State of Play

USA - 2009
2/5
State of Play
Stephen Collins, membro del congresso statunitense, vede compromessa la sua carriera politica a causa dell'omicidio della sua amante. Un gruppo di giornalisti decide di avviare un'inchiesta sul triste avvenimento e tra loro figura anche Cal McCaffrey, un ex collaboratore di Collins.
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION GENESIS HD CAMERA, (KODAK VISION3 500T 5219), VIDEO (HDTV), HDCAM SR, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: omonima miniserie Tv della BBC creata da Paul Abbott
  • Produzione: ANDELL ENTERTAINMENT, UNIVERSAL PICTURES, WORKING TITLE FILMS
  • Distribuzione: UNIVERSAL
  • Data uscita 30 Aprile 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

"Ci sono giornalisti-giornalisti e giornalisti-impiegati", diceva il capo-cronaca di Giancarlo Siani, come ci ricorda Marco Risi in Fortapàsc. E stranamente deve esser arrivato all'orecchio di Russell Crowe, reporter protagonista di State of Play diretto da Kevin MacDonald (L'ultimo re di Scozia) e scritto con Michael Carnahan, Tony Gilroy e Billy Ray. Determinato, energico e quant'altro, il suo giornalista-giornalista Cal McAffrey visita un obitorio, imbosca delle prove, interroga rudemente un testimone, finisce più volte sotto il fuoco, ma in compenso scrive poco, pochissimo, e senza l'assillo di deadline. In breve, è troppo bello, lui e il suo lavoro, per essere vero.
Se gli fa difetto la credibilità, come pure al suo capo duro, puro e generoso Helen Mirren e alla dolce e valente apprendista - nessun ombra di precariato, ovvio - Rachel McAdams, in compenso a questo dramma politico-giornalistico, adattato a Washington dall'omonima miniserie del 2003 prodotta da BBC e ambientata a Londra, manca pure qualsiasi criterio di novità, partendo dal plot giù fino alle caratterizzazioni dei personaggi, tra cui il torbido astro del Congresso Ben Affleck, la sua splendida - e sotto utilizzata - mogliettina Robin Wright Penn, il manipolatore Jason Bateman e il machiavellico senatore Jeff Daniels.
C'erano una volta gli anni '70, ovvero il Watergate e Tutti gli uomini del presidente, sono arrivati i '90 con la stanza orale di Clinton e Lewinsky e le "soffiate" di Drudge Report, all'alba del terzo millennio la carta stampata sta per traslocare sul web, portandosi appresso un esercito di giornalisti-impiegati: il caro Cal McAffrey che c'azzecca? Poco o niente, purtroppo.
Sarà pure State of Play, di certo non è stato dell'arte giornalistica, e al suo reporter manca solo la pistola perché agli occhi del pubblico diventi uno sbirro. Rimangono attuali il circolo vizioso di politica e giornalismo, gli intrighi vari e assortiti, la sicurezza in svendita, ma non c'è nessuno che sappia raccontarlo. Almeno con credibilità.

NOTE

- BRAD PITT, SCELTO PER INTERPRETARE IL RUOLO DI CAL MCAFFREY, A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DELLE RIPRESE HA ABBANDONATO LA PRODUZIONE PER DIVERGENZE ARTISTICHE CON IL REGISTA. LA STESSA COSA HA FATTO PIU' TARDI EDWARD NORTON, CHE DOVEVA INTERPRETARE IL RUOLO DI STEPHEN COLLINS. SONO STATI SOSTITUITI RISPETTIVAMENTE DA RUSSELL CROWE E BEN AFFLECK.

CRITICA

"Adattata dall'omonima fiction della Bbc e diretta da Kevin Macdonald ('L'ultimo re di Scozia') è un thriller giornalistico che aggiorna 'Tutti gli uomini del Presidente', il film di Alan Pakula d'inchiesta di Paul Woodward e Carl Bernstein per riflettere fra le righe e la natura del giornalismo. La vicenda Watergate viene insegnata nelle facoltà di mezza America come il momento più fulgido del giornalismo investigativo, esempio della funzione vera della stampa nell'accezione anglosassone di 'quarto potere' che limita il potere politico esponendone gli ingranaggi al pubblico". (Luca Celada, 'Il Riformista', 30 aprile 2009)

"Giocato su molte e amare sorprese incastrate nell'armonia del cinema che alla fine risolve i casi della vita, il film è ottimo esempio di thriller politico attuale e fila via veloce come un treno nel gioco psicosomatico di Russell Crowe e Ben Affleck, cui s'aggiunge la giovane blogger e la moglie per due." ('maurizio Porro, 'Corriere della Sera',
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