St. Vincent

USA - 2014
3/5
St. Vincent
Maggie è una madre single che si trasferisce nella nuova casa a Brooklyn con il figlio 12enne Oliver. Costretta a restare fuori casa a lungo per lavoro, Maggie non ha altra scelta che lasciare Oliver alle cure del vicino di casa, Vincent, un bisbetico in pensione con un debole per l'alcol e il gioco d'azzardo. Vincent e Oliver daranno così vita a una improbabile amicizia che aiuterà il ragazzo a crescere e a capire che Vincent, in fondo, è un uomo incompreso e di buon cuore.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT, 35 MM
  • Produzione: TED MELFI, PETER CHERNIN, FRED ROOS, JENNO TOPPING PER CHERNIN ENTERTAINMENT, CRESCENDO PRODUCTIONS, GOLDENLIGHT FILMS, THE WEINSTEIN COMPANY
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 18 Dicembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Costretta a lavorare fino a tardi, Maggie (Melissa McCarthy) non ha altra scelta che lasciare il figlio dodicenne Oliver (Jaeden Lieberher) nelle mani del loro nuovo vicino, Vincent (Bill Murray), un pensionato scorbutico con la passione per l'alcool e per le scommesse. Insieme ad una spogliarellista russa e gravida di nome Daka (Naomi Watts), Vincent coinvolgerà Oliver nella sua routine quotidiana, portandolo all'ippodromo, in uno strip club e al baretto di fiducia.
Commedia umana ricca di humour e chiaroscuri, con un cast di prim'ordine e il solito, magnifico, Bill Murray. E' St. Vincent, debutto alla regia dello scrittore e sceneggiatore Ted Melfi, che cuce sull'attore di Lost in Translation un abito su misura e offre al Natale una proposta d'intrattenimento alternativa ai cine-panettoni ammuffiti di casa nostra. Dopo la parentesi ingessata di A Royal Family (dove impersonava Frank Delano Roosevelt), a Murray viene offerta la possibilità di rifare quello che gli viene meglio, ovvero l'Arcibaldo cinico, bifolco e stempiato che rivela a poco a poco un cuore d'oro. E se il personaggio impone al racconto le proprie traiettorie redimenti, la performance catalettica e insieme esplosiva di Murray (una sua specialità) monopolizza il film dall'inizio alla fine, smorzandosi appena in dirittura d'arrivo, quando anche lui viene vinto dal sentimentalismo natalizio à la Bing Crosby. La sceneggiatura di Melfi non è né troppo originale né smaccatamente derivativa, si rifà a una tradizione di lungo corso (lo stesso Murray nel 1988 ha interpretato un personaggio simile in S.O.S. Fantasmi), ma la reinterpreta con la dovuta freschezza e il sufficiente mordente. Molte situazioni funzionano grazie alla riuscita della battuta, altre si affidano allo slapstick e convincono meno.
Ma i Weinstein (produttori) sanno come confezionare e vendere un film, Brooklyn si conferma la culla della commedia sofisticata (mentre la bella fotografia di John Lindlay la illumina a nuovo), e tutti i comprimari – a partire dal piccolo Jaeden Lieberher, ma anche Naomi Watts e Melissa McCarthy si cimentano bene in ruoli inediti, e colpisce la verve di Chris O ‘Dowd nella parte di un euforico prete/insegnante di religione – si rivelano degne spalle dell'unico e assoluto protagonista. Può attraversare il mercatino rionale in shorts, ciabatte e calzini grigi; può ballare davanti a un pelosissimo gatto, cantare Shelter from the Storm di Bob Dylan o può anche solo alzare un sopracciglio: tutto quello che fa è giusto, spassoso, necessario. Evviva St. Murray!

NOTE

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBE 2015 PER: MIGLIOR FILM E ATTORE PROTAGONISTA (BILL MURRAY) PER LA CATEGORIA COMMEDIA/MUSICAL.

CRITICA

"Di primo acchito lo definiremmo melenso e sentimentaloide, ma «St. Vincent» possiede una qualità che ne rialza notevolmente il valore e cioè gli interpreti dominatori dei rispettivi ruoli, corpi, dialoghi e caratteri." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 dicembre 2014)

"'St. Vincent' è il classico film che è più di quel che promettono storia e regia, perché la sua forza è negli attori: Murray è formidabile nel ruolo per antonomasia di Murray, lo sfatto, cinico, bukowskiano dal cuore d'oro; Naomi Watts mette pancione vero e accento russo fittizio a una prostituta adorabile; la McCarthy ha altrettanto peso scenico e il giovincello Lieberher futuro roseo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 18 dicembre 2014)

"Vecchio cinico ingentilito dall'infanzia. (...) un gradevole esempio della categoria grazie a un Bill Murray bravo ad aggiungere al suo sottile stile catatonico una sgradevolezza figlia dell'alienazione. Si sente lo stile eccentrico di Wes Anderson attraverso il rapporto schietto adulto-bambino (in 'Rushmore' di Anderson c'era già un Murray mentore sui generis) e l'uso di alcuni ralenti avulsi da qualsiasi tono epico. Memorabile scena con Murray che canticchia male e fuori tempo 'Shelter From the Storm' di Bob Dylan. Catturando perfettamente l'anima di un perdente orgogliosamente stonato." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 18 dicembre 2014)

"Mamma mia, quanta melassa. L'esordiente Ted Melfi, autore anche dell'indisponente sceneggiatura, ha l'animo del ricattatore. (...) Tutto straprevisto, zuccheroso e insulso. Inutilmente bravo il grande Bill Murray." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 dicembre 2014)

"Il vecchio e il bambino, ennesima storia di educazione sentimentale alla rovescia: è il bambino che ispira il vecchio. (...) Oliver (...) ha sufficienti disgrazie e già sorniona simpatia per stare in qualsiasi commedia del genere. Si alza sulla media solo per un motivo: Murray e cast. Niente di diverso dall'oziosa, narcisistica contemplazione dell'umana debolezza, tra sarcasmo e malinconica sfiducia, ma è ammirevole il tempismo con cui decide una scena, un dialogo, una gag. Non sfigura Naomi Watts, che si diverte e diverte a inventarsi prostituta russa dal cuore tenero. Giovane cineasta italoamericano con papà ex mala, Melfi fa il suo mestiere." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 19 dicembre 2014)
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