Stop the Pounding Heart

ITALIA, BELGIO, USA - 2013
3/5
Stop the Pounding Heart
Uno sguardo sull'adolescenza, sul rapporto uomo/donna, sulla fede e i valori sociali nell'America del XXI secolo. In particolare vengono seguite le vicende di Sara, figlia degli allevatori di capre Tim e LeeAnne Carlson. La ragazza vive con i genitori e gli undici fratelli e sorelle, secondo rigorosi precetti della Bibbia. Inoltre, come le sue sorelle, Sara è stata educata alla devozione e sottomissione agli uomini di famiglia, con l'obbligo di restare pura fisicamente ed emotivamente fino al matrimonio. Tuttavia, l'incontro con Colby Trichell, un giovane domatore di tori che vive in un villaggio vicino, porterà lentamente Sara ad interrogarsi sui propri valori morali...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD (1:1.85)
  • Produzione: PULPA, ONDAROSSA FILM, POLIANA PRODUCTIONS
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES
  • Data uscita 5 Dicembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Marina Sanna

Fuochi d’artificio. In mezzo al nulla americano un bambino fa su e giù su un cavallo a dondolo vestito a festa con la bandiera americana. Una ragazza bionda, un po’ slavata, accarezza una capretta. E’ una comunità di persone, alcuni sono lì temporaneamente. Altri sparano o cavalcano i tori per la fiera annuale. Sara fa parte di una grande famiglia con tante sorelle. La responsabilità del passaggio all’età adulta incombe su tutte: alcune di loro fanno progetti per il futuro: chi sogna di sposarsi, chi di viaggiare per il mondo. Sara non pensa al matrimonio, vuole rimanere nel Texas, in questa terra brulla e desolata. Grace invece spera di avere almeno due figli. Sara non sa come essere una buona cristiana, la madre le suggerisce di parlare con Dio, perché le spiega: “Siamo solo lavori in corso. E molte tempeste ci attendono nel cammino della vita”. L’italo americano Roberto Minervini al secondo film, dopo il commovente Low Tide in Orizzonti al 69mo festival di Venezia, va ben oltre con Stop the Pounding Heart (misteriosamente selezionato per il fuori concorso del festival di Cannes) e posa lo sguardo sull’America delle periferie. E’ un cinema dell’attesa, in cui succede poco o nulla. Il regista osserva con tenerezza distante queste piccole donne che non hanno nessuna gioia che le aspetta: laggiù si diventa grandi con fede e ragionevolezza. Ma il cuore, come recita il titolo, non può smettere di battere. “Sono molto orgogliosa di te”, dice la mamma a Sara. Che vestita di bianco si aggira in un recinto. Scappa verrebbe da urlare, più in fretta che puoi.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DELLA HOUSTON FILM COMMISSION.

- PROIEZIONE SPECIALE AL 66. FESTIVAL DI CANNES (2013).

- PRESENTATO AL 31. TORINO FILM FESTIVAL (2013) NELLA SEZIONE 'TFFDOC/INTERNAZIONALE.DOC'.

- DAVID DI DONATELLO 2014 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO.

CRITICA

"Ci sono storie personali e professionali che in Italia disconosciamo, anche quando i protagonisti, nostri connazionali, dopo mille traversie riescono ad ottenere un'affermazione sulla scena internazionale. Tra queste storie spicca quella di Roberto Minervini, regista di tre film che hanno fatto il giro del mondo. L'ultimo, 'Stop the Pounding Heart', è andato a Cannes, nella selezione ufficiale, Fuori Concorso. E' un film di rara bellezza, capace di portarci un'esperienza autentica e reale. Terzo di un'ideale trilogia texana, dopo 'The Passage' e 'Low Tide', racconta la storia di una giovane ragazza, Sara, figlia di una numerosissima famiglia presbiteriana di una comunità rurale del Sud degli Stati Uniti votata alla stretta interpretazione dei dettati biblici, e di un ragazzo suo coetaneo, Colby, un dolce e timido bull rider. Personaggi reali in contesti reali, ripresi e raccontati da Minervini con sensibilità e rispetto, alla ricerca di una storia che si compie sotto i suoi e i nostri occhi, senza l'invasività di una scrittura stabilita a priori. Quel che vediamo è il compiersi naturale di un melodramma sudista tra precetti religiosi che castrano lo slancio di una giovane donna e gli imperativi macho a cui deve adeguarsi l'animo di un ragazzo sensibile. (...) Ecco, un novello Jack London con la macchina da presa. Ne sentiremo parlare. Cercate 'Stop the Pounding Heart', distribuito da I Wander un po' qua e un po' là. Da uno così possiamo aspettarci solo un grande cinema." (Dario Zonta, 'L'Unità', 5 dicembre 2013)

"Non ci fosse il nome del regista, sembra un film di Malick. Invece è un espatriato di qualità, Roberto Minervini, che racconta il male d'un cuore adolescente nel Texas dei rodei, delle comunità famiglie che vivono secondo i precetti dell'Antico Testamento. La legge del signore s'incrina di fronte ai turbamenti di Sara: attori presi dalla verità, un panorama esteriore e interiore di grande fascinazione." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 dicembre 2013)

"'The Passage' e 'Low Tide', di Roberto Minervini, erano i primi due film di una trilogia ambientata dal regista marchigiano in una zona rurale poverissima dell'East Texas, entrambi ispirati da e girati con esponenti della comunità locale, personaggi che si reincontrano nelle diverse storie. Il terzo capitolo, qui a Cannes, inserito nel programma fuori concorso, è 'Stop the Pounding Heart'. Il cuore in tumulto del bellissimo titolo si nasconde dietro al riserbo da quadro fiammingo di Sara Carlson, (...) Minervini costruisce i film a partire dai suoi protagonisti, dando loro lievissime indicazione di «trama» e/o circostanze, che poi lascia sviluppare liberamente (...) Dei tre film texani di Minervini, incentrati su persone che ormai conosce da anni, e di cui si è conquistato la fiducia, 'Stop the Pounding Heart' è anche quello che più mette in scena certi temi sociopolitici che, trattandosi di America, rischiano spesso di trasformarsi in cliché. (...) Come nei suoi altri due film, Minervini sfugge al pericolo (per molti una tentazione irresistibile) di presentarci l'ennesimo quadro pittoresco/trash di un'America rurale, povera, ignorante e violenta. La sua empatia e l'eleganza visiva delle sue immagini (visto che si parla di Texas, pensare e un Malick senza la magniloquenza e luce da spot pubblicitario) sono istintive. Ma ogni sua inquadratura è scelta, studiata, secondo una visione (umana) generosa, nitida e complessa. Coprodotto da Usa, Belgio e Italia, girato negli States, montato in Europa (Marie-Hélène Dozo, abituale collaboratrice dei Dardenne), la correzione del colore fatta in Messico, quello di Minervini è un cinema apolide per natura ma completamente estraneo all'internazionalizzazione industriale del cinema indipendente. Una rarità, qui e nella maggior parte dei programmi da festival." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 18 maggio 2013)
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