STATI DI ALTERAZIONE PROGRESSIVA

TROUNBLE IN MIND

USA - 1985
STATI DI ALTERAZIONE PROGRESSIVA
Hawk, poliziotto di una fantomatica Rain city, esce di prigione, dopo otto anni di condanna per omicidio. Aiutato con rude solidarietà dai commilitoni, si avventura spaesato per la città, che trova irriconoscibile, ad eccezione del locale di Wanda, alla quale è rimasto legato da forte amicizia, non disgiunta da momenti di passione, e che, pur rimbrottandolo, lo ospita come può. Dalla finestra del misero alloggio Hawk assiste ai litigi di Coop - un delinquente - e Georgia, la sua bella compagna che, madre di un bambino di pochi mesi, lui trascura, lasciandola a una vita stenta nel camper parcheggiato di fronte alla stanza di Hawk. Hawk fa una corte piuttosto goffa a Georgia - che frattanto è stata assunta come inserviente da Wanda - dimostrandole comunque rispetto e interesse. Georgia - legata a Coop nonostante il progressivo precipitare di lui nel vortice di imprese criminali sempre più rischiose - finisce con accettare l'amore di Hawk, mentre Coop, desideroso di redenzione, si arruola nell'esercito della salvezza.
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: CAROLYN PFEIFFER DAVID BLOCKER
  • Distribuzione: CHANGE FILM DISTRIBUZIONE (1988) - MULTIVISION (COLLECTION); LASERDISC: RCS FILMS & TV, PHILIP VIDEO CLASSICS

CRITICA

"Bizzarro film questo 'Trouble in mind', per il quale Rudolph mostra di non credere molto alla storia che racconta (per certi versi imperniata su motivi classici del cinema nero giocato sulla fatalità), bensì al modo di raccontarla esasperando la stilizzazione degli ambienti e sfociando nel barocchismo del finale. Ma anche con un sospetto di freddo manierismo nelle tinte livide di una città, umida e triste, tesa ad accentuare la solitudine, il disincanto, il perenne cercarsi dei personaggi. Gli interpreti sono all'altezza della diversità di caratteri e comportamenti; ma tra un Kris Kristofferson che aggiunge un tocco ironico alla svagata malinconia di Hawk e un Keith Carradine che investe la figura di Coop della giusta sconsideratezza, su tutti si distinguono una dolcissima Geneviève Bujold (l'ospitale e comprensiva Wanda) e il travestito Divine che, nell'unico ruolo maschile della sua carriera stroncata poche settimane fa, conferisce mirabili toni grotteschi al gangster malvagio." (Leonardo Autera, 'Il Corriere della Sera', 20 Giugno 1988)

"Rudolph conduce la danza. A ritmo di musica, appunto, alternando alla suspense il sarcasmo, alle passioni le tensioni, passando, quanto a climi, dal genere gangster a quello sentimentale, con qualche dialogo un po' troppo letterario qua e là, con un finale effuso oltre il necessario, sempre però con un rigore stilistico in cui riequilibra tutti i salti di temi e di registri, all'insegna di immagini in cui lascia che a dominare siano solo la notte e la pioggia, la disperazione e lo sconforto. Nelle stesse cifre, anche figurative, dei suoi film più meritevoli di essere ricordati da 'Welcome to Los Angeles', a 'Remember My Name', a 'Choose Me'. Gli interpreti lo assecondano nel modo più adeguato. Kriss Kristofferson, prima di tutti, nella figura un po' torva e distaccata di Hawks, all'inizio solo cupo sconforto poi appena arriva l'amore, aperto di nuovo a radicali decisioni. Coop è Keith Carradine, quasi sempre presente ormai nel cinema di Rudolph. Il suo passaggio qui dal brav'uomo al punk è reso con espressività quasi lacerata, momenti convulsi e, nello stesso tempo, rassegnati abbandoni. Come le vittime del destino nei vecchi film di Carné. Le donne sono Lori Singer, nel personaggio affannato di Georgia, e Geneviève Buiold, in quello distaccato e superiore di Wanda. Compare anche, per l'ultima volta, il travestito Divine, nel ritratto sinistro di un boss della malavita, pittoresco ed eccentrico. Un tocco di Kitsch. A dirci quanto Rudolph ami le mescolanze dei generi. Il film più recente di Rudolph, di stampo però tradizionalmente hollywoodiano, è 'Accadde in Paradiso' ('Made in Heaven')." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 Aprile 1988)

"Il cinema di Rudolph è per definizione un cinema antispettacolare, che ama la divagazione, la flemma visiva, pronto a dilatare l'emozionalità congelandola? abile nel creare un disorientamento visivo entro il quale smarrirsi. Non nella storia, semplice, banale come un blues di strada (un ex poliziotto torna in città dopo otto anni trascorsi in prigione e trova tutto cambiato salvo il bar di Wanda, sua fiamma di un tempo. Troverà una ragione di vita innamorandosi di Georgia legata ad un piccolo e ridicolo delinquente) va dunque rintracciato il potenziale espressivo del film. Semmai nel ribaltamento narrativo e nell'uso di anti-codici formali o meglio ancora nelle pause riflessive e nei vuoti che numerosi intercalano il corso del racconto. I personaggi-maschere-attori sono, come sempre, ben diretti: Kris Kristofferson romantico lupo solitario, Keith Carradine, uomo tranquillo che diviene mostro-punk e si auto-distrugge, Lori Singer smarrita e disorientata in un mondo che non le appartiene. Nel gioco degli specchi e dei labirinti non poteva, poi, mancare, in una delle sue ultime interpretazioni prima di una morte esemplare, Divine, gangster déco misuratissimo, sottratto all'usuale travestitismo con il quale ha costruito il personaggio tipico, beffardo e volgare, di tanti film di John Waters." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 1 Maggio 1988)
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