Sono un agente FBI

The FBI Story

USA - 1959
Nel 1924, Chip Hardesty, Sam Crandall e Harry Dakins, agenti dell'F.B.I. a Knoxville, ricevono l'ordine di presentarsi a Washington per un rapporto al nuovo direttore. Però prima di partire, Chip sposa una graziosa ragazza, Lucy Ballard, alla quale promette di dare le dimissioni. A Washington il nuovo direttore, Edgard Hoover, dice ai suoi uomini di voler fare dell'F.B.I. un'organizzazione efficiente: Chip ne ha una buona impressione e decide di rimanere in servizio. Viene quindi inviato, con un gruppo di colleghi, nella Louisiana del Nord per arginare la violenza del Ku Klux Klan. L'anno dopo Chip si trasferisce con la famiglia nel Middle West, dove pericolosi malviventi come 'Pretty boy' Floyd, John Dillinger e 'Baby Face' Nelson svolgono la loro nefasta attività. In uno scontro a fuoco con Nelson, Sam Crandall viene ucciso. Dillinger, Floyd ed altri celebri banditi vengono eliminati. Per alcuni anni Chip presta servizio presso la sede centrale dell'F.B.I.: in Florida 'Ma' Barker e suo figlio vengono uccisi in uno scontro con gli agenti, Alvin Karpis si arrende, 'Machine Gun' Kelly si lascia arrestare. Segue un periodo di calma. Chip e Lucy hanno tre figli: Mike, di 18 anni, Anne di 17 e Jennie di 16. Quando i Giapponesi bombardano Pearl Harbor, gli uomini dell'F.B.I. arrestano tutte le persone sospette. Al centro di addestramento dell'F.B.I. c'è anche il figlio di Sam Crandilll, George, da tempo innamorato di Anne, figlia di Chip. Mike si arruola volontario. Più tardi, mentre si festeggia l'anniversario del matrimonio di George ed Anne, giunge la notizia della morte di Mike, avvenuta a Iwo Jima. Finita la guerra, l'F.B.I. dovrà difendere la Nazione da un nuovo nemico, il comunismo.

CAST

CRITICA

"Nonostante l'eccessiva ampiezza, che ne attenua a tratti l'interesse, la rievocazione dell'attività della polizia investigativa americana risulta avvincente; mentre le vicende familiari del protagonista destano talvolta commozione. Nel complesso si tratta di un buon film; gradevole il colore". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 47, 1960)

"Prolisso, retorico ma anche avvincente inno al Federal Bureau, indistruttibile congegno per far la festa a banditi, evasori e financo comunisti. Una sviolinata col taglio del documentario, in cui il cinquantenne James Stewart, allampanato prototipo dell'americano medio, dà credibilità a un travet in divisa stritolato dagli ingranaggi della macchina statale". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 3 giugno 2001)
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