Sundown

MESSICO, FRANCIA, SVEZIA - 2021
3,5/5
Sundown
Alice e Neil Bennett, con i figli Colin e Alexa, sono una famiglia britannica benestante in vacanza ad Acapulco. Quando un'emergenza arrivata da lontano interrompe il loro viaggio, l'equilibrio familiare inizia a vacillare portando alla luce tensioni inaspettate...
  • Durata: 83'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 4K (1:2.40)
  • Produzione: MICHEL FRANCO, ERÉNDIRA NÚÑEZ LARIOS, CRISTINA VELASCO PER TEOREMA IN COPRODUZIONE CON LUXBOX, COMMON GROUND PICTURES, FILM I VÄST
  • Distribuzione: EUROPICTURES (2022)
  • Data uscita 14 Aprile 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Dopo Nuevo orden, Leone d’Argento nel 2020, il messicano Michel Franco torna in Concorso a Venezia, e con Sundown radicalizza e insieme semplifica la propria poetica darwiniana, biologica più che nichilista. Tra conflitto sociale e sopravvivenza individuale, in soli 83 minuti assesta una controllata e letale rasoiata al senso comune, ovvero all’ipocrisia diffusa, al volemose bene inane, che non potrà non soddisfare gli estimatori di Marco Ferreri e, ancor più, di Michel Houellebecq.

I milionari inglesi Neil (Tim Roth) e Alice (Charlotte Gainsbourg) Bennett stanno trascorrendo una lussuosa vacanza ad Acapulco con i giovani Colin e Alexa, finché un lutto non li costringe a un brusco cambiamento. Premesse e promesse verranno brutalmente disattese, Neil stravolgerà lo status quo, richiamando violenza, straniamento e escatologia molecolare sotto il sole aggressivo e indifferente della località balneare messicana.

Sciatto con pinocchietti e birkenstok, elementare se non meschino nelle intenzioni, Tim Roth è il profeta no future di Franco, che procede spedito e meccanico verso il grado zero dell’esistenza umana: il viaggio al termine della vita non è che un’ultima birra, un’ultima scopata, un ultimo tuffo, un ultimo raggio di sole.

È un film piccolo e letale, un proiettile che miete vittime collaterali, e che nondimeno potrebbe essere derubricato a divertissement labile e crudele, cosa che non è: Sundown è abitato – e forse istruito – da un rettile che si concede l’ultimo sole, e se ne frega di tutto e tutti, senza boria, di necessità, con risultanze entomologiche.

Il sesso non ha prezzo ma nemmeno avvenire, la prostituzione minorile balugina, la bestialità delle carceri azzanna, eppure Franco non si ferma, riesuma maiali da allevamento e ne fa incubo canceroso fino alla fine. Nessuna apocalisse, nessuna fuga, nessuna famiglia, nessuno status, solo ineluttabilità: un destino minerale.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021).

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI EFICINE PRODUCCIÓN.

- PRODUTTORI ESECUTIVI: TIM ROTH, LORENZO VIGAS.

CRITICA

"Bisogna osservare il silenzioso, catatonico Tim Roth, mettersi nei suoi panni senza giudicarlo, avverte il messicano Michel Franco autore di 'Sundown', film che sovverte l' ordine costituito della logica offrendo improvvisi assaggi violenza. (...) la storia non è prevedibile e andrebbe letta al contrario per poi comprenderla. Succede di tutto, colpi narrativi sparati all' impazzata, morti violente, patrimonio in fumo (tradimento di classe), ma l'uomo guarda il mare indifferente, è proprio uno «straniero» alla Camus. Si saprà perché alla fine, l'autore aggiunge solo pochi tocchi surreali (un pesce morente, suini trucidati), simboli che non intaccano il passivo realismo con cui il film osserva al microscopio uomini e cose, senza pagare con carta di credito morale. Roth è perfetta vittima di una crisi esistenziale o chissà, perde gli optional da zio e vede la tragica sorella Charlotte Gainsbourg con filosofico distacco, avulso da interessi di ogni tipo. È la domanda del film: e se domani si tagliassero i fili col mondo e restassero solo gli istinti primordiali? Ma c'è un segreto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 aprile 2022)
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