Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street

Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street

USA - 2007
Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street
Il barbiere Sweeney Todd, ingiustamente accusato di crimini che non ha commesso, viene arrestato. Uscito di prigione, però, si trasforma in un uomo diverso. Sua moglie e sua figlia hanno sofferto molto della situazione e anche lui ha dovuto subire violenze ingiustificate. Per le strade di Londra, ora c'è un nuovo serial killer armato di rasoio...
  • Altri titoli:
    Sweeney Todd
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: MUSICALE, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL, PANAVISION PANAFLEX PLATINUM, 35 MM (KODAK VISION2 200T 5217, VISION2 500T 5218) (1:1.85)
  • Tratto da: testo teatrale di Christopher Bond, ispirato a un racconto giallo vittoriano e musical "Sweeney Todd: The Demon Barber Of Fleet Street" di Stephen Sondheim con testo di Hugh Wheeler
  • Produzione: DREAMWORKS SKG, MACDONALD/PARKES PRODUCTIONS, WARNER BROS. PICTURES, THE ZANUCK COMPANY
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA (2008), DVD E BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO
  • Vietato 14
  • Data uscita 22 Febbraio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Enrico Magrelli
Sweeney Todd compare, già prima che nascesse il cinema, nello stato di famiglia in cui Beetlejuice, Ed Wood, Jack Skeleton ed Edward mani di forbice (solo per citare alcuni parenti vicini e lontani) sono saldamente aggrappati ad uno dei rami della stupefacente genealogia immaginata da Tim Burton. Creature infelici, disperate, angosciate, reiette che avrebbero solo bisogno di essere amate. Figlie di nessuno o figlie delle nostre perplessità, delle nostre false certezze identitarie e delle nostre crisi di panico. La Londra sudicia, stracciona, cupa, minacciosa del XIX secolo è la culla calda, confortevole, infetta e maleodorante di una storia ossessionata da un amore perduto e dalla frenesia di una vendetta consumata sul filo di un rasoio affilatissimo. Una storia così estrema da debordare nell'aldilà del cinema visionario. Un cinema che coniuga con i volti pallidissimi, spettrali, eccentrici di Johnny Depp e Helena Bonham Carter, il musical e l'horror, il melodramma e lo splatter, l'invenzione figurativa (alcune scene in "esterni" sono da file antologico del cinema del futuro) e la performance da palcoscenico di Broadway (notevole il lavoro da set dello scenografo Dante Ferretti), il cannibalismo e lo strazio sentimentale, la "blood opera" e la favola nerissima. Il film di Burton è l'adattamento del musical del 1979 di Stephen Sondheim e Hugh Wheeler, ma la vicenda di Sweeney Todd, secondo alcune fonti il personaggio è realmente esistito e si sarebbe macchiato di 160 omicidi, appare la prima volta nel 1846 in The String of Pearls: a Romance. Il protagonista (uno stralunato e feroce Depp), condannato ingiustamente a 15 anni di prigione, rientra a Londra e riapre la sua vecchia bottega di barbiere situato sopra un negozio di torte farcite impastate e infornate dalla fedele e protettiva Nellie Lovett (Bonham Carter). Todd, il cui vero nome è Barker, vuole vendicarsi del giudice Turpin (Alan Rickman) e del laido Beadle (un superbo Timothy Spall) che hanno tramato contro di lui per sottrargli la moglie, Lucy (Laura Michelle Kelly) e la figlia Johanna. Il primo a sedersi sulla poltrona fatale e ad offrire il suo collo alle cure taglienti e definitive di Sweeney Todd è Pirelli (Sacha Baron Cohen), un collega italiano che ha l'imprudente tentazione di rivelare la vera identità del protagonista. Per liberarsi del corpo la "strega" Nellie ha una macabra trovata imprenditoriale per rilanciare la sua attività in declino. La prima gola squarciata mette in moto un balletto macabro, una sarabanda di rasoiate e di fontanelle vermiglie, di rustici iperproteici e di clienti sazi o sgozzati, una vertiginosa e implacabile discesa nella follia, tra canzoni d'amore e di abbrutimento. Tim Burton non cerca - e questo è un pregio del film - di "aprire" e dare aria alla struttura del musical. Una pratica diffusa quando si portano sullo schermo testi e partiture scritte e allestite pensando alle geometrie teatrali del palcoscenico, della platea e dei palchetti. L'incubo di Fleet Street è condensato, claustrofobico, raggrumato come il sangue delle vittime del rasoio. L'angoscia irredimibile di Sweeney Todd si trasmette a chi guarda. Musical e fantasy tragica si sposano in un impasto da torta di Halloween che graffia la bocca, toglie il respiro, raschia gli occhi.

NOTE

- CHRISTOPHER LEE ERA STATO ANNUNCIATO PER IL RUOLO DEL GENTILUOMO FANTASMA, POI ELIMINATO DALLA SCENEGGIATURA DEFINITIVA.

- GOLDEN GLOBE 2008 PER MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICALE E MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA. ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR REGIA E ATTRICE PROTAGONISTA.

- OSCAR 2008 PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA. ERA CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA E COSTUMI.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO E PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA.

CRITICA

"Se dopo la visione di 'Sweeney Todd', la vostra notte sarà popolata d'incubi, non rimproverateci di non avervi avvisati. Basato su un fatto di cronaca del primo Ottocento il film è un'opera in nero e rosso; un delirio gotico popolato di fantasmi, una fiaba atroce più di 'Hansel e Gretel', incubo della nostra infanzia; un teatro della crudeltà claustrofobico che lascia tracce sanguinanti nella memoria a medio termine dello spettatore. Burton accentua il senso di chiuso moltiplicando i primi piani, con l'effetto di rendere più incombente l'atmosfera scena dopo scena. Decolora l'immagine come se osservarla fosse il cupo occhio di Todd, con l'effetto di esaltare il rosso-emoglobina, che invade gradualmente lo schermo. Merito anche delle straordinarie scenografie di Dante Ferretti, della fotografia funerea di Dariusz Wolski, delle canzoni di Stephen Sondheim, Tim dilata a proporzioni mai toccate il suo personalissimo senso del 'creepy', quella capacità di instillare nelle immagini qualcosa che fa accapponare la pelle."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 febbraio 2008)

"Burton rispecchia l'origine teatrale e chiude i numeri canori, non doppiati, come sul palco. Dove il furioso Depp con ciuffo bianco, la Bonham Carter che sembra la 'Sposa cadavere', Alan Rickman, Spall e Sacha Baron Cohen ci offrono compiaciuti disgusti con stile. Burton esalta gli amanti diabolici nella loro piccola bottega degli orrori, la filiera gola-salsiccia, e regala un magnifico presagio di vita di coppia da sit com in un fluire visionario stilizzato con fondali e figure quasi disegnati, sentimenti da fiabe crudeli. Un inno efferato in cui Burton ha sostituito il cioccolato col sangue. E nessuno sogna, solo incubi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 22 febbraio 2008)

"Man mano che il film si addentra nella sua dimensione più folle e grandguignolesca, è chiaro che quello che interessa a Burton sono proprio questi (pseudo) amanti diabolici. Lui accecato dalla vendetta, lei dalla passione. Sono di Bonham Carter i due dei numeri più irresistibili del film, il valzer cannibalistico 'A Little Priest' e 'By the Sea', in cui sogna per sé e il demoniaco barbiere l'esistenza di una 'coppietta qualsiasi'." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 22 febbraio 2008)

"I contorni della poetica di Tim Burton sono delimitati dall'horror, dall'umorismo e da una leggera patina di tenerezza che investe, oltre ai due innamorati, perfino il barbiere maledetto, il quale nella sua bottega taglia la testa ai clienti, e la perfida Nellie ne tritura i corpi preparando focacce che fanno impazzire mezza Londra. Quello che viene raccontato nel film non è riassumibile, non è adatto ad anime candite o a spettatori che da tempo non vanno al cinema. Nel finale, per fortuna, un trovatello fa pagare il fio al diabolico barbiere. Ma, bisogna riconoscerlo, tutto è reso da una scrittura di incredibile creatività. Tutto vi è amalgamato: le parole e i versi delle canzoni, una Londra ottocentesca e una nevrosi assoluta, i continui colpi di scena. E tutto tende a un 'segno' moderno, come inatteso, sempre sorprendente. Tim Burton dice che il cinema è una forma dispendiosa di psicoterapia. Analizza sogni che, talvolta, assomigliano a incubi. Saprà mai liberarsene il geniale regista?" (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 22 febbraio 2008)

"Nonostante la forma-musical, il film è una tetra metafora del capitalismo come cannibalismo, una versione cantata della 'Modesta proposta' di Jonathan Swift. Le musiche non sono memorabili, non uscirete canticchiando una canzone ma sarete sommersi da un flusso sinfonico qua e là ripetitivo. Depp è bravo ma Helena Bonham-Carter e Alan Rickman gli rubano la scena, mentre Sacha Baron Cohen si esibisce in un cameo grottesco ed efficace." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 22 febbraio 2008)

"E adesso? Credevamo di sapere tutto di Tim Burton, e lui ci serve un film fastoso e indigeribile, geniale e stucchevole, disperato e feroce. Altro che scheletri buffi e fabbriche di cioccolata. Questo è un prodigio di virtuosismo e cattivo gusto che ribalta l'Edward mani-di-forbice di Johnny Depp nel suo opposto. Non un malinconico mutante impossibilitato ad amare, ma un barbiere assetato di vendetta che taglia gole, non barbe. E ne taglia un sacco, mentre il sangue sgorga, zampilla, si spande a fontana. Non è nemmeno farina del suo sacco, perché stavolta Burton porta sullo schermo il musical macabro scritto da Stephen Sondheim nel 1979. Ma Sweeney Todd non è un lavoro su commissione o un esercizio di stile. È un film-cannibale che frantuma e trangugia tutto ciò di cui ha bisogno per farne qualcosa di nuovo. Come certa arte macabra oggi di moda (vedi la collezione Saatchi), anche se Burton ci mette l'impudenza del bambino che ha trovato un compagno di giochi più scatenato di lui. (...) Ma il bello, per così dire, è che anche donne e bambini, solitamente portatori di speranza, affondano nei liquami di questa Londra miserabile dove i ricchi spadroneggiano e i poveri sfornano pasticci di carne umana. Impossibile non ammirare l'irrecuperabile
'Sweeney Todd'. Ma anche amarlo davvero non è facile." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 febbraio 2008)

"L'incipit dell'ultimo film di Tim Burton è un perfetto compendio dell'intero film-musical 'Sweeney Todd'. E subito il tocco del maestro del lato oscuro delle favole è deciso e netto come e più che nei favori precedenti. Tim Burton si impossessa di una leggenda anglosassone forse ispirata ad una lontanissima realtà che racconta di un barbiere che assassinò 160 clienti nella Londra del 18mo secolo. Nessuno oggi sa se quel barbiere sia mai esistito veramente. Certo è che la sua storia è sulle scene inglesi già da fine Ottocento, diventata poi musical nel 1979 per mano del compositore Stephen Sondheim e dello scrittore Hugh Wheleer. Sulla scena di Broadway, nei panni del barbiere e della sua amica pasticcera, Len Cariou e Angela Landsbury. Ma nelle mani di Burton, lo strano musical dalle tinte horror che aveva avvinto un costante pubblico di assetati di sangue si trasforma nella tragedia d'amore di un serial killer dall'anima sofferente. (...) Il sangue gronda come pianto dalle gole dei clienti, le lame vibrano come dita nelle mani del barbiere. Tim Burton non perde mai la concentrazione, il lato oscuro e violento della vita nel suo musical diventa frutto di una inconsolabile sofferenza. Nonostante la zeppola, Depp canta roco e digrignante con tutta la forza che ha. E ancora più sorprendente Helena Bonham Carter che di 'Mrs Lovett' fa un profilo ricchissimo di sfumature. I duetti cantati tra i due sono da storia del musical. Le scenografie sono di Dante Ferretti. Il risultato è sorprendente e, tra una gola tagliata e un'altra, persino ci si commuove." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 22 febbraio 2008)

"Composizione da virtuoso, almeno una canzone da ricordare, velocità e finale con crescendo di horror estremo, stilizzato nel sangue denso, rosso che sporca le inquadrature. Un mondo senza sbocco e, bizzarramente bello quanto ripetitivo, un po' noioso. Nella grandiosità del cinema di Burton, per la prima volta, un dubbio." (Piera Detassis, 'Panorama', 28 febbraio 2008)

"Grande film recitato magnificamente, vibrante di tragicità, passione, dolore, con un'autenticità da maledizione esistenziale: maturo, sincero, bellissimo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 febbraio 2008)
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