Stardust

GRAN BRETAGNA, USA - 2007
Stardust
In una gelida serata autunnale, una stella cadente solca il cielo sopra un piccolo villaggio inglese e il giovane Tristran promette alla ragazza, che vorrebbe in ogni modo conquistare, di partire per trovare dove è caduta e potere, così, regalargliela. Il ragazzo quindi parte e si avventura nel bosco ad est del villaggio dove, eccezionalmente, una volta ogni nove anni, gli umani possono entrare nell'universo magico di Faerie, popolato di misteriose creature, gnomi e animali parlanti. Per il giovane Tristran è arrivato il momento di conoscere la propria origine e di partire per mille avventure, scendere a patti con una terribile strega e un pirata, vedersela con il Signore degli Alti Dirupi, prima di poter tornare a casa, finalmente uomo.
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Neil Gaiman
  • Produzione: DI BONAVENTURA PICTURES, INGENIOUS FILM PARTNERS, MARV FILMS, PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL
  • Data uscita 12 Ottobre 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Dalla notte dei tempi un muro di cinta separa il villaggio britannico di Wall dal regno di Faerie, popolato da streghe, unicorni, pirati e creature misteriose. L'unica breccia presente è costantemente sorvegliata da un guardiano, impegnato ad evitare che gli abitanti del villaggio raggiungano il bosco. Nulla potrà, però, quando il giovane Tristran decide di passare dall'altra parte: per convincere l'amata Victoria a sposarlo le promette di andare a recuperare una stella caduta oltre la linea. L'avventura che lo aspetta è di quelle che non si potranno dimenticare. Oltre due ore di effetti speciali, letteralmente incollati ad un polpettone che sembra non aver mai fine (130' si fanno sentire, eccome!) e che non rende un buon servizio al romanzo omonimo di Neil Gaiman, illustrato da Charles Veiss: logorroico e ridondante, il lavoro di Matthew Vaughn non riesce a svincolarsi dalla solita, insopportabile voce fuori campo nel prologo e nell'epilogo del film (di Ian McKellen nella versione originale), si affida all'intangibile presenza di Charlie Cox (già visto nel Mercante di Venezia e in Casanova) per raccontare la vicenda di un timido garzone che al termine del suo incredibile viaggio diventerà niente meno che un re. Prima dovrà scoprire cosa significa amare veramente - lo farà proprio grazie alla stessa stella (una fastidiosa Claire Danes) che avrebbe dovuto portare al primo amore (Sienna Miller) - ed impedire che una malefica strega (Michelle Pfeiffer) si impossessi del cuore della sua nuova "fiamma" per garantirsi giovinezza eterna. In mezzo a tutto questo, avrà modo di imparare l'arte della spada e del portamento grazie ad un apparentemente burbero pirata, il capitano Shakespeare, a cui presta il volto e (segretamente) effeminate movenze un Robert De Niro gigione e di facile presa sul pubblico.

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CRITICA

"Il film non lascia allo spettatore il tempo di riflettere sulle possibili 'mancanze' perché sullo schermo si apre immediatamente una nuova avventura, dall'esilarante trasformazione di una capra in uomo al coro dei fratelli di Septimus condannati a una condizione di fantasmi senza libertà, fino alla geniale invenzione - che nel libro di Gaiman non esiste - di Capitan Shakespeare, cacciatore di fulmini su un vascello volante. E affidando all'istrionismo di Robert De Niro questo ruolo, diviso tra la necessità di superare in cattiveria e brutalità la ciurma e la voglia di dar libero sfogo alla propria componente femminile, il personaggio si staglia nella fantasia dello spettatore che non dimenticherà facilmente la scena in cui, convinto di essere solo, si mette a ballare in guêpière e ventaglio. Resta da rispondere alla domanda: c'è ancora un pubblico disposto a dar credito a un film di questo tipo? Istintivamente direi di no: per troppo tempo l'industria cinematografica, con Hollywood in testa, ha appiattito l'immaginario giovanile dentro a schemi previsti e prevedibili, dove la fantasia era una specie di optional da dimenticare. Meglio investire in costosissimi effetti speciali o moltiplicare all'infinito la velocità del montaggio piuttosto che sforzarsi di coltivare l'immaginazione e la libertà creativa. Col risultato che oggi buona parte del pubblico è più reattiva a certi cast altisonanti e a certi effetti destabilizzanti (violenza, adrenalina e sangue su tutto) che alle sollecitazioni della creatività, come è invece la strada che cerca di percorre 'Stardust'. Resta solo la speranza che, tra film popcorn e fiction televisive, il fanciullino che ognuno si porta dentro non sia ancora del tutto anestetizzato." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 ottobre 2007)

"Incantesimi, magie, unicorni, streghe sono gli ingredienti di 'Stardust' diretto dall'esordiente Matthew Vaughn.
Si tratta dell'ennesima fiaba ad alto potenziale tecnologico: i tycoon di Hollywood hanno capito che per competere con le saghe vincenti de 'Il signore degli anelli' e 'Harry Potter' è necessario contaminare la fiaba classica con il kolossal fantasy ricco di effetti digitali. E Vaughn ha trovato nell'omonimo romanzo di Neil Gaiman la miscela di elementi horror, grotteschi, drammatici, comici e romantici necessari. (...) Il fantasy scorre piacevolmente tra trucchi plateali ed effetti magniloquenti, stelle che brillano e corpi che si disintegrano in pochi secondi, incantesimi consumati con stile da videoclip e pratiche di stregoneria costruite su shock visivi, trasformazioni corporee repentine e trasfigurazioni di paesaggi e la bella idea di utilizzare come un coro un gruppo di fantasmi di uomini uccisi in bianco e nero. Ma ciò che fa di 'Stardust' un prodotto di serie A sono le performance di Michelle Pfeiffer che nel ruolo di Lamia si trasforma da decrepita e mostruosa strega nella bellezza reale, di Robert De Niro che mette il suo carisma recitativo al servizio di un pirata gay che ama vestirsi da donna all'insaputa della sua ciurma e Peter O'Toole che impersona uno spietato re con la sua proverbiale classe." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 13 ottobre 2007)

"Dopo due ore di incantesimi è legittimo averne abbastanza del guazzabuglio fantastico-favolistico 'Stardust'. Troppo facile mettere nel calderone perfide streghe, principesse nevrotiche, stelle cadenti (in sembianze umane), pirati volanti, giovani romantici ansiosi d'amore e avventure. Con l'aggiunta di un muro invalicabile, che separa il mondo normale da un universo parallelo, dove tutti vorrebbero entrare. (...) Certo, i famigerati effetti speciali sono degni della recente tradizione hollywoodiana, ma la fiaba è scandalosamente scema e ci si domanda a quale pubblico si rivolga: la fantasia non è sui banchi di un supermarket. Si può al massimo apprezzare la verve comica di un inedito Robert De Niro nei panni di un pirata gay, sai che novità, e le trasformazioni della ritrovata Michelle Pfeiffer, una fattucchiera che a ogni magia perde i pezzi di una bellezza faticosamente costruita. Insomma, un inutile spettacolo prodotto tra gli altri dallo stesso De Niro." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 12 ottobre 2007)

"Fantasy, che passione. Se un adolescente è sfigato, può sollevare il mondo. Tra signori degli anelli, guerre stellari e storie infinite, le moderne epopee sono nate dal coraggio di giovani ambizioni frustrate. 'Stardust', tratto dal bestseller di Neil Gaiman e diretto dal regista Matthew Vaughn, semiesordiente che nel 2009 porterà al cinema 'Thor', non tradisce questo schema. (...) Se la stella cadente Claire Danes brilla di luce propria, di bellezza e talento tutti nervi e carattere, le altre star, chi più chi meno cadute (in disgrazia), si dilettano a giocare con e nel film. Ne esce fuori un prodotto godibilissimo, un fantasy vecchio stile. Nessuna sorpresa, tutto è al suo posto, c'è un solo rischio: troppo adulto per i bambini, troppo infantile per gli adulti. Come le due età, nel film (e non solo?), dell'irresistibile Michelle Pfeiffer." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 12 ottobre 2007)
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