Stanlio & Ollio

Stan & Ollie

GRAN BRETAGNA, CANADA, USA - 2018
3,5/5
Stanlio & Ollio
Stan Laurel e Oliver Hardy, alias Stanlio e Ollio, i due comici più amati al mondo, partono per una tournée teatrale nell'Inghilterra del 1953. Finita l'epoca d'oro che li ha visti re della comicità, vanno incontro a un futuro incerto. Il pubblico delle esibizioni è tristemente esiguo, ma i due sanno ancora divertirsi insieme, l'incanto della loro arte continua a risplendere nelle risate degli spettatori, e così rinasce il legame con schiere di fan adoranti. Il tour si rivela un successo, ma Laurel e Hardy non riescono a staccarsi dall'ombra dei loro personaggi, e fantasmi da tempo sepolti, uniti alla delicata salute di Oliver, minacciano il loro sodalizio. I due, vicini al loro canto del cigno, riscopriranno l'importanza della loro amicizia.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Produzione: FAYE WARD PER BRITISH BROADCASTING CORPORATION (BBC), ENTERTAINMENT ONE, FABLE PICTURES, SONESTA FILMS, COPRODUTTORE JIM SPENCER
  • Distribuzione: LUCKY RED IN ASSOCIAZIONE CON 3 MARYS ENTERTAINMENT (2019)
  • Data uscita 1 Maggio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
Chi non ha mai visto Atollo K, l’ultimo film interpretato da Stanlio e Ollio nel 1951, non sa cosa sia davvero la tristezza del comico, specie il comico a fine carriera, in attesa di un impossibile rilancio. Quel tipo di tristezza è alla base, per fortuna senza miserabilismi di sorta, in Stan & Ollie, il film che Jon S. Baird ha dedicato ai due comici e al loro tramonto.

Il film si svolge nel 1953, quando i due attori sono coinvolti in una scalcinata tournée teatrale in Gran Bretagna per cercare di convincere un produttore a finanziare il loro ritorno al cinema. Speranze, rancori e le piccole disgrazie della vita di tutti i giorni, raccontati da A. J. Marriott in Laurel and Hardy - The British Tours, sono il materiale su cui si basa la sceneggiatura di Jeff Pope, che usa i personaggi e la struttura dei film del duo per raccontarne l’amicizia e l’arte.

L’idea più interessante del film infatti sta nel mettere in scena gli spettacoli senili del duo e utilizzare le gag classiche del loro repertorio cambiandole di segno, sfruttando lo straordinario lavoro mimetico di John C. Reilly e Steve Coogan per mostrare contemporaneamente il loro talento, il genio dei tempi e movimenti di cui Laurel era la mente e Hardy il braccio, il rapporto emotivo tra i due e, soprattutto, cambiando di segno a quelle gag - per esempio la citazione di La scala musicale, uno dei loro migliori cortometraggi - raccontare l’evoluzione del mondo dello spettacolo (tra invasione mediatica, pubblicità, cambio dei gusti) e dell’umorismo arrivando a compiere il piccolo miracolo di far commuovere con un film dedicato a due dei massimi geni della risata.

Stan & Ollie è semplicemente il miglior omaggio possibile che si poteva fare all’arte dei due e in generale alla fatica del comico per costruzione di eventi e personaggi (per esempio le due mogli, che donano al film “due coppie comiche al prezzo di una”), per approccio, per lavoro registico sulla fisicità decaduta eppure ancora vivida.


 

Soprattutto perché perpetua la grandezza di un’opera capace di parlare al pubblico sempre con la stessa forza, a ogni livello sociale, a ogni età, in ogni luogo.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI: CHRISTINE LANGAN, KATE FASULO, XAVIER MARCHAND, JOE OPPENHEIMER, NICHOLA MARTIN, GABRIELLE TANA, JEFF POPE, EUGENIO PEREZ.

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA XIII EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2018).

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2019 PER: MIGLIOR ATTORE IN UN FILM MUSICAL O IN UNA COMMEDIA (JOHN C. REILLY).

CRITICA

"Si può discutere quanto contasse nella più celebre e amata coppia comica della storia del cinema l'amicizia, ovvero franchezza e solidarietà, complicità e competizione, sacrificio e lealtà. Per gli autori di questo ritratto (sceneggiatore Jeff Pope) era tutto, rasentando una «storia d'amore tra uomini», mentre il fuoriscena dei film, la vita oltre le icone, si presenta nel momento cruciale dei ricordi e dei rimpianti, gli ultimi anni di Stanlio & Ollio quando (...). Incarnata (e travestita) con passione e abilità da Coogan & Reilly, l'incredibile vitalità del repertorio di questo tormentato crepuscolo gioca di sponda con fama e onori di un passato gettato nelle future memorie. Malincomico." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 03 maggio 2019)

"Hanno fatto la storia della comicità, pur chiamandosi in modo diverso in ogni paese (Dick und Doof in Germania; Flip I Flap in Polonia; O Gordo e o Magro in Brasile; Stanlio e Ollio in Italia). Quando parte The Cuckoo Song, la loro inconfondibile sigla, il buonumore comincia a farsi strada. Ancora oggi in tutto il mondo sono celebrati dall'associazione internazionale Figli del deserto. Sono due autentiche icone del grande schermo. E anche del piccolo. E il film (Stanlio e Ollio di Jon S. Baird) parte nel raccontarli quando sono all'apice della loro carriera nel 1937. (...) Jon S. Baird dirige su sceneggiatura di Jeff Pope pun tando più sulla lacrimuccia che sulla risata. E questo ci può stare nel raccontare la storia di una coppia in cui Oliver e Stan erano indispensabili uno all' altro per realizzare qualcosa di buono. Grande merito va ascritto alla coppia protagonista: Steve Coogan è magistrale non tanto e soltanto nel riproporre i gesti caratteristici di Stan ma nel catturare lo spettatore che in lui vede davvero Laurel. Non di meno John C. Reilly, coadiuvato da protesi ingrassanti piazzate ovunque, quindi con maggiore difficoltà di azione e movimento, offre un Hardy indimenticabile e toccante. E va sottolineato come, se possibile, sarebbe meglio vederli in lingua originale. Purtroppo però il film non sono soltanto i due protagonisti e, forse per restituire uno spirito comico che risulta invece stonato, gli altri personaggi sono delle macchiette grottesche, dal produttore al manager del tour inglese, con punte di disagio rappresentato dalle mogli. Certo, devono rompere l'idillio tra i due (e quasi ci riescono), ma il modo in cui vengono proposte le loro figure è davvero sciocco e ripetitivo. Per fortuna prevale il duo, anche nelle scene di letto (ce ne sono diverse) capace di regalarci grandi momenti di cinema e teatro." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 3 maggio 2019)

"(...) quando si ama il proprio lavoro, come ingannare l'attesa della morte? I ricordi non lasciano tregua, specie a chi ne ha di bellissimi. Perfino gli attriti decennali di Stan Laurel - la mente del duo - col produttore Hal Roach (Danny Huston) a Hollywood, paiono momenti da rimpiangere. C'è un dettaglio politico ipocrita nella sceneggiatura di Jeff Pope. In un flashback che riporta alla Hollywood dell'autunno 1937, Laurel - suddito di un re inglese dal vastissimo impero africano - rinfaccia a Roach, cittadino americano, di essere amico per ragioni commerciali di Mussolini, uno «che prende a calci» gli etiopici. Non è impossibile che ciò sia realmente accaduto, ma nel film di Baird pare un omaggio politicamente corretto agli afroamericani. Per il resto il film procede per la sua strada, sostenuto dalla scenografia di John Paul Kelly, perfetta nel ricostruire una città e un'epoca. Bravi gli attori, specie i protagonisti. Paiono perfino sprecati, perché da loro Baird si accontenta di interpretazioni che sono soprattutto imitazioni." (Maurizio Cabona, 'Il Messaggero', 3 maggio 2019)
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