Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street

Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street

USA - 2007
Il barbiere Sweeney Todd, ingiustamente accusato di crimini che non ha commesso, viene arrestato. Uscito di prigione, però, si trasforma in un uomo diverso. Sua moglie e sua figlia hanno sofferto molto della situazione e anche lui ha dovuto subire violenze ingiustificate. Per le strade di Londra, ora c'è un nuovo serial killer armato di rasoio...

CAST

NOTE

- CHRISTOPHER LEE ERA STATO ANNUNCIATO PER IL RUOLO DEL GENTILUOMO FANTASMA, POI ELIMINATO DALLA SCENEGGIATURA DEFINITIVA.

- GOLDEN GLOBE 2008 PER MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICALE E MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA. ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR REGIA E ATTRICE PROTAGONISTA.

- OSCAR 2008 PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA. ERA CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA E COSTUMI.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO E PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA.

CRITICA

"Se dopo la visione di 'Sweeney Todd', la vostra notte sarà popolata d'incubi, non rimproverateci di non avervi avvisati. Basato su un fatto di cronaca del primo Ottocento il film è un'opera in nero e rosso; un delirio gotico popolato di fantasmi, una fiaba atroce più di 'Hansel e Gretel', incubo della nostra infanzia; un teatro della crudeltà claustrofobico che lascia tracce sanguinanti nella memoria a medio termine dello spettatore. Burton accentua il senso di chiuso moltiplicando i primi piani, con l'effetto di rendere più incombente l'atmosfera scena dopo scena. Decolora l'immagine come se osservarla fosse il cupo occhio di Todd, con l'effetto di esaltare il rosso-emoglobina, che invade gradualmente lo schermo. Merito anche delle straordinarie scenografie di Dante Ferretti, della fotografia funerea di Dariusz Wolski, delle canzoni di Stephen Sondheim, Tim dilata a proporzioni mai toccate il suo personalissimo senso del 'creepy', quella capacità di instillare nelle immagini qualcosa che fa accapponare la pelle."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 febbraio 2008)

"Burton rispecchia l'origine teatrale e chiude i numeri canori, non doppiati, come sul palco. Dove il furioso Depp con ciuffo bianco, la Bonham Carter che sembra la 'Sposa cadavere', Alan Rickman, Spall e Sacha Baron Cohen ci offrono compiaciuti disgusti con stile. Burton esalta gli amanti diabolici nella loro piccola bottega degli orrori, la filiera gola-salsiccia, e regala un magnifico presagio di vita di coppia da sit com in un fluire visionario stilizzato con fondali e figure quasi disegnati, sentimenti da fiabe crudeli. Un inno efferato in cui Burton ha sostituito il cioccolato col sangue. E nessuno sogna, solo incubi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 22 febbraio 2008)

"Man mano che il film si addentra nella sua dimensione più folle e grandguignolesca, è chiaro che quello che interessa a Burton sono proprio questi (pseudo) amanti diabolici. Lui accecato dalla vendetta, lei dalla passione. Sono di Bonham Carter i due dei numeri più irresistibili del film, il valzer cannibalistico 'A Little Priest' e 'By the Sea', in cui sogna per sé e il demoniaco barbiere l'esistenza di una 'coppietta qualsiasi'." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 22 febbraio 2008)

"I contorni della poetica di Tim Burton sono delimitati dall'horror, dall'umorismo e da una leggera patina di tenerezza che investe, oltre ai due innamorati, perfino il barbiere maledetto, il quale nella sua bottega taglia la testa ai clienti, e la perfida Nellie ne tritura i corpi preparando focacce che fanno impazzire mezza Londra. Quello che viene raccontato nel film non è riassumibile, non è adatto ad anime candite o a spettatori che da tempo non vanno al cinema. Nel finale, per fortuna, un trovatello fa pagare il fio al diabolico barbiere. Ma, bisogna riconoscerlo, tutto è reso da una scrittura di incredibile creatività. Tutto vi è amalgamato: le parole e i versi delle canzoni, una Londra ottocentesca e una nevrosi assoluta, i continui colpi di scena. E tutto tende a un 'segno' moderno, come inatteso, sempre sorprendente. Tim Burton dice che il cinema è una forma dispendiosa di psicoterapia. Analizza sogni che, talvolta, assomigliano a incubi. Saprà mai liberarsene il geniale regista?" (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 22 febbraio 2008)

"Nonostante la forma-musical, il film è una tetra metafora del capitalismo come cannibalismo, una versione cantata della 'Modesta proposta' di Jonathan Swift. Le musiche non sono memorabili, non uscirete canticchiando una canzone ma sarete sommersi da un flusso sinfonico qua e là ripetitivo. Depp è bravo ma Helena Bonham-Carter e Alan Rickman gli rubano la scena, mentre Sacha Baron Cohen si esibisce in un cameo grottesco ed efficace." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 22 febbraio 2008)

"E adesso? Credevamo di sapere tutto di Tim Burton, e lui ci serve un film fastoso e indigeribile, geniale e stucchevole, disperato e feroce. Altro che scheletri buffi e fabbriche di cioccolata. Questo è un prodigio di virtuosismo e cattivo gusto che ribalta l'Edward mani-di-forbice di Johnny Depp nel suo opposto. Non un malinconico mutante impossibilitato ad amare, ma un barbiere assetato di vendetta che taglia gole, non barbe. E ne taglia un sacco, mentre il sangue sgorga, zampilla, si spande a fontana. Non è nemmeno farina del suo sacco, perché stavolta Burton porta sullo schermo il musical macabro scritto da Stephen Sondheim nel 1979. Ma Sweeney Todd non è un lavoro su commissione o un esercizio di stile. È un film-cannibale che frantuma e trangugia tutto ciò di cui ha bisogno per farne qualcosa di nuovo. Come certa arte macabra oggi di moda (vedi la collezione Saatchi), anche se Burton ci mette l'impudenza del bambino che ha trovato un compagno di giochi più scatenato di lui. (...) Ma il bello, per così dire, è che anche donne e bambini, solitamente portatori di speranza, affondano nei liquami di questa Londra miserabile dove i ricchi spadroneggiano e i poveri sfornano pasticci di carne umana. Impossibile non ammirare l'irrecuperabile
'Sweeney Todd'. Ma anche amarlo davvero non è facile." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 febbraio 2008)

"L'incipit dell'ultimo film di Tim Burton è un perfetto compendio dell'intero film-musical 'Sweeney Todd'. E subito il tocco del maestro del lato oscuro delle favole è deciso e netto come e più che nei favori precedenti. Tim Burton si impossessa di una leggenda anglosassone forse ispirata ad una lontanissima realtà che racconta di un barbiere che assassinò 160 clienti nella Londra del 18mo secolo. Nessuno oggi sa se quel barbiere sia mai esistito veramente. Certo è che la sua storia è sulle scene inglesi già da fine Ottocento, diventata poi musical nel 1979 per mano del compositore Stephen Sondheim e dello scrittore Hugh Wheleer. Sulla scena di Broadway, nei panni del barbiere e della sua amica pasticcera, Len Cariou e Angela Landsbury. Ma nelle mani di Burton, lo strano musical dalle tinte horror che aveva avvinto un costante pubblico di assetati di sangue si trasforma nella tragedia d'amore di un serial killer dall'anima sofferente. (...) Il sangue gronda come pianto dalle gole dei clienti, le lame vibrano come dita nelle mani del barbiere. Tim Burton non perde mai la concentrazione, il lato oscuro e violento della vita nel suo musical diventa frutto di una inconsolabile sofferenza. Nonostante la zeppola, Depp canta roco e digrignante con tutta la forza che ha. E ancora più sorprendente Helena Bonham Carter che di 'Mrs Lovett' fa un profilo ricchissimo di sfumature. I duetti cantati tra i due sono da storia del musical. Le scenografie sono di Dante Ferretti. Il risultato è sorprendente e, tra una gola tagliata e un'altra, persino ci si commuove." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 22 febbraio 2008)

"Composizione da virtuoso, almeno una canzone da ricordare, velocità e finale con crescendo di horror estremo, stilizzato nel sangue denso, rosso che sporca le inquadrature. Un mondo senza sbocco e, bizzarramente bello quanto ripetitivo, un po' noioso. Nella grandiosità del cinema di Burton, per la prima volta, un dubbio." (Piera Detassis, 'Panorama', 28 febbraio 2008)

"Grande film recitato magnificamente, vibrante di tragicità, passione, dolore, con un'autenticità da maledizione esistenziale: maturo, sincero, bellissimo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 febbraio 2008)
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