SOTTO CORTE MARZIALE

HART'S WAR

USA - 2002
SOTTO CORTE MARZIALE
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il tenente Thomas Hart, studente di legge prima dello scoppio del conflitto, deve difendere un pilota americano di colore dall'accusa dell'omicidio di un sergente bianco all'interno di un campo di prigionia tedesco.
SEGUE
A capo della corte marziale c'è il colonnello William McNamara, ufficiale americano più alto in grado tra i prigionieri. Ben presto Hart si renderà conto che il processo non è altro che una copertura per distrarre i carcerieri tedeschi e attuare un piano per fuggire e distruggere il deposito munizioni nazista.
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA
  • Tratto da: ROMANZO OMONIMO DI JOHN KATZENBACH
  • Produzione: CHEYENNE ENTERPRISES, DAVID FOSTER PRODUCTION, DAVID LADD FILMS, MGM
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX
  • Data uscita 31 Maggio 2002

CRITICA

"Tra il film processuale e il dramma bellico, 'Sotto corte marziale' è vittima di un montaggio raffazzonato e dell'interpretazione sbagliata di Bruce Willis (McNamara). Per fortuna c'è anche Colin Farrell (Hart). Il regista Gregory Hoblit ('Schegge di paura', 'Il tocco del male') ha fatto di meglio". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 31 maggio 2002)

"C'è qualcosa di invecchiato in questo film complicato e impossibile, eppure, nonostante tutto, Bruce Willis con quella faccia da cane cattivo e con i modi brutali, rimane a suo modo sempre bravo e conquista gli spettatori". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 31 maggio 2002)

"Più che dalle parti del blockbuster di guerra tipo 'La grande fuga', le analogie vanno ricercate in film come 'Stalag 17' o, addirittura, 'La grande illusione'. L'idea di partenza è far affiorare un episodio di razzismo e mettere al centro dei fatti un soldato di colore circondato dal malvolere dei commilitoni (...) Dando prova di discrete capacità manipolative, per buona parte delle due ore Hoblit ('Frequency') riesce a tenere alti la tensione e l'interesse dello spettatore. Ma è un peccato che la sceneggiatura vada a parare in un finale convenzionale e moralistico, che sventola la bandiera del patriottismo nuocendo alla credibilità del tutto". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 2 giugno 2002)

"La recita dell'onore e della giustizia prevede per lo spettatore il passaggio anche dalle forche caudine delle grandi manovre dell'idealismo militare americano, pompato ciclicamente al cinema. Fatta la tara, c'è da divertirsi. Con un impianto teatrale, che sapientemente riesce a offrire anche momenti spettacolari". (Silvio Danese, 'Il giorno', 7 giugno 2002)

"La cosa più simpatica del film, tratto da un romanzo di John Katzenbach, è che non ci sono 'buoni': o meglio, gli unici buoni sono i principi dell'eroismo americano che escono illesi e corroborati dalla sporca vicenda della guerra. La storia è appassionante quanto piena di approssimazioni e inverosimiglianze, e dopo una prima mezz'ora da war-movie appassionante, si siede diventando il solito film di stampo processuale, con dialoghi e situazioni retorici e colpi di scena telefonati". (Emiliano Morreale, 'Film Tv', 9 giugno 2002)
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