Strade perdute

Lost Highway

USA - 1997
Strade perdute
All'ingresso della propria casa lussuosa ed asettica, il sassofonista Fred Madison scopre per più volte alcune videocassette che ritraggono in sequenza la casa stessa, e poi lui e la moglie Renée mentre dormono. Avvertita, la polizia non riesce a trovare spiegazioni logiche. Una sera, Renée conduce il marito ad una festa organizzata da un certo Andy. Qui Fred conosce un uomo che si fa beffe di lui. Arriva una nuova videocassetta che ritrae Fred accanto al corpo massacrato della moglie. Arrestato per omicidio, Fred in carcere è preda di violenti mal di testa. Una mattina un'improvvisa mutazione lo porta ad assumere il corpo del giovane Pete, meccanico. Viene allora liberato e riprende a lavorare al servizio del boss malavitoso Eddy. La ragazza di quest'ultimo, Alice, seduce Pete e lo convince a progettare e realizzare un colpo, quasi una vendetta, ai danni di Andy, regista di film pornografici, che l'aveva avviata alla prostituzione. Durante il colpo, Andy rimane ucciso, mentre Pete vede una foto dove Eddy è in compagnia di Renée e Alice. Pete e Alice si danno alla fuga in macchina e si fermano al Lost Highway Hotel. In camera, Alice respinge Pete e poi lo abbandona. Pete torna ad essere Fred. La polizia lo bracca, e lui riprende la fuga.
  • Durata: 134'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: DEEPAK NAYAR, TOM STERNBERG, MARY SWEENEY PER OCTOBER FILMS, CIBY 2000, ASYMMETRICAL PRODUCTIONS, LOST HIGHWAY PRODUCTIONS LLC
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE (1998) - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 2001.

- LA ROCKSTAR MARYLIN MANSON APPARE IN UN PICCOLO RUOLO.

CRITICA

"Diabolico Lynch. Quattro anni dopo la catastrofe di 'Twin Peaks - Fuoco cammina con me', il regista più visionario d'America torna con un film ancora più folle, ma stavolta fa centro. 'Strade perdute' è quasi un capolavoro. Purché abbiate voglia di stare al gioco, lasciando a casa logica e raziocinio. Se proprio volete un appiglio verosimile, diciamo che è la storia di un assassino dalla personalità multipla raccontata da due punti di vista, ma è solo un trucchetto. L'essenziale è altrove. Nella maestria millimetrica della messinscena (gesti, luci, tempi, sguardi), nell'ambiguità totale, infernale, del non-racconto (ogni film di Lynch è una discesa all'Inferno), nelle improvvise vampate di humour che curiosamente non scalfiscono ma potenziano l'incubo". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 giugno 1998)

"Il percorso sfortunatissimo dipende dal film. Vedendolo, agli amanti del cinema convenzionale, delle storie che somigliano a compiti scolastici (tema: inizio, svolgimento, fine), delle narrazioni conformiste, capita di chiedersi se David Lynch sia ammattito, se sia fumato, drogato, fuori controllo, se sia andato via di testa. Non è così. 'Strade perdute' è un esempio estremo di quel cinema decostruito, destrutturato, che viola le regole romanzesche, i meccanismi causa-effetto, la logica razionale, tentando invece d'andare in cerca di mistero, di suscitare emozioni e ansia, di moltiplicare analogie ed enigmi. Lynch non è certo il solo in questa ricerca, che ricorda quella intrapresa tana anni fa da Jean-Luc Godard: sono come lui Terry Gilliam, Tsai Ming-liang, altri. Le loro opere possono entusiasmare oppure risultare insopportabili: certo sono le uniche estranee al pensiero commerciale, le uniche a proporsi di creare un cine-linguaggio adeguato al proprio tempo, a voler rispecchiare il caos contemporaneo". (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 18 giugno 1998)
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