Spider-Man: No Way Home

USA - 2021
4,5/5
Spider-Man: No Way Home
Spider-Man è smascherato e non può più separare la sua vita privata dalle grandi responsabilità di essere un Supereroe. Quando chiede aiuto a Doctor Strange, la posta in gioco si fa sempre più rischiosa e lo porterà a scoprire cosa significa realmente essere Spider-Man.
  • Durata: 148'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA, AVVENTURA
  • Tratto da: personaggio dei fumetti creato da Steve Ditko e Stan Lee
  • Produzione: KEVIN FEIGE, AMY PASCAL PER MARVEL STUDIOS, PASCAL PICTURES, COLUMBIA PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 16 Dicembre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Portali e multiverso. Per comprendere pienamente la portata del nuovo Spider-Man: No Way Home non si può prescindere da una consapevolezza maturata sul campo, cinematograficamente sdoganata dal magnifico Into the Spider-verse del 2018 (fino a questo momento, forse, il più bel film mai fatto sull’Uomo Ragno) e, più ampiamente, cullata ormai da tempo dal MCU tutto, tra lungometraggi, serie tv, Avengers e quant’altro.

Terzo capitolo della nuova era, ancora una volta diretto da Jon Watts, No Way Home riprende cronologicamente lì dove Far From Home aveva lasciato: l’identità di Peter Parker (Tom Holland) è stata svelata in mondovisione da Mysterio (Jake Gyllenhaal) poco prima di morire e il mondo si divide tra chi continua a sostenere Spider-Man e chi, come il giornalista J. Jonah Jameson (J.K. Simmons), lo etichetta come pericolosa omicida. La situazione è insostenibile per Peter e i suoi affetti più cari, l’amata MJ (Zendaya) e l’amico Ned (Jacob Batalon), oltre ovviamente zia May (Marisa Tomei) e Happy (Jon Favreau).

L’unica possibilità è tentare di affidarsi a Doctor Strange (“chiamami Stephen”) – Benedict Cumberbatch – e far dimenticare a tutto il mondo quello che ha appena scoperto. L’incantesimo, neanche a dirlo, si inceppa e anziché rimediare il risultato è potenzialmente catastrofico: i primi squarci del multiverso catapulteranno vecchi nemici di Spider-Man in “questa” realtà.

“Tu non sei Peter”.

Benedict Cumberbatch stars as Doctor Strange and Tom Holland stars as Spider-Man/Peter Parker in Columbia Pictures’ SPIDER-MAN: NO WAY HOME

Otto Gunther Octavius aka Doctor Octopus (Alfred Molina), il professor Norman Osborn aka Goblin (Willem Dafoe), Maxwell Dillon aka Electro (Jamie Foxx), Curtis Connors aka Lizard (Rhys Ifans) e Flint Marko aka Sandman (Thomas Haden Church) si ritrovano al cospetto sì di Spider-Man, ma di uno Spider-Man che non conoscono.

È questo il primo, grande colpo a sorpresa (in realtà abbastanza anticipato dai vari trailer e altre fughe di notizie quali, ad esempio, il breve cammeo di Matthew Michael “Matt” Murdock aka Daredevil) di un film costruito non solo per sorprendere ma, soprattutto, anche per emozionare.

Visivamente sensazionale (aspetto questo ingigantito dalla presenza di Doctor Strange e le varie dimensioni a specchio che ricordano da vicino le magie ottiche di Inception), No Way Home non si accontenta di intrattenere con l’apparato spettacolare ed effettistico ma gioca con straordinaria intelligenza con le infinite possibilità del multiverso, arricchendo addirittura il discorso iniziato con il già citato film d’animazione diretto nel 2018 da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman.

Spider-Man: No Way Home

Le “limitazioni” del live-action vengono aggirate con una nonchalance incredibile, alternando situazioni di dramma puro (un lutto tra i più dolorosi) ad alleggerimenti divertenti e liberatori, ma quello che rende unico questo capitolo (per distacco il più bello dell’ultima trilogia) è la capacità di far dialogare in maniera commovente i tre archi narrativi dell’ultimo ventennio della storia cinematografica del personaggio principale, i suoi tre diversi universi, le sue sfumature caratteriali e fisiche, i suoi ricordi, le sue perdite, i rimpianti e i rimorsi.

Ma anche la sua natura “incredibile, incredibile, incredibile” (amazing…) e la sua caratura morale, etica, proiettandone in questo modo – mai come stavolta – la dimensione epica nell’alveo del Marvel Cinematic Universe.

Bellissimo, strepitoso. Imperdibile. Con un finale di una maturità dolente e per nulla consolatorio.

E due scene bonus a metà e a fine titoli di coda che naturalmente vi consigliamo di non perdere. Venom e il nuovo, prossimo film su Doctor Strange vi impongono di non mancarle.

 

NOTE

- IL FILM CONCLUDE LA TRILOGIA DELL'HOMECOMING CHE COMPRENDE: SPIDER-MAN:HOMECOMING (2017), SPIDER-MAN: FAR FROM HOME (2019).

- NEI CINEMA ITALIANI IL PRIMO GIORNO DI PROGRAMMAZIONE, CON 385.507 PRESENZE, HA REGISTRATO UN INCASSO RECORD DI 2.915.722 EURO (CINETEL).

- CANDIDATO AGLI OSCAR 2022 PER MIGLIORI EFFETTI SPECIALI.

CRITICA

"Spider-Man: No Way Home completa la trilogia dell' Homecoming di Jon Watts (...) nel migliore dei modi - e mondi - possibili: è un' opera superlativa (...) Serve, tra le altre cose, a ricordare che non tutti i film grandi sono grandi film (...) Non è appunto questione di dimensioni, bensì di materia cinematografica, dunque umana, umanissima: in termini di sacrificio di sé, accettazione dell' altro e del diverso, perdono e non vendetta, (Statua della) libertà e non difesa (lo scudo di Captain America), verità prima di giustizia, appunto umanesimo, No Way Home è summa coraggiosa, preziosa, perfino - con quel che c' è in giro tra sala e piattaforme - necessaria. Il romanzo di formazione di Peter Parker arriva a conclusione, la domanda del suo (fu) mentore Tony Spark "Are you the Spider-Boy?" trova risposta nel Man." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 16 dicembre 2021)

"Metà cartoon, metà dramma adolescenziale, farcito di " fanservice", Spider-Man: No Way Home riassume vent'anni di cinema del supereroe Marvel; però, ben congegnato com' è, non esige il ripasso dei film precedenti. E il ritmo è abbastanza travolgente da sorvolare sulle incongruenze in cui si incappa ogni volta che si entra nel metaverso." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 dicembre 2021)

"No Way Home rintroduce il protagonista - che a noi verrebbe spontaneo chiamare ancora Uomo Ragno - nel suo habitat originario, l' iconografia imprescindibile dello skyline di guglie, vetri e acciai della Grande Mela dove subito inizia a librarsi nelle sue spettacolari e paurose danze sul vuoto sottraendosi al cinismo e l' isteria dei punticini umani inchiodati al suolo. Un fattore positivo, in surplus, è costituito dal fatto che il racconto assuma un minimo di rigore svincolandosi dalle ormai insopportabili pantomime buffonesche: per la prima volta nell'era Holland (...) viene inserita una componente tragica e, anzi, ci sembra che il supereroe funzioni molto meglio sotto tutti i punti di vista quando viene investito da un mare di disgrazie.Riguardo ai possibili sottotesti, per così dire, revisionisti, il protagonista tenta più di guarire che battere gli arcinemici, ciascuno dei quali è portatore del suo superpotere come se fosse una sorta di handicap. Allora, qui s' intravede un pizzico di revisionismo, il Male sarebbe una patologia che si può inoculare come un siero? Non mancano, però, i difetti e il risultato finale neppure stavolta coinvolge in profondità: allungato inutilmente, il film spreca il ricco bonus della fedeltà e la nostalgia dei fan e mano a mano non fronteggia l' effetto di sazietà e delusione provocato dall'overdose d' ibridazioni, effetti speciali digitali e strizzatine d' occhio rivolte, di fatto, in esclusiva a chi è in grado di masticare l'abc dei meccanismi del crossover fumettistico (cioè una storia che vede agire insieme personaggi che normalmente agiscono separati in collane diverse). In ogni caso -e non è un risultato da buttare via- nei tre comparti drammaturgici in cui l' azione curiosamente si divide non scemano la simpatia, la vivacità e la pertinenza del Peter Parker reso dall'emergente Thomas Stanley Holland (...)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 dicembre 2021)
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