SPECIES - SPECIE MORTALE

SPECIES

USA - 1995
Da un laboratorio segreto in Utah sfugge alla morte Sil, una bambina, frutto di un'ibridazione tra cellule umane e un DNA suggerito via etere da ignoti extraterrestri, le cui inquietanti caratteristiche hanno spaventato il direttore del progetto, Xavier Fitch, che organizza una squadra per distruggere l'essere, composta da un killer, Press Lennox; un antropologo, Stephen Arden; un sensitivo, Dan Smithson; una biologa molecolare, Laura Baker. Un esperimento di Fitch per sviluppare un genoma puro dell'alieno provoca quasi la morte di Laura e Press. Frattanto Sil, cresciuta rapidamente, si reca ad un locale dove cerca di sedurre un uomo ed uccide la rivale. Scappa quindi con un altro partner, ma a casa di costui lo respinge inspiegabilmente e lo uccide. La squadra poi scopre che Sil deve aver "sentito" che l'uomo, diabetico, era inadatto per la riproduzione. Fuggendo, la creatura viene investita e portata all'ospedale, dove ricostituisce inspiegabilrnente la spalla fratturata davanti all'incredulo medico, e poi si rifugia dal suo soccorritore, col quale tenta un rapporto in piscina, ma deve sopprimerlo per il sopraggiungere della squadra. Poi sequestra una donna e le si istalla in casa e quindi si amputa un pollice, che le ricresce in un attimo; ruba un'automobile e la riempe di taniche di benzina; attira l'attenzione della squadra e fa esplodere l'automobile con l'ostaggio, lasciando il moncone come prova della sua morte. Invaghitasi di Press, lo segue in albergo, ma questi entra nella camera di Laura, con la quale ha un flirt da tempo, ed allora l'aliena si consola con Arden, restando incinta ed uccidendolo. Dan avverte la sua presenza, ma la creatura fugge nelle fogne, dove l'acqua si mescola ad idrocarburi. Là dà alla luce un altro ibrido. La caccia è pericolosa, perché anche il piccolo mostriciattolo è violento ma viene eliminato. Furiosa, la madre tenta di uccidere Dan e Press che le amputa un tentacolo. Successivamente viene arsa viva nel petrolio.

CAST

NOTE

REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1996

CRITICA

Se nell'ambientazione dell'epilogo sono evidenti le memorie del primo Alien, la parentela tra Sil e il mostro del film di Ridley Scott è lampante (l'autore, il premiato Hans Rudi Giger, è lo stesso). Vogliamo spingerci fino a vedere in Specie mortale simbologie prenatali (i cunicoli uterini) o allegorie di maternità frustrata? " più prudente limitarsi a considerarlo un thriller fantascientifico di pura evasione, nei limiti, peraltro, accurato ed efficace. (La Repubblica, Roberto Nepoti, 4/3/96)
Disegnata dal talento di H. R. Giger (il papà di Alien), Specie mortale ha raccolto un certo successo in patria, grazie all'accoppiata sesso e mostri, ma Roger Donaldson non è capace di mettere un'idea portante alla materia, la lascia allungarsi sugli effettacci horror, sulle copulazioni mostruose, in un ritmo lentissimo e senza l'ombra di vera suspence: c'è solo il trionfo barocco del Trucco Ripugnante. Il contesto ha questa mantide sexy omicida è la Los Angeles dove tutto è possibile e dove ciascuno al momento giusto urla "oh mio Dio!" mentre alla fine i ragazzacci si consolano con "tutto ok, tutto a posto, tesoro". Il confine col ridicolo è spesso superato e il racconto offre la spiacevole sensazione di girare a vuoto. (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 15/2/96)
Donaldson, che nelle interviste parla di metafora del colonialismo e delle invasioni (oltre al proprio Dna gli alieni inviano sulla Terra tecnologia "pulita" e benefica, come fece a suo tempo l'Occidente civilizzatore), si perde ben presto dietro ai cliché del film d'azione. Quanto al look della creatura, che alterna i canonici 90-60-90 a fattezze da locusta, è curato dal Giger di Alien. Ma tanto è vistosa l'eredità del film capostipite, quanto pallida l'eco della sua forza. Se questi sono i kolossal fantastici di oggi, ridateci la cara vecchia serie B. (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 12/2/96)
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