Sos Laribiancos - I dimenticati

ITALIA - 1999
Sos Laribiancos - I dimenticati
TRAMA CORTA
Un gruppo di poveri soldati sardi si trova a combattere in Russia una guerra di cui non sanno nulla. Tali sono le difficoltà che nel ricordo perfino la fame e la miseria patite al loro paese diventano un dolce ricordo in confronto alla follia del "fronte bianco".

TRAMA LUNGA
Sardegna, 1942. Nel piccolo borgo di Arasole la tranquilla sonnolenza della vita quotidiana viene scossa dall'arrivo delle cartoline di richiamo alle armi. Gli uomini in breve tempo partono, destinati a raggiungere il fronte russo. Ciascuno di loro lascia nel paese situazioni differenti: molta povertà familiare, storie sentimentali appena rivelate, qualche tradimento coniugale, le piccole invidie tra i 'notabili' locali. Ma giunti a destinazione tutti si ritrovano in uno scenario cento volte peggiore: fango, sporcizia, paura e pericolo di morte incombente dominano le giornate in una pianura sterminata con la neve che copra il paesaggio a perdita d'occhio. Appostati in un caposaldo isolato, gli uomini aspettano gli eventi. Passano i giorni e non succede niente. La sensazione di essere stati abbandonati diventa a poco a poco certezza. Quando il cibo scarseggia e le malattie si fanno strada, la sopravvivenza diventa l'unico traguardo possibile. E mette l'uno contro l'altro. Uno scampato, ora anziano, racconta ad una giovane giornalista quel terribile e spaventoso periodo.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: GUERRA
  • Tratto da: romanzo "Quelli dalle labbra bianche" di Francesco Masala
  • Produzione: ARCIPELAGO CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: LANTIA CINEMA & AUDIOVISIVI

CRITICA

"Più debole nella cornice narrativa, il film prende quota nelle scene della vita di paese e culmina in una sequenza bellica realizzata con efficacia". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica, 28 gennaio 2001)

"Livi ha affrontato la terribile episodica di una guerra non sentita e anzi detestata, fitta di privazioni tali da toccare, appunto, con il cannibalismo, i margini dell'orrore. Seguendo, però, sul filo delle fantasticherie e dei ricordi dei singoli, anche i loro momenti più quieti nel borgo, quando ancora la guerra non li aveva coinvolti (...) Certo, un'impresa non facile da condurre in porto e del tutto priva di quei ritmi narrativi e di quegli elementi spettacolari di cui pure si valgono anche i film più crudeli di guerra. Merita comunque attenzione. Anche per la spontaneità con cui la sostengono degli interpreti, alcuni non professionisti, altri usciti dalle fila dei teatri sardi, votati tutti alla verità. E alla concretezza". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 29 gennaio 2001)
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