Tarda estate

ITALIA - 2010
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Tarda estate
Kenji, un giornalista giapponese di sessant'anni che vive in Italia da molto tempo, riceve l'incarico di un reportage sul suo paese, da cui manca ormai da trent'anni. Arrivato a Tokyo l'uomo, che nel frattempo scopre anche di essere gravemente malato, si reca in visita dalla vecchia madre, rievoca la triste storia di Noriko, la donna che amava e che lo ha aspettato invano fino alla morte e poi, a Kyoto, incontra la nipote sedicenne Yuki con cui intraprenderà un viaggio verso il mare...
  • Altri titoli:
    Late Summer
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD
  • Produzione: GIANLUCA ARCOPINTO, MARCO DE ANGELIS, ANTONIO DI TRAPANI, EMANUELE NESPECA PER LA FABBRICHETTA E DIPARTIMENTO COMUNICAZIONE E SPETTACOLO-UNIVERSITÀ ROMA TRE

RECENSIONE

di Sacha Porrovecchio

In un osservatorio astronomico vengono proiettate le immagini delle stelle Vega e Altair. Una voce fuori campo narra intanto la leggenda di una coppia di amanti condannati a vivere separati ai lati opposti della Via Lattea. Solo una volta l’anno, la settima sera della settima luna, possono incontrarsi in cielo. Kenji è un giornalista giapponese che vive a Roma da molto tempo; da alcune analisi scopre di essere malato mentre il redattore del giornale gli affida un reportage sul Giappone. Giunto a Tokyo, inizia a rievocare la triste storia di Noriko, la ragazza un tempo amata che ha aspettato il suo ritorno fino alla morte.
E’ stato presentato, nella sezione Controcampo italiano nell’ambito della 67 esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film Tarda estate di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani.
Opera dall’impeccabile fotografia, dalla malinconica e rasserenante luce dorata dei pomeriggi romani agli splendori preautunnali dei templi-giardino scintoisti di Kyoto, fino alla futuribile freddezza di Tokyo, il film vorrebbe probabilmente essere un tributo all’intero spettro del pensiero filosofico ed esistenziale del Sol Levante e al suo corpus mitologico e religioso. Il tutto, però, compendiato in una lenta ed implacabile sequenza di brevi ed intellettualistici dialoghi (in rari passaggi di indubbia fascinazione) alternati ad altrettanti insondabili silenzi, raggiungendo il risultato di rendere la visione particolarmente defatigante ancorché piacevole per l’occhio. Peccato: un eccessivo ed elucubrante manierismo ha fagocitato un soggetto non originalissimo ma che avrebbe potuto trasmettere molto di più.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 67. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2010) NELLA SEZIONE 'CONTROCAMPO ITALIANO'.
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