Spanglish

2004
Spanglish
Flor arriva a Los Angeles. Viene dal Messico insieme a sua figlia Cristina, in fuga dal loro mondo, in cerca di lavoro e di una vita migliore. Viene assunta da John e Deborah Clasky come governante, ma il suo spirito d'adattamento deve fare i conti con le barriere linguistiche, con lo sbocciare della femminilità di sua figlia e con l'eccentrico stile di vita dei nuovi datori di lavoro...
  • Altri titoli:
    Spanglish - Quando in famiglia sono in troppi a parlare
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Produzione: COLUMBIA PICTURES CORPORATION, GRACIE FILMS
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (2005)
  • Data uscita 15 Aprile 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Abbandonata dal marito, la bella messicana Florentia (Paz Vega) decide di lasciare la terra natia per tentare miglior sorte negli Stati Uniti. Insieme alla figlioletta Cristina (Victoria Luna, Shelbie Bruce) rimane ovattata per sei anni nella comunità latinoamericana di Los Angeles. Poi, costretta dalle ristrettezze economiche, affronta un timido approccio con l'integrazione: fare la governante in casa Clasky sarà il "suo primo ingresso in un Paese straniero". Padre amorevole e marito modello, lo chef John Clasky (Adam Sandler) deve combattere quotidianamente con le ansie e l'egocentrismo della moglie Deborah (Téa Leoni), incapace di stabilire un rapporto sereno con lui e i due figli. Le barriere linguistiche, le differenze culturali e l'entusiasmo dilagante di Cristina di fronte al lusso di casa Clasky acuiranno le difficoltà d'inserimento per Flor, impossibilitata a dimenticare le sue origini. Commedia agrodolce scritta e diretta da James L.Brooks (Voglia di tenerezza, Qualcosa è cambiato), Spanglish - termine con cui viene indicata la commistione linguistica di spagnolo e inglese, dialetto parlato da circa 40 milioni di ispanici che vivono negli States - si sviluppa prendendo le mosse dal ricordo di Cristina, figlia della protagonista, ora in procinto di iscriversi all'università. Forte di un'interpretazione corale più che discreta - Paz Vega è tanto bella quanto genuina, Adam Sandler teneramente imbolsito e Téa Leoni un vulcano inarrestabile - il film dimostra ancora una volta quanto la maestria dello sceneggiatore James L.Brooks prevalga sull'anonimità del regista James L. Brooks: ricercatezza e tratteggio cristallino nella fisionomia dei personaggi (a tal proposito, un eccellente Cloris Leachman presta il volto ad Evelyn, mamma giovialmente alcolizzata di Deborah) hanno la meglio su una direzione d'insieme decolorata e priva di qualsivoglia slancio. Terribilmente fastidioso il doppiaggio riservato alla giovane Shelbie Bruce, eccessivamente enfatico quello per Téa Leoni.

CRITICA

"James L. Brooks è una vecchia volpe del cinema, ma stavolta sembra un po' smarrirsi, come se fosse incapace di destreggiarsi in una storia che non gli appartiene. (...) Nel tentativo di cavalcare l'attualità, sottolineata anche dal titolo che revoca quella lingua inesistente eppure ampiamente diffusa che è un misto di inglese e spagnolo, ci si perde nel luogo comune che lascia intuire qualsiasi passaggio narrativo. E alla fine sfuma anche il divertimento, anche perché da noi che razza di spanglish è quello che si parla doppiato?" (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 15 aprile 2005)

"Il film ha un'anima divisa in due: da un lato la volontà di produrre situazioni divertenti a partire dallo shock culturale; dall'altro l'ambizione di dar maggiore spessore ai personaggi e di toccare argomenti più seri, compreso il confronto di classe. Non sempre Brooks riesce a trovare l'equilibrio necessario. Di tenore vario anche le parti comiche: troppe le crisi isteriche della Leoni, fiacche alcune situazioni al ristorante di Sandler. Nel suo complesso, tuttavia, superiore alla media del genere." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 aprile 2005)

"In America c'è un regista che gira un film ogni sei-sette anni e ogni volta lascia il segno anche se pochi se ne accorgono perché non fa arte, non cerca lo stile, non lavora su materiali insoliti ma usa una forma vicinissima a uno dei gradini più bassi (e potenti) della cultura popolare: la sit-com.
Parliamo di Albert L. Brooks, l'autore di 'Voglia di tenerezza', di 'Broadcast News', di 'Qualcosa è cambiato'. Prima di darsi al cinema Brooks sfornava pietre miliari della tv, da 'Taxi' fino ai 'Simpson'. Uno così ha un occhio e un orecchio finissimo, l'ideale per cogliere i grandi cambiamenti sociali e trasformarli in storie di tutti i giorni. E 'Spanglish', dal nome dell'impasto di spagnolo e di inglese parlato dai 40 milioni di latinos che vivono negli Usa, funziona proprio in questo modo. (...) Il resto non si racconta ma il crescendo di equivoci, incomprensioni e inconfessate attrazioni reciproche, conquista per la finezza del lavoro sugli interpreti e sul non detto, per la sceneggiatura che concede massima attenzione ad ogni personaggio e punto di vista. E per certe scenette folgoranti, come il flirt raccontato in una sola inquadratura (i capelli che sbattono al vento in spider). O l'amore represso che si esprime non in baci e parole ma in delicati manicaretti. Com'è logico avendo avuto l'intelligenza di prendere per protagonista un comico come Sandler." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 aprile 2005)

"'Spanglish' sembra una commedia leggerina che ricalca stancamente il modello dell'arrivo dello straniero che fa da detonatore in una crisi familiare strisciante. Ma il regista è James L. Brooks, autore di 'Voglia di tenerezza' e 'Qualcosa è cambiato', che ha la vocazione per la fusione di melodramma e commedia e un certo sguardo profondo sulle insoddisfazioni sentimentali all'interno della famiglia. In questo caso piega lo schema della bella presenza che si mette inevitabilmente tra moglie e marito al trend multietnico e interrazziale e stempera il politicamente corretto della tolleranza verso lo straniero nella comprensibile attrazione esercitata dalla domestica Flor sul frustrato John. Il rapporto speciale che nasce tra i due si sviluppa tra le gag che scaturiscono dalla problematica convivenza, dalla naturale gelosia della dispotica Deborah e dai momenti di tenerezza. Il film soffre però di prolissità, di un'eccessiva ruffianeria nei confronti della comunità ispanica, una delle più numerose in America e della pretesa eccezionalità di una storia d'amore vissuta nonostante le barriere linguistiche e culturali. Un po' impacciato Adam Sandler, più a suo agio in commedie tipo 'Terapia d'urto' e 'Waterboy'". (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 16 aprile 2005)

"Il papà Adam Sandler, clone di Taricone ma meno bravo, è un cuoco; la mamma Tèa Leoni una nevroticona, la figlia è da supersize; fortuna che c' è la nonna dal tocco sofisticato. Però non è Mel, è James L. Brooks, esperto di voglie di tenerezze: la commediola ha l'andatura di una parlatissima sitcom, ma è come vederne 10 puntate di fila: effetto noia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 aprile 2005)
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