Storia di mia moglie

A feleségem története

UNGHERIA, FRANCIA, ITALIA, GERMANIA - 2021
3,5/5
Storia di mia moglie
Anni Venti. Jakob Störr è un instancabile capitano di ventura, dedito al proprio lavoro e rispettato da tutti. Un giorno, mentre si trova in un bar con un amico, scommette con lui di sposare la prima donna che entrerà nella caffetteria. È così che Jacob conosce Lizzy, sua futura moglie. Una semplice scommessa, presa quasi per gioco, cambierà per sempre la vita semplice e disciplinata del capitano Störr. Dai ponti di comando, si ritrova improvvisamente assieme a Lizzy in un bell'appartamento a Parigi, nonostante non sappia molto della sua misteriosa consorte. La nuova vita matrimoniale, però, si dimostra più complessa del previsto. La tranquillità del capitano di mare Störr viene sconvolta dalla ricerca sempre più ossessiva di comprendere una donna sfuggevole, che non si fa dire da nessuno come vivere.
  • Altri titoli:
    The Story of My Wife
    L'histoire de ma femme
  • Durata: 169'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 mm
  • Tratto da: romanzo omonimo di Milán Füst (ed. Adelphi, 2002)
  • Produzione: MAREN ADE, JONAS DORNBACH, PEGGY HALL, JANINE JACKOWSKI, ERNÕ MESTERHÁZY, ANDRÁS MUHI, MÓNIKA MÉCS, PILAR SAAVEDRA PERROTTA, FLAMINIO ZADRA, OLIVIER PÈRE PER INFORG M&M, KOMPLIZEN FILMS, PALOSANTO, IN ASSOCIAZIONE CON PYRAMIDE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: ALTRE STORIE (2022)
  • Data uscita 14 Aprile 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Reduce dall’orso d’Oro a Berlino 2017 con corpo e anima, la brava regista ungherese Ildikó Enyedi approda in Concorso a Cannes 74 con il suo primo film in lingua inglese, adattamento del romanzo (1942) del connazionale Milán Füst: The Story of My Wife.

Sinteticamente, il (melo)dramma esplora negli Anni Venti del secolo scorso con atmosfere mitteleuropee e alla bisogna mediterranee, se non levantine, l’unione tra uno statuario, capace ma friabile capitano di fregata olandese (Gijs Naber) e la sua irresistibile, fascinosa e destabilizzante sposa francese (Léa Seydoux). Tre ore di durata, che potevano essere ridotte senza menomazioni, ricostruzione storica precisa, ricca e sontuosa, l’obiettivo è sulla precarietà del matrimonio, in cui il dolo dell’una o la paranoia dell’altro proietta la silhouette nullafacente ma charmant del terzo incomodo (Louis Garrel): l’ama, non l’ama, e il soggetto chi è?

Febbricitante, quasi morto ma non a Venezia, incistato e ruminante, il registro è più Kammerspiel che mercantile, giacché davvero si naviga a vista: gli occhi del capitano, che si costringe alla vita terrestre, sulla moglie che non sa dominare.

L’ebanisteria è psicologica, le luci soffuse, la verità opaca, l’amore litigarello, comunque bello, la nostalgia del futuro, che Enyedi modella a immagine e somiglianza di un cinema che non è più, ed è ancora.

Produttivamente c’è lo zampino di Rai Cinema, da cui viene un Sergio Rubini francamente eccessivo e dunque distonico e un cammeo di Jasmine Trinca, poeticamente l’apologo, e l’apoteosi masochistica, del sospetto, del dubbio.

Non è un film perfetto, ma sa dissimulare con gusto e sostanza: cinema de papa, fedifrago però. Belle scene da un matrimonio che non s’ha da fare.

NOTE

- CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E PER IL TURISMO, EURIMAGES, REGIONE LAZIO - FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO, DFFF, FILMFÖRDERUNG HAMBURG SCHLESWIG-HOLSTEIN, FILMFÖRDERUNGSANSTALT, MEDIENBOARD BERLIN BRANDENBURG MALTA FILM COMMISSION AND THE GOVERNMENT OF MALTA, CREATIVE EUROPE MEDIA, RTL KLUB, DORJE FILM.

- IL FILM È IN CO-PRODUZIONE CON WDR/ARTE, ARTE FRANCE CINEMA; CON LA PARTECIPAZIONE DI ARTE FRANCE;

- IN CONCORSO AL 74. FESTIVAL DI CANNES (2021).
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