Stay - Nel labirinto della mente

Stay

USA - 2005
Stay - Nel labirinto della mente
Sam Foster è psichiatra in una prestigiosa università americana. Quando un suo giovane paziente, Henry Letham, gli confida il desiderio di suicidarsi alla vigilia del suo 21mo compleanno, Sam lo sottopone a una terapia durante la quale il ragazzo comincia a fare orribili premonizioni. Le profezie ben presto si avverano e per il dottore inizia una disperata corsa contro il tempo per salvare il ragazzo, se stesso e le persone a lui più care...
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Produzione: NEW REGENCY PICTURES, REGENCY ENTERPRISES
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA (2006)
  • Data uscita 3 Marzo 2006

RECENSIONE

di Luca Pellegrini

Una città obliqua, dai colori surreali, assolutamente indefinibile, se non fosse New York perché ci viene detto. Molte menti oblique, a rincorrersi per strade e palazzi, a trasbordare materiale mnemonico dall’una all’altra per confondersi e sdoppiarsi. Stay porta un perfetto sottotitolo: Nel labirinto della mente. Che è poi il labirinto dell’esistenza, percorso accidentato e spesso accidentale che conduce dritto agli istanti ultimi, decisivi e definitivi. Marc Forster lascia le sponde del “sogno per la vita”, la vicenda di Peter Pan, per addentrarsi nell’inospitale “incubo per la morte”: Sam è uno psichiatra che precipita nella follia, quella che determina le scelte irrazionali e le visioni profetiche del suo paziente, Henry. Il primo è Ewan McGregor, il secondo Ryan Gosling: duettano, si aggrediscono e rincorrono attraverso porte rigorosamente verdi, scale rigorosamente a chiocciola, liquidi che sono metafora di un fluire inesorabile. Non è una visione lineare e facile, perché non ci sono leggi del tempo e dello spazio in questa metropoli astratta e psichedelica. La realtà come esperienza al limite dell’ignoto. Esperienza che porta medico e paziente a sovvertire ogni logica razionale, mentre soltanto al termine si scopre che tra la vita e la morte lo spazio non è davvero quello che sembra o si crede. Teoria bizzarra per un film velleitario.

CRITICA

"Dopo '21 grammi' e 'The Ring', la Watts appare in un altro giallo parapsichico e McGregor ancora fuori parte, con l'aggravante che il regista tedesco Forster da inglese lo manda al lavoro in abito tweed e su una bicicletta - temerario - fra le auto di Manhattan; la Watts sgrana ancora una volta gli occhi azzurri davanti all'inesplicabile." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 febbraio 2006)

"'Stay - Nel labirinto della mente' non si trasforma nell'ennesima corsa contro il tempo per salvare una vita. Perché lo psichiatra viene piano piano risucchiato nel mondo di Henry, un universo che prima appare singolare, poi inquietante, alla fine surreale... O è il contrario? E se fosse invece la vita di Sam ad essere fuori dalla realtà? Che fine ha fatto la psichiatra che lui sostituisce e che, guarda caso, non risponde mai al telefono? E perché la sua fidanzata ha quelle significative cicatrici sulle vene dei polsi? Marc Forster gioca il suo thriller psicanalitico, mescolando realtà e allucinazione, in un'atmosfera super-onirica. Si può obiettare che il film sia pretestuoso, ed è una possibile lettura. Ma è anche vero che 'Stay' può contare su un finale sorprendente, che costringe a ripensare tutto ciò che si è visto prima, e su un Bob Hoskins che interpreta uno dei migliori ciechi della storia del cinema." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 10 marzo 2006)
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