Stringimi Forte

Serre-moi fort

FRANCIA - 2021
4,5/5
Stringimi Forte
Una mattina, Clarisse, moglie e madre di due bambini, prepara il bagaglio, entra nella sua auto e parte, abbandonando la casa dove vive con la sua famiglia. Fra flashback e flashforward, prospettive e ricordi, lentamente emerge una storia diversa..
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: la pièce "Je reviens de Loin" di Claudine Galea
  • Produzione: LAETITIA GONZALEZ, YAËL FOGIEL, FELIX VON BOEHM PER LES FILMS DU POISSON, IN COPRODUZIONE CON GAUMONT, ARTE FRANCE CINÉMA, LUPA FILM
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED (2022)
  • Data uscita 27 Gennaio 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Il miglior film del concorso di Cannes 2021 non era in concorso: Serre-moi fort di Mathieu Amalric è stato inopinatamente relegato nella neonata sezione Cannes Premiere. Avrebbe meritato la competizione perché la sesta prova dietro la macchina da presa dell’attore (Lo scafandro e la farfalla, Quantum of Solace e tanto cinema di qualità transalpino) è uno dei più ambiziosi, autoriali e dolenti film dell’anno. Insomma, qualcosa di molto vicino al grande estinto della Settima Arte ultima scorsa: il capolavoro.

È un’opera invero un po’ heideggeriana (Gelassenheit), sull’elaborazione del lutto quale “abbandono di/abbandono a” con Vicky Krieps (l’eccellente interprete lussemburghese scoperta da Il filo nascosto) che porta la croce e, insieme, ci delizia della sua apparente follia, ovvero del suo indicibile strazio, con la terragnità dolce, il pragmatismo lieve di cui è capace.

Non è film di cui si possa, si debba dire molto della trama. Libero adattamento della commedia Je reviens de loin di Claudine Galea, vanta la più bella linea di dialogo dell’anno, “Hai rotto mamma. Hai buttato via mamma”, che il di lei figlio rivolge al padre. Perché la madre, Clarisse (Krieps), se n’è andata, da casa, all’alba, gettando un ultimo sguardo sui bambini e il marito (Arieh Worthalter) addormentati: non ha scritto un biglietto, ha preferito dirlo, dirsi con una scatola di cereali messa in tavola. “Stai fuggendo?”, le chiede un’amica alla stazione di servizio: il mare, è la risposta.

Analessi, prolessi, incastri e dubbi, tanti dubbi e angosciosi su quel che stiamo vedendo, in ultima analisi su questo: se chi se ne va possa essere ricambiato, e come. Stringimi forte, come da titolo, ché il mondo, il suo e nostro mondo, si sgretola, e il disgelo non è salvezza, ma solo evidenza.

Dopo Tournée, La chambre bleue e Barbara, Amalric firma una fragile, lancinante spavalderia per immagini e suoni, chiedendo a fotografia (Christophe Beaucarne), montaggio (François Gédigier) e pianoforte (gli estimatori di Martha Argerich gradiranno) di seguirlo in un’avventura che dirozza, affina e affila l’elaborazione del lutto per via drammatica. Lo fa cinematograficamente con intenzioni umanissime ed esiti filosofici, prendendoci per mano e scaraventandoci per precipizi ineffabili, nascondigli di senso, epifanie sconvolgenti.

Mari, nevi, banconi del bar, esecuzioni al piano, (auto)erotismi e colazioni in memoriam, Serre-moi fort è una fiaba strappata all’incubo, anzi, il contrario: è un incubo affidato alla fiaba di una principessa in fuga, che beve, non si rassegna e gioca a specchio con la disgrazia. Se sono i migliori i primi ad andarsene, perché non ricambiare?

In anteprima nazionale al neonato festival di Villa Medici (Festival Film Villa Médicis), Serre-moi fort (Hold Me Tight) è prodotto da Les Films du Poisson e da Gaumont, che cura le vendite internazionali: è già inconsulto che non abbia trovato viatico per la Palma a Cannes, giacché è il miglior film francese – almeno – dell’anno, ora che qualcuno ce lo porti in Italia. Chiamate Gaumont, su.

PS: L’appello è stato accolto dalla meritoria Movies Inspired di Stefano Jacono, che ha distribuito il film in sala dal 27 gennaio 2022.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE, RÉGION NOUVELLE AQUITAINE, RÉGION OCCITANIE, DÉPARTEMENT DE LA CHARENTE MARITIME; IN PARTENARIATO CON IL CNC; CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, CINÉ+, BAYERISCHER RUNDFUNK, ARTE; IN ASSOCIAZIONE CON INDÉFILMS 8, CINÉMAGE 14, CINÉCAPITAL 2.

- PRESENTATO NELLA SEZIONE 'CANNES PREMIERE' AL 74. FESTIVAL DI CANNES (2021).

- FILM DELLA CRITICA PER IL SINDACATO NAZIONALE CRITICI CINEMATOGRAFICI ITALIANI - SNCCI.

CRITICA

"Un film doloroso e commovente, dove l'amore, anche arrabbiato, trasuda dai ricordi, dalle attese.(...) risultano del tutto imperscrutabili le strade che il cuore u mano intraprende per resistere a una sofferenza indicibile, che può davvero frantumarci in mille frammenti che vagano impazziti. Fino a quando un nuovo senso non è in grado di ricomporre la mente e i ricordi. Adattato liberamente da una pièce teatrale di Claudine Galéa (Je reviens de loin), con musiche di Chopin, Debussy, Rameau, Ravel, Beethoven, Mozart, Rachmaninov." (Fulvia Degl' Innocenti, 'Famiglia Cristiana', 03 febbraio 2022)

"(...) il regista Amalric, più noto come attore francese di punta, ha trasposto condividendone la delicata sensibilità il testo teatrale Je reviens de loin di Claudine Galéa, un thriller mentale, astratto, tormentoso, un Hitchcock prosciugato ed essiccato con il decisivo contributo delle esecuzioni al pianoforte di brani di Debussy, Mozart, Beethoven e Rameau. Non mancano le tessere più adatte al puzzle onirico e allegorico (eco di voci interiori, sovrapposizione di stagioni, montaggio caleidoscopico) che ha l' ambizione di comporre il ritratto di una donna in pieno caos psicologico che tuttavia riesce a comunicare con la famiglia grazie a una forma di telepatia, una strategia di sopravvivenza autogestita o forse un esperimento di comunicazione ultraterrena." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 04 febbraio 2022)

"Il lavoro sulle immagini, la scelta accurata delle angolazioni, delle prospettive; la prospettiva obliqua, sincopata attraverso cui si guarda alla storia, come salendo, scendendo o interrompendo all'improvviso scale di pianoforte; la messa in scena delle condizioni di luce, di fragili, cadenti abbagli invernali, che sono sempre condizioni di cinema, la carne tremula del cinema: ecco, 'Stringimi forte' di Mathieu Amalric (..) è questa rapsodia di luce,l' impressionarsi sempre miracoloso di una luce livida e ancora vivida sulla «pellicola», e la ricostruzione delle ragioni stesse del filmare, cioè dell' immaginare." (Luigi Abiusi, 'Il Manifesto', 5 febbraio 2022)
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