritmo, dell'acre e sferzante spirito di quegli anni giovanili, è subentrata la pensosa e malinconica crisi di solitudine della mezza età. Crisi dalla quale sembra però aggiungere il regista Irvin - si può uscire con un po' di coraggio e di fantasia, unici ingredienti per combattere e vincere la stanca routine quotidiana." ('Il Tempo', 15 Agosto 1986)

"Se il nucleo del racconto è ovviamente la preparazione e la realizzazione del colpo, sulle verdi strade dell'Inghilterra del Sud, che Irvin interpreta a tratti anche in chiave thriller, e però nelle pieghe delle vite dei tre, nelle loro ansie e solitudini, in quelle storie d'amore eppure di così labile apparenza, che stanno le cose migliori del film. E soprattutto lì si vede la mano di Pinter, che arricchisce la favola edificante di piccole notazioni anche cattive, come il suicidio della pensionante o la rissa fra Kingsley e il suo scorbutico coinquilino. Pause accorte di recitazione sottolineano i vuoti esistenziali di una scrittrice in crisi d'ispirazione e di un impiegato di libreria con un grande avvenire alle spalle. L'impresa delle tartarughe ridarà equilibrio alle loro esistenze: e se non scatta l'amore, è la conferma che siamo sempre una spanna sopra la banalità del lieto fine. Anche ecologico." (Gabriele Porro, 'Il Giorno', 8 Luglio 1987)
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