Star Trek Beyond

USA - 2016
1,5/5
Star Trek Beyond
L'equipaggio della Enterprise, impegnato nell'esplorazione degli angoli più remoti dello spazio sconosciuto, è atteso da un nuovo nemico misterioso che metterà a rischio loro e tutto ciò che la Federazione rappresenta.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA/ARRI ALEXA XT, ARRIRAW (3.4K)/(4K)/MASTER SCOPE, D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: serie televisiva creata da Gene Roddenberry
  • Produzione: J.J. ABRAMS, ROBERTO ORCI, LINDSEY WEBER, JUSTIN LIN PER BAD ROBOT, SNEAKY SHARK, PERFECT STORM ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 21 Luglio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Sebbene non ci si possa aspettare un reinvenzione della saga da ogni nuovo film di Star Trek - questo è il 13°, ci ricorda puntualmente su Variety Owen Gleiberman - sarebbe quantomeno auspicabile che gli standard di eccellenza stabiliti da J.J. Abrams con la coppia di reboot da lui diretti venissero garantiti anche dopo che il buon J.J. ha mollato il timone.
Senza voler addossare l'intera responsabilità al povero Justin Li, artigiano dell'action cui andavano ascritti fino ad oggi ben quattro capitoli di Fast & Furious, è evidente che tra questo Star Trek Beyond da lui firmato e quelli di Abrams c'è un abisso più vasto dell'universo attraversato dall'Enterprise.

Là dove Abrams aveva saputo rivitalizzare una saga dal pesante retaggio televisivo, conferendole un look accattivante e post-moderno, bilanciando nostalgia e novità, dotandola di un registro mobile, capace di connettere l'epica alla commedia (felice in questo senso la rivisitazione di alcuni personaggi, Spock in primis), Justin Li fallisce, appiattendo la saga su un immaginario da brutta fantascienza anni cinquanta (tra pianeti più o meno extraterrestri e alieni pesantemente truccati), televisivo come concetto (personaggi fatti con lo stampino, manicheismo greve, zero ambiguità) e come prospetto (l'abuso di campi medi è indicativo di una più generale riduzione di prospettive).

Forse intimorito dall'eredità di Abrams (qui produttore), di sicuro non aiutato da una sceneggiatura raffazzonata, scritta coi piedi, Li finisce per trovarsi nella stessa situazione in cui scopriamo i nostri beniamini all'inizio del film: indecisi sul da farsi.
Momentaneamente a riposo dalle fatiche spaziali, il capitano Kirk (Chris Pine) medita di abbandonare la nave e intraprendere la più tranquilla e stanziale carriera di vice-ammiraglio, lasciando la guida dell'Enterprise all'ignaro Spock (Zachary Quinto), il quale riflette da par suo sulla possibilità di seguire le orme paterne e rifondare Vulcano. Finché una nuova minaccia da una galassia lontana non richiamerà entrambi al dovere mettendo fine a dubbi e ripensamenti.

L'uomo dietro la macchina da presa invece risolverà i suoi rimandandoli. E in effetti questo terzo episodio della saga "rebootizzata" lo si potrebbe saltare a piè pari, se non fosse per l'ammaliante (ma anche malamente sprecata) presenza di un'aliena sexy, la new entry Jayla (Sofia Boutella). Ridicolo il plot, monocorde il villain (Idris Elba). Si salvano un paio di momenti "relax" tra Spock e McCoy (Karl Urban), la presa dell'Enterprise da parte del nemico e la sua arma letale, "le api", sciami metallici che si muovono all'unisono distruggendo ogni cosa gli si pari davanti. Trascurati i personaggi di Nyota Uhura (Zoe Saldana) e di Hikaru Sulu (John Cho), ma almeno a quest'ultimo viene concessa la scena madre del film, quella in cui lo vediamo andar via con la figlia e il "compagno".  Allo sfortunato Anton Yelchin va invece la dedica finale.

Sulla messa in scena abbiamo già detto dei limiti di impostazione e di esecuzione evidenziati da Li. Limiti che diventano quasi insostenibili nella seconda parte del film, quando Star Trek Beyond diventa solo un confuso giocattolone fosforescente e ipercinetico: se con Abrams, anche nei momenti di maggiore concitazione, sapevamo sempre dove eravamo, qui per larghi tratti veniamo disorientati da inutili movimenti di macchina e sopraffatti da un bombardamento di immagini mosse solo esteriormente. Mentre tutto intorno (causa anche il solito utilizzo scellerato del 3D) appare confuso e opaco.

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2017 PER MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE (JOEL HARLOW E RICHARD ALONZO).

CRITICA

"La cronologia non fa una grinza. Tre anni fa l'Enterprise e il suo equipaggio partirono per una missione quinquennale nello spazio profondo ( il film era 'Into Darkness - Star Trek'). Ai comandi del franchise c'era ancora JJ Abrams, che lo aveva rilanciato alla grande ma ora lo abbandonava per la ancor più celebre saga fantascientifica 'Star Wars'. Prendeva la guida della mitica astronave Justin Lin, regista di quattro episodi di un altro franchise di successo, l'adrenalinico 'Fast & Furious'; però suscitando legittimi sospetti: non rischiava, Lin, di trasformare Star Trek in un tripudio di botti e acrobazie, sacrificandone la componente 'filosofica' tradizionalmente pacifista? A parte una sequenza in moto (che però non stona) il pericolo è sventato. 'Star Trek Beyond' si rivela un ottimo film per il cinquantenario della saga (...) , movimentato e ricco di senso dell'avventura pur senza tradirne né lo spirito originario né i personaggi. (...) Spock e McCoy formano il duo migliore, garantendo al film le parti comiche (...). Oltreché nei duetti tra Spock e il dottore, il film si concede momenti di humour per punteggiare e alleggerire l'azione pirotecnica. (...) Il tutto è divertente quanto occorre perché lo spettatore non si soffermi troppo sulla terminologia pseudo-scientifica usata dai personaggi, né sulla contrapposizione manichea tra le filosofie del buono e del cattivo (...). E se nel film c'è un punto debole, probabilmente risiede proprio nell'antagonista (un irriconoscibile Idris Elba ), la cui malvagità integrale non sopperisce a una certa povertà di carisma." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 21 luglio 2016)

"(...) non gli manca il ritmo e, specularmente, si attiene a tutti i dettami dell'avventura e della fantascienza, fedele ai principi della lunga, amatissima saga. (...) Il fascino della navigazione, dello scambio di conoscenze, dello scontro tra chi mantiene alti i vessilli della convivenza e chi li vorrebbe deturpare per turpi principi: 'Star Trek' è attuale più che mai, la presa sul pubblico non è scalfita. (...) Gli omaggi non mancano, nel film: ai vecchi interpreti, alla colonna sonora, nei titoli di coda, nello humor che allentale tensioni nei momenti più critici." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 21 luglio 2016)

"(...) questo capitolo numero 13 riserva più battaglie e scontri ravvicinati dei primi dieci. (...) Piacerà anche a chi non è uno «star-trekkista», per quasi mezzo secolo fedele alla longevissima serie fantascientifica (i primi dieci episodi cinematografici il sottoscritto li ricorda come francamente noiosi). Per fortuna, Abrahms (stavolta solo produttore) s'è rivolto al 'director' giusto. Justin Lin, il regista tutto d'oro degli ultimi tre 'Fast and Furious'. Lin specie nella seconda parte ha fatto girare Kirk e compagni alla velocità di Vin Diesel. E siccome non è un becero, ma un signor regista d'avventura, ha avuto fin dall'inizio in chiaro: 1) che l'azione non funziona se non l'avvia un azzeccato 'villain' (e Krall è tra i figuri più inquietanti della saga). 2) Che non puoi far viaggiare la storia a 200 all'ora per 120 minuti senza frenate. E ha piazzato in punti strategici i momenti di respiro dando spazio e colore a personaggi di solito laterali, come l'ineffabile dottor McCoy (...)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 luglio 2016)

"Abbiamo rischiato di dimenticarli. Bombardati da nuove guerre stellari con vecchi divi, civil war tra supereroi e guardiani della galassia (...) temevamo di aver perso interesse per la gentilezza del tocco sci-fi del Capitano Kirk, primo ufficiale Spock e tutta la ciurma dell'astronave Enterprise. E invece no: in 'Star Trek Beyond' tornano per la 13ma volta al cinema tutti i beniamini della saga (...). Dopo i primi due interessanti episodi del rilancio diretti dallo stesso J.J., arriva al timone del nuovo Star Trek il bravo mestierante taiwanese Justin Lin e subito l'atmosfera si fa più soap opera (...) tutti appaiono dentro l'Enterprise come la stessa gigantesca struttura orbitante: patinati, composti, senza guizzi, con il pilota automatico e la frangetta da scolaretti. Ci penserà un antico manufatto con il potere di distruggere l'universo a innescare un conflitto condotto con mano sicura da Krall (Idris Elba; eccezionale anche sotto un make up inquietante) (...). La squadra si divide così come il film: da una parte vertiginose scene di battaglie con effetti speciali digitali roboanti e perfettamente realizzati; dall'altra piccole sequenze da action movie di sopravvivenza su un pianeta le cui pareti rocciose sembrano volutamente di cartapesta come in 'Terrore nello spazio' (1965) del nostro Mario Bava. C'è molta più commedia rispetto ai primi due film del 2009 e 2013 grazie all'inglese Simon Pegg in sceneggiatura (...), una perfida trovata da parte di Spock (...) e un colpo di scena non male (...). Unico grosso errore: il piano temporale alternativo che riguarda Spock e il suo se stesso più vecchio. Non arriva allo spettatore. In una serialità tv più assidua alla 'Lost' (da cui proveniva il giovane Abrams), questo paradosso temporale sarebbe stato più gestibile e digeribile rispetto alla sua cripitca riproposta in un film ogni quattro anni. Due lutti durante la produzione: Leonard Nimoy (...) e Anton Yelchin (...). Anche queste tragedie, a loro modo, segnano 'Star Trek Beyond' come un capitolo fragile, dolente e umano. In poche parole: difficile da dimenticare." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 27 luglio 2016)
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