Splice

CANADA, FRANCIA, USA - 2009
3/5
Splice
Clive ed Elsa, due giovani e ambiziosi scienziati, oltrepassando qualsiasi confine etico e legale decidono di combinare il DNA umano con quello di animali diversi creando così una creatura fantastica, chiamata DREN. Ben presto, però, il loro esperimento si rivelerà uno dei più grandi errori commessi dalla scienza.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, THRILLER
  • Produzione: COPPER HEART ENTERTAINMENT, DARK CASTLE ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: VIDEA-CDE (2010) - DVD E BLU-RAY: VIDEA-CDE (2011)
  • Data uscita 13 Agosto 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Clive (Adrien Brody) ed Elsa (Sarah Polley) sono giovani, carini e occupati: a far (fanta)scientifiche cazzate.  Oltrepassando confini etici e steccati legali, combinano Dna umano e animale, partorendo l’acronimo di quel che sono, nerd: Dren (Delphine Chaneac) ha coda da scorpione, zoccoli, ali, viso da Bjork, cranio solcato e appetiti da mangusta.
Frullando Frankenstein, Alien e – prima di Cameron – Na’vi, Vincenzo Natali, già regista dell’interessante Cube, porta sullo schermo un progetto accarezzato per 10 anni e “catalizzato” da Guillermo Del Toro, produttore esecutivo o, meglio, nume tutelare: tra complessi edipici e perversioni sessuali, maternità negata e poi delegata, derive incestuose e approdi luttuosi, Splice – traducibile in giunzione, sutura – sconfessa parte delle (im)morali premesse, ma tiene alta la tensione e, soprattutto, non molla il triangolo lui, lei, l’altra – ma davvero altra – fino alle estreme conseguenze. Niente di nuovo, ok, ma non pochi punti di questa sutura vanno a segno: “il miracolo dell’osceno” fa scena, la creazione del mostro indaga la mostruosità del creato, il determinismo va – letteralmente – a farsi fottere. Comunque, una ferita aperta: e no, non è fantascienza.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE GUILLERMO DEL TORO.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 3 FEBBRAIO 2011 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Manipolare il Dna, giocare a fare Dio, creare la vita e sconfiggere la morte...Dai tempi del povero Frankestein il cinema - malamente ispirato ai progressi della scienza - si diverte a prendere in giro i misteri del creato. E, dovendo giocare pesantemente di fantasia, spesso lo fa con voluto cattivo gusto, da b-movie per intenderci. In questa ottica, il nostro 'Splice' fa la sua porca figura. (...) La prima parte del film si sviluppa dunque secondo copione, con aggravante psicotica di entrambi gli umani (la pupetta tutto sommato è la più normale). Nella seconda però il nostro Vincenzo Natali - canadese, già regista di 'The Cube'- decide di inserire una chiave un po' più hard, tanto per scaldare le poltrone (...). Se Natali è un cultore del genere scadente (e la scelta degli attori, soprattutto quelli di secondo piano, avvalora questa ipotesi) allora bisogna dire che ha raggiunto con una certa gloria l'obbiettivo. Se voleva invece fare incasso, la soddisfazione sarà magra. Però bisogna dire che 'Splice' è uno di quei film che rischiano di farti fare due risate anche fra trent'anni. Chissà..." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 20 agosto 2010)

"Nel repertorio della fantascienza orrorifica, le storie di scienziati che lanciano folli sfide alla natura hanno sempre occupato un posto di riguardo. Chi vuole aggiornare, oggi, il mito di Frankenstein ricorre al tema controverso della genetica: lo fa Vincenzo Natali (il regista del fortunato 'Cube') affrontando un soggetto alla David Cronenberg. (...) Anche se non perfettamente riuscito (alcune piste narrative rimangono irrisolte), li nuovo film del regista canadese è appassionante. Gli effetti speciali sono al servizio dei risvolti psicologici della vicenda, dove giocano il desiderio di essere genitori, le relazioni d'amore, l'ombra dell'incesto; e dove le fasi freudiane e il complesso di Edipo sono sintetizzati nella rapida crescita della creatura. Senza insistere troppo sulle considerazioni etiche e morali, e prima di arrendersi alle convenzioni dell'horror (la parte finale), 'Splice' supera i limiti del genere per esplorare in modo non ovvio i rapporti ambigui, perturbanti e proibiti all'interno di una pur strana famiglia." (Roberto Nepoti, 'Repubblica', 14 agosto 2010)
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