Star Wars - Il risveglio della Forza

Star Wars: Episode VII - The Force Awakens

USA - 2015
Luke Skywalker è scomparso. La leggenda, però, narra che il cavaliere Jedi si sia ritirato in esilio in una galassia nascosta, indicata su una mappa. Ed è proprio dietro a tale mappa, affidata al droide BB-8 dall'abile pilota Poe Dameron, che si scatena una caccia serrata sia da parte della Resistenza al comando della Principessa Leia Organa, che dal Primo Ordine, nato dalle ceneri dell'ex Impero guidato da Darth Vader e condotto da Kylo Ren, un giovane cavaliere desideroso di trovare definitive conferme nel lato oscuro della forza. Nel frattempo l'impavida Rey, una giovane mercante di rottami con un passato misterioso alle spalle, e Finn, un disertore degli assaltatori del Primo Ordine in fuga verso una nuova vita, diventano accidentalmente custodi del droide BB-8. Nella loro rocambolesca fuga per evitare la cattura e la morte e riportare il droide da Leia, Rey e Finn s'imbatteranno nei mitologici Han Solo e Chewbacca...

CAST

NOTE

- CONSULENTE CREATIVO: GEORGE LUCAS.

- LAWRENCE KASDAN FIGURA ANCHE TRA I COPRODUTTORI.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2016 PER: MIGLIOR MONTAGGIO, COLONNA SONORA, MONTAGGO E MISSAGGIO SONORO ED EFFETTI VISIVI.

CRITICA

"Sono passati trentotto anni da 'Guerre stellari' (ora rititolato in omaggio alla globalizzazione del marketing 'Star Wars - Una nuova speranza') ma i personaggi e soprattutto le avventure - e l'idea di cinema - creati da George Lucas continuano ad avere la forza per conquistare lo spettatore. Lo dimostra questo 'Star Wars - Il risveglio della forza', attesissimo settimo episodio della saga affidato alla regia di J.J. Abrams che si è fatto carico di scriverne la sceneggiatura con Lawrence Kasdan e Michael Arndt ma che soprattutto ha saputo recuperare lo spirito originale proprio mentre apriva la storia verso nuovi sviluppi. Un remake che è anche un reboot (e naturalmente un sequel), come al regista era già riuscito con lo 'Star Trek' del 2009 e un po' come ha fatto Mendes con lo '007' affidato a Daniel Craig. E' la strada maestra della nuova Hollywood del Duemila, quella di recuperare l'«usato sicuro» e aggiornarlo alle evoluzioni dei media senza però cedere all'infantilizzazione forzata di cui sono campioni i supereroi nati sui fumetti: «vecchi» problemi (lo scontro tra Bene e Male ma anche quello tra Padri e Figli) e nuove ambientazioni. E naturalmente una regia capace di non rallentare mai il ritmo per tutti i 135 minuti di durata. (...) Tante facce conosciute tornano, dunque, ma in nuove situazioni offrendo allo spettatore il piacere di un re-incontro senza la delusione del già visto. J.J. Abrams gioca proprio con questa sensazione, che poi era il segreto del cinema di genere messo a punto dalla Hollywood classica: offrire a chi guarda il piacere di trovare situazioni nuove dentro personaggi e temi ricorrenti. Ci si muove dentro territori conosciuti senza sentire il peso del ricalco o della copia (e neanche tanto quella della citazione, se non per la scena del bar stellare con la sua variopinta fauna di avventori e spie varie). E se ci si dimentica per un momento della campagna di marketing e merchandising che ha invaso occhi e menti e si ritrova il piacere (infantile) delle favole, il divertimento è assicurato." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 dicembre 2015)

"(...) George Lucas ha venduto il suo impero alla Disney, poi è stato gentilmente fatto fuori e il timone è passato al re Mida J.J. Abrams, grande rianimatore di serie in affanno ('Star Trek', 'Mission Impossible...'), abbastanza spiritoso da costruire questo settimo episodio su uno scontro padre/figlio, guardacaso (vietato aggiungere altro, diciamo solo che è uno dei lati meno convincenti del film). Ma anche attento gestore di un universo traboccante di inventiva che doveva tradire e rispettare insieme. Conquistando i giovani di oggi senza deludere gli ingrigiti fans della primora. Missione compiuta? In buona parte sì, anche se qua e là si sente il lieve impaccio, l'inconfessata riverenza di chi va a abitare dentro un monumento e non può ridipingere e ristrutturare tutto come vorrebbe. E non sa, forse non può ritrovare il grande respiro epico della prima serie, anche perché in questi quasi 40 anni le saghe si sono moltiplicate senza ritegno. Ma soprattutto vuole seppellire le farraginosità degli ultimi episodi firmati Lucas per resuscitare il miracoloso equilibrio iniziale tra azione e pathos, Campbell e Flash Gordon, Tolkien e Kurosawa, inventiva sfrenata e 'lato oscuro' della Forza... (...) Magari per essere ancora più convincente Abrams avrebbe dovuto osare di più, e non solo rifare i momenti classici dell'originale (sì, c'è anche il saloon). Il 'suo' 'Star Trek', diciamolo, era decisamente più nuovo e inventivo. Ma queste, oggi che il cinema sembra condannato alle saghe, forse sono solo le basi di un nuovo inizio." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 dicembre 2015)

"(...) «Star Wars - Il risveglio della Forza», settimo capitolo della saga iniziata nel 1977 e dominatrice dell'immaginario di almeno due generazioni intercontinentali, ha almeno il merito di cancellare i pessimi prequel «La minaccia fantasma», «L'attacco dei cloni» e «La vendetta dei Sith». Che tra il 1999 e il 2005 avevano gettato con riprovevole pigrizia la favola tecnologica nelle fauci della computergrafica o CGI che rende sterile, uniforme e gelida la resa della pellicola e «marvelizzate» (in riferimento alla storica casa editrice di fumetti poi traslocata anche nel settore cinematografico) le atmosfere romanzesche. I meriti del regista ingaggiato come una sorta di riacchiappa-mito (...), si rivelano, a luci riaccese, quelli di avere restituito all'universo della moderna Iliade la sua patina antica, il suo taglio da western spaziale e di avere richiamato in servizio le vecchie glorie rottamate Han Solo-Ford, Chewbacca-Mayhew, Leila-Fisher e (ancorché per una fuggevolissima apparizione in extremis) Luke Skywalker-Hamill. Non è poco, ma neppure il tesoro che si aspettavamo i catecumeni. La trama non è, per cominciare, un granché avvincente e dei giovani eroi arruolati per ringiovanire il cast s'apprezzano Boyega nel ruolo del soldato pentito Finn e la Ridley in quello della spazzina predestinata Rey, ma nient'affatto Driver come adepto del Lato Oscuro e Isaac come pilota membro della Resistenza. Il reiterato duello buoni-cattivi, sia pure gratificato da un pugno di sequenze magistrali, non prevede in sostanza una vera inversione di rotta del viaggio meta-fantastico dove batteva e continua a battere il cuore dell'originario mystery galattico e di conseguenza non avanza di un passo lo scioglimento dell'arcano e cruciale quesito sulla trasmissione, il controllo e il significato della Forza." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 dicembre 2015)

"É dolce/amaro il ritorno di 'Guerre Stellari', settimo capitolo in ordine cronologico, e il primo della terza trilogia. Studente giudizioso più che dotato di una sua visione originale, abilissimo a trasformare in algoritmi le passioni e le debolezze dei fan, J.J. Abrams si conferma per gli studios un buon investimento quando si tratta di riciclare una franchise «sacra» come questa. Tagliando i ponti con la tormentata, progressivamente più cupa, politica, e digitalizzata seconda trilogia, e con il doloroso spirito autoriale che l'attraversava, Abrams ricuce nei dettagli, il suo 'Il risveglio della Forza' ai primi tre film. L'effetto (applausi a scena aperta nell'unica proiezione stampa di New York) è retro, quasi vintage. La Forza, però ne esce un po' come da un forno a microonde. In altre parole, nell'epica battaglia tra George Lucas e i miliardi di fan della sua immensa creatura (...), hanno clamorosamente vinto i fan. E la Disney, lo studio che (subentrando alla Fox) distribuisce 'The Force Awakens', e al quale Lucas ha ceduto, nel 2012, i diritti dell'intera saga di 'Star Wars', dopo averli gelosamente conservati per più di trent'anni. (...) La storia di 'The Force Awakens' inizia trentacinque anni dopo la fine di 'The Return of the Jedi', e la presenza di Kasdan dietro alle quinte sembra garantire non solo un ponte diretto, affettivo, con i personaggi di allora che tornano in questo film, ma anche con lo spirito e la cinefilia che avevano informato le prime incarnazioni dell'utopia lucasiana. Il ritmo narrativo è infatti più simile a quello dell'avventura classica, espressa nei serial anni trenta, che erano il paradigma originale di 'Star Wars', che all'azione ipercinetica del action movie hollywodiano di oggi. Controtendenza rispetto all'uso volutamente esibito, quasi sperimentale, che Lucas ha fatto dell'estetica digitale nella seconda trilogia, Abrams (che ha girato in 35mm e in Imax) riporta a 'The Force Awakens' una qualità materica, più rassicurante. Le immagini sono meno stilizzate, più realistiche - i grandi deserti sabbiosi riconoscibili, i burroni innevati di 'The Empire Strikes Back', la passerella sospesa sul vuoto nero su cui avviene un duello cruciale come quello tra Darth Vader e Luke Skywalker. Si ritrovano anche lo humor e un certo camp dei primi tre film, che Lucas aveva progressivamente sostituito, nella seconda trilogia a una visione politica sempre più cupa. (...) Alcuni dei personaggi sono interessanti e viene voglia di conoscere le loro storie. Altri meno. Particolarmente poco riuscito è il Leader supremo del Primo ordine, un gigante digitale (dietro a cui si nascondeAndySerkis/Gollum) che sembra appartenere a un altro film. Come tutto in Il ritorno della Forza, anche il termometro della nostalgia è dosato con cautela; ed era forse inevitabile che i momenti più emozionanti risultassero la reunion tra Leia e Han e la brevissima apparizione di Luke. In gran parte affidati a volti su cui si legge, dolcemente, tutto il passare del tempo, sono i momenti che ci ricordano quando la Forza era veramente il simbolo di una rivoluzione. E una rivoluzione epica in tutti i sensi. Perché questo Episodio VII è un film molto intelligente, divertente e ben fatto. Ma anche reazionario." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 17 dicembre 2015)

"Questo è il ritorno al futuro della saga: per la scelta evidente di ri-processare elementi e condizioni del primo e del secondo film ('Guerre stellari' e 'L'impero colpisce ancora'), il destino artistico di 'Il risveglio della Forza' è segnato, nel bene e nel male. Quello al botteghino anche: comunque vada, vince. Ritroviamo amici indimenticabili, come il simpatico enorme Chweebecca o il maldestro dorato C3PO, la Leila di Carrie Fisher e il piratesco Ian Solo di Ford e, tolte le ragnatele, si viaggia e si spara ancora sul Millenium Falcon, mentre si ripetono, privi di rinvigorite invenzioni, gli inseguimenti fulminanti con lo spettatore a naso schiacciato (questa volta in 3D) sul parabrezza della navicella. A combattere il nemico della Repubblica c'è una nuova eroina (...) a cui è riservato un destino nelle prossime puntate, combattente femmina non prevedibile dagli sceneggiatori 40 anni fa. Puntando sull'azione grafica delle battaglie, studiate nei particolari per dimenticare la logica a favore della velocità, lo script costringe Abrams a metterne insieme troppe, e questo non aiuta pause e approfondimento dei personaggi (il segreto del successo della più longeva saga di 007 è la scoperta di nuovi dettagli della personalità tenendo ferme le caratteristiche del personaggio). (...) A oltre metà film e dopo un tot di guerre interstellari a velocità-luce, attacchi e riattacchi di flottiglie e laser solari distruttori di mondi, Ian Solo, peli grigi e radi sulla faccia grinzosa del vecchio Harrison, incontra Leila, la (ex) principessa dai pesanti chignon sulle orecchie, appena scesa dalla navicella della resistenza al terrore risorto dalle ceneri dell'Impero Galattico. Intorno c'è battaglia, ma lui ha la battuta dei gentiluomini, e quando la pronuncia: «Hai cambiato pettinatura» passa un fremito intergenerazionale che ormai non ha più niente a che vedere con qualità, invenzioni, equilibrio, stile, cioè con le cose del 'bello', ma è invece un fremito di famiglia intorno al caminetto del cinema, anzi intorno a quel che resta del calore delle storie." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 17 dicembre 2015)

"(...) questo episodio VII è bello e non deluderà i fans (forse non ne attirerà di nuovi, ma staremo a vedere). Per chi c'era nel '77, l'incontro tra Han e Leia è quasi commovente, e solo l'idea di versare una lacrimuccia davanti a un kolossal che smuove miliardi dl dollari dovrebbe indurci a svariate riflessioni su quanto sia cambiato il cinema, e quanto siamo cambiati noi." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 17 dicembre 2105)

"A Daisy Rider (e al partner John Boyega), si deve la ventata d'innovazione che attraversa l'opera, la linfa vitale che regala iniezioni di energia e proiezione sul futuro. Invece di essere la semplice rilettura di un successo planetario, il film, anche grazie all'esile Ridley, annuncia il potente avvio di altre, imperdibili avventure." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 17 dicembre 2016)

"Tutto, nel sequel e insieme reboot firmato da J.J. Abrams, è magniloquente, ma senza esasperazione: la Forza tranquilla, cara a Mitterand. Dunque, il 35mm (con inserti in 65mm) scelto in controtempo rispetto al digitale della trilogia diretta da George Lucas; la computer grafica (CGI) che non ha la meglio su live-action e modelli; la crasi tra la trilogia originale e questo rilancio, con la trilogia prequel messa tra parentesi senza colpo ferire. (...) Il talento visuale, la perizia tecnica di Abrams non sono in discussione, anzi, trovano agevole riconferma: l'economia di scala visiva è incomparabile, anche rispetto agli 'StarTrek' da lui diretti, ma l'allargamento e allungamento di campo non è supportato da un'analoga profondità di campo emotivo. (...) Nel nuovo linguaggio di 'Star Wars' sia la selezione dei personaggi inediti che la combinazione di vecchio e nuovo, pur dribblando manierismo e affettazione, finiscono nella terra di nessuno tra filologia e rivoluzione: non casualmente, l''aurea ($$$) mediocritas' è l'habitat tradizionale dei blockbuster, i film 'too big to fail'. Ma che cosa si sacrifica? L'epos di Lucas e il pathos di Spielberg, il primo nume di Abrams: J.J. qui può redigere - complice il primordiale sceneggiatore Lawrence Kasdan - una solida, persino suggestiva parafrasi, ma la storia (del cinema) la fanno ancora il clangore di George e i battiti di Steven. Entrambi, irripetibili." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 dicembre 2015)

"'Il risveglio della Forza' è ineccepibile nelle numerose scene d'azione, divertente nella rivisitazione ironica di personaggi e situazioni dei film precedenti (peri fan: qui il gigantesco Chewbacca di Peter Mayhew dà il meglio di sé) e a tratti geniale nel ribaltamento delle parti. Espressione delle controculture degli anni Settanta, in origine 'Star Wars' veniva incontro alle inquietudini degli adolescenti mettendo in scena il confronto tra lo scalpitante Luke e il 'padre oscuro' (in inglese dark father suona più o meno come Darth Vader). Adesso, a quarant'anni di distanza, i ragazzi e le ragazze di allora sono padri e madri, e il peso della responsabilità si fa sentire. Ci sono nuovi eroi all'orizzonte (il pilota Poe Dameron interpretato da Oscar Isaac, il generoso Finn di John Boyega), ma già si capisce che la protagonista è la bella e pugnace Rey (l'attrice Daisy Ridley) (...). La vecchia guardia, però, ha ancora molto da dire. «Luke, sono tuo padre», rivelava Darth Vader nel bel mezzo della seconda trilogia. La battuta-chiave del 'Risveglio della Forza' tocca all'ingrigita quanto indomita Leia di Carrie Fisher. Fa così: «Tu sei suo padre». Non sveliamo a chi è diretta, ma fidatevi se vi diciamo che la scoperta, da sola, vale tutti gli effetti speciali del film." (Alessandro Zaccuri, 'Avvenire', 17 dicembre 2015)

"J.J. Abrams (...) e i suoi sceneggiatori avevano un problema: come riprendere una narrazione interrottasi 32 anni fa con 'Il ritorno dello Jedi'? Missione quasi impossibile. Compiuta affidando ai vecchi miti il compito di garanti, benedicenti apparizioni che ti confortano e ci fanno sentire a casa. L'unico ad avere un vero peso nella storia è Solo, che entra in scena dopo la prima mezzora e, finché la calca, la ruba a tutti. Gli altri, da C1P8 all'ex principessa, ora generale, Leila hanno poche battute, uno sguardo appena. Ma quello di Luke Skywalker, l'ultimo Jedi, è molto di più, è un gancio, un traino, un'investitura conferita con il peso della consapevolezza: non ci sarà dovere che non comporti pena, né libertà senza conflitto. A casa, dunque, con le vecchie pareti e i nuovi inquilini. C'è un senso di rassicurante déjà-vu quando compaiono. Alcuni assomigliano al passato, come il robottino sferico, altri fanno entrare nella saga gli elementi di maggior successo nel presente del fantasy: Rey (...) ricorda la spavalda arciere di 'Hunger Games'. Ci sono atmosfere collaudate (il bar che è anche un freak show) e altre importate (il pianeta-arma da 'Matrix', gli scenari naturali dal 'Signore degli anelli') , ma tutto si tiene. Nella storia non si entra, ci si precipita È subito battaglia, necessità di schierarsi, richiamo all'azione come purezza: purificazione. Ogni scena s'infila nell'altra senza dare tempo, semmai ritmo. Gli inciampi sono piuttosto nelle parole, in un paio di battute da cartellino rosso per invocare l'autoespulsione dal cinema (...). Slalomati questi paletti, si va. È tutta discesa. (...) Non sono i personaggi la cosa principale nella ricetta di 'Guerre stellari', ma il contesto, la forma, i valori. Quelli restano immutati e proprio per questo glorificati nell'osanna della ripetizione." (Gabriele Romagnoli, 'La Repubblica', 17 dicembre 2015)

"Piacerà al pubblico piccino, certamente. II robottino trottola diverrà un loro idolo (e con ogni probabilità l'ispiratore di una serie di giocattoli). Nei mitici capitoli era solo una presenzina simpatica (...). Qui trotta per tutto il film, schiva pallottole, traversa deserti, sopravvive a tonfi di astronavi. Tutti gli stanno addosso buoni e cattivi (...). E gli adulti, gli adulti avranno modo di divertirsi con questo kolossal che ha avuto un battage pubblicitario epocale? Certamente gradiranno. Quanto non sappiamo. J.J. Abrams che s'è guadagnato le stelle di generale della regia ridando spinta alla saga ormai spenta di 'Star Trek', ha fatto indubbiamente un buon lavoro. Lo 'Star Wars' numero sette è indubbiamente un bel filmaccione natalizio. Abrams ci ha messo tutto. Le battaglie e gli effetti speciali. Le virate umoristiche (gli interventi dei mostricciattoli) le strizzate d'occhio e gli intermezzi sentimentali (Harrison Ford e Carrie Fisher che si ritrovano 20 anni dopo). Tutto o quasi tutto per riacciuffare gli spettatori di 35 anni fa e per agganciare i nuovi adepti. Ma non c'è vera genialità, né imprevedibile emozione. Tutto dannatamente scontato, compreso il finale «aperto». Trentacinque anni fa ci venne offerta su un piatto d'argento una succulenta abbuffata di grande cinema (e i cuochi erano i Michelangelo della settima arte). Oggi possiamo contare solo su «chef» manieristi che cucinano sì con grande professionalità ma su ricette non loro." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 dicembre 2015)

"Bastano i titoli di testa e l'inconfondibile motivetto per far scattare l'applauso dei milioni di fan che hanno potuto riabbracciare il mondo di 'Star Wars' in questo episodio VII (...). Una pellicola che alterna vari pregi e non trascurabili difetti. La prima impressione è che 'Il Risveglio della Forza' sia un prodotto troppo cerebrale e ragionato, nel tentativo, da una parte, di offrire un sequel nelle aspettative dei «maniaci» della saga e, dall'altra, di provare a far decollare una sorta di «reboot» per catturare nuovi spettatori. II risultato è una operazione nostalgia che si traduce in un intelligente remake del primo 'Star Wars' (quello del 1977, ribattezzato 'Una nuova speranza'), introducendo, giocoforza, personaggi nuovi e facendo far passerella ai volti più noti della storica prima trilogia. (...) Ci sono diversi colpi di scena, alcuni spiazzanti, altri più prevedibili, ma rivelarli sarebbe come raccontare il finale di 'Psyco'. La sceneggiatura, affidata al regista J.J. Abrams e a Lawrence Kasdan, appare, in alcuni snodi, lacunosa e approssimativa, con dialoghi, in certi momenti, banali, e sviluppi narrativi che lasciano perplessi. Però, il 3D è ben fatto e le scene d'azione ottimamente orchestrate. L'opera andrà giudicata alla fine della trilogia, anche se è chiaro fin da subito che Abrams non è Lucas. Che l'incasso sia con voi." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 dicembre 2015)

"Ritorno al futuro della saga: per la scelta evidente di riprocessare elementi e condizioni del primo e del secondo film ('Guerre stellari' e 'L'impero colpisce ancora') il destino artistico di 'Il risveglio della forza" è segnato, nel bene e nel male. Puntando sull'azione grafica delle battaglie, studiate nei particolari per dimenticare la logica a favore della velocità, lo script costringe Abrams a girarne troppe, e questo non aiuta pause e approfondimento dei personaggi." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 31 dicembre 2015)
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