Song'e Napule

ITALIA - 2013
3/5
Song'e Napule
Napoli. Paco, pianista raffinato e disoccupato, grazie a una raccomandazione è riuscito a entrare in Polizia. Tuttavia, la carriera nell'arma poco gli si confà, tant'è che è stato relegato in un deposito giudiziario. Poi, un giorno, arriva la svolta: il commissario Cammarota, mastino dell'anticrimine sulle tracce di un pericoloso killer della camorra - di cui nessuno conosce il volto e per questo detto "O' fantasma" -, ha bisogno di un poliziotto che sappia suonare il pianoforte per infiltrarsi nella band di "Lollo Love", noto cantante neomelodico. Il cantante, infatti, si esibirà al matrimonio della figlia del boss di Somma Vesuviana e c'è un'alta probabilità che "O' fantasma" sia presente alla cerimonia. Detto fatto, Paco si ritrova a rischiare la vita in prima linea e a suonare una musica che gli fa schifo, vestito come un cafone. Eppure, questa sarà la svolta della sua vita...
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: LUCIANO, LEA E DANIA MARTINO PER DEVON CINEMATOGRAFICA CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: MICROCINEMA (2014)
  • Data uscita 17 Aprile 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Napoli? Criminale, musicale e sentimentale. Tris di generi e registri per i Manetti Bros., Fuori concorso al Festival di Roma con Song’ e Napule, poliziottesco 2.0 non solo ambientato, ma nutrito della stessa città partenopea, tra camorra e cantanti neomelodici. Protagonista è Paco (Alessandro Roja, convincente), diplomato in pianoforte al conservatorio e disoccupato: grazie a una raccomandazione di mammà all’assessore di turno, trova posto in Polizia, ma inetto e inesperto quale è finisce ad ammuffire in un deposito giudiziario. Ma non dura: il commissario Cammarota (Paolo Sassanelli, al solito bravo) è sulle tracce di un pericoloso camorrista detto O’ Fantasma, Paco può essere lo strumento dell’operazione cattura. Complice i suoi trascorsi musicali, dovrà infiltrarsi nel gruppo del neomelodico Lollo Love (Giampaolo Morelli, non solo attore, ha un futuro da neomelodico!) – la sorella è interpretata dall’esordiente Serena Rossi – che si esibirà al matrimonio della figlia di un boss: tra gli invitati, pare, anche O’ Fantasma, di cui non si conosce il volto, solo che ha una mano senza tre dita…Il genere Manetti, si sa, è il genere Italia: sono loro gli alfieri della rinascita e della conservazione di quel cinema popolare che così tanto (bene) ha fatto per la storia patria di celluloide. Dopo horror (Paura), fantascienza (L’arrivo di Wang), Song’ e Napule, ultimo film prodotto dal compianto Luciano Martino, fonde musicarello e polizi(ott)esco, basandosi su attori affiatati, un decor genuinamente compreso e una storia che senza troppi colpi bassi alla verosimiglianza fa di realtà commedia pro bono. Piacevolmente fresco, sinceramente pop, un film senza pretese, che conferma la generica particolarità dei Manetti, e lascia una domanda: della differenza tra cinema e tv se ne fregano coscientemente o che? O è Morelli, già Coliandro e ora neomelodico, a gettare neglio occhi il fumo dell’assimilazione?!?

NOTE

- FUORI CONCORSO ALL'VIII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2013).

- DAVID DI DONATELLO 2014 PER: MIGLIOR MUSICISTA E CANZONE ORIGINALE ("A' VERITÁ"). ERA CANDIDATO ANCHE PER I MIGLIORI EFFETTI DIGITALI.

- NASTRI D'ARGENTO 2014 PER: MIGLIOR COMMEDIA, ATTORE NON PROTAGONISTA (CARLO BUCCIROSSO E PAOLO SASSANELLI), COLONNA SONORA E CANZONE ORIGINALE ("SONG'E NAPULE"). ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (GIAMPAOLO MORELLI, ALESSANDRO ROJA) E COSTUMI.

CRITICA

"(...) bella sorpresa dell'ultimo film dei fratelli Manetti, 'Song 'e Napule', non nasce certo dall'adozione di un'ottica di genere ma piuttosto dall'aver finalmente raggiunto una padronanza registica che ha fatto loro superare i limiti delle volonterose ma limitanti scelte di campo precedenti. I due registi, Antonio e Marco, restano fedeli a un investimento produttivo da serie B di buona qualità (qui il produttore è Luciano Martino, l'«inventore» della Fenech, scomparso l'estate scorsa prima di poter vedere il film presentato al Festival di Roma), che li tiene lontani da certi volti noti del nostro cinema - ma anche dalle loro imposizioni e pretese -, epperò non li limita nel coinvolgere interpreti interessanti e spesso sorprendenti. Dove invece compiono un bel balzo in avanti è nell'articolare la sceneggiatura, firmata insieme a Michelangelo La Neve, che si libera da certe ambizioni «post moderne» che finivano per appesantire inutilmente i film precedenti (qui ci sono solo un paio di inutili pallottole al ralenti) e dimostra invece di voler fare i conti solo con la coerenza narrativa e la capacità di coinvolgere lo spettatore. Protagonista del film è il poliziotto controvoglia Paco Stillo (Alessandro Roja), diplomato in pianoforte ma entrato tra le forze dell'ordine per disoccupazione e successiva raccomandazione (raccontata in un'esilarante scena prima dei titoli di testa, dominata da un magistrale Carlo Buccirosso nei panni del questore). (...) A far la differenza con le troppe serie televisive sullo stesso argomento, entra in gioco la totale inefficienza dell'agente Stillo, che per l'occasione si è ribattezzato Pino Dinamite, imbranato con le armi ma nemmeno troppo a suo agio con l'universo neomelodico (e neotamarro) di Lollo Love, che per giunta ha una sorella (Serena Rossi) di cui si innamora immediatamente. In questo modo la struttura del poliziesco si stempera nei toni della commedia farsesca, complicata da una serie di equivoci che aumentano man mano che ci si avvicina alla data del matrimonio (e del riconoscimento). Alcuni elementi di genere rimangono, a cominciare dalla durezza professionale del commissario, ma stemperati dall'ironia più o meno involontaria del protagonista diventano un ulteriore momento di divertimento, con l'eroe-suo-malgrado Stillo trascinato dentro a situazioni più grandi di lui. Proprio come i 'Soliti ignoti' di Monicelli o i 'Mostri' di Risi. Certo, non tutto funziona alla perfezione e le fasi finali sono più concitate che davvero convincenti (abbiamo visto inseguimenti in auto ben più realistici) ma alla fine la simpatia degli attori - i due protagonisti, Roja e Morelli, ma anche i comprimari di lusso Sassanelli e Buccirosso e il «misterioso» Peppe Servillo - la vince su tutto. E ti sembra di aver finalmente trovato quel tipo di cinema artigianale e piacevole che non entrerà negli annali della storia ma che può costituire la struttura portante di un'industria produttiva forse meno altisonante ma certamente più popolare e dinamica." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 15 aprile 2014)

"I Manetti Bros., Marco e Antonio, sembrano destinati a coronare con un successo finalmente rotondo - per il veramente godibile 'Song 'e Napule' - una lunga militanza tra cinema popolare e di genere, risorse della tecnologia e relative economicità produttive, serialità, fumetto, musica (hanno realizzato molti videoclip). Una Napoli che non tace le sue magagne ma è osservata sotto una luce benevola (...). Di qualità i ruoli secondari: Carlo Buccirosso questore sensibile alle raccomandazioni, Paolo Sassanelli commissario integro ma violento, Peppe Servillo pericoloso capo camorrista. E coartefice con Pivio e Aldo De Scalzi dell'apparato canoro, coprotagonista del film." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 17 aprile 2014)

"Dopo horror ('Paura') e fantascienza ('L'arrivo di Wang'), i Manetti si buttano nel loro calderone popolare polizi(ott)esco e musicarello: 'Song 'e Napule', ennesimo capitolo della lotta di Marco e Antonio per la salvaguardia del cinema di genere in Italia. Se Morelli fa impallidire Gigi D'Alessio, Roja sogna Tomas Milian e Sassanelli conferma di meritare di più, il film sfodera il sorriso e mette la camorra al tappeto: all'ombra del Vesuvio non sono solo canzonette, c'è la fantasia canaglia dei Manetti." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 aprile 2014)

"L'unico pericolo è che arrivino di corsa a spintonarsi sulla passerella i fan del giorno dopo. Magari pronti a schiacciare 'Song 'e Napule' sotto il peso di letture altisonanti e salti tripli esegetici, dopo che ai film dei Manetti Bros avevano riservato in passato solo indifferenza, se non commiserazione. La commedia diretta da Marco e Antonio e scritta con Michelangelo La Neve partendo da un soggetto del protagonista Giampaolo Morelli, va e sarà apprezzata, in effetti, soprattutto per come riesce a svincolarsi dall'abbraccio mortale delle due abituali cine-trasfusioni di napoletanità: quella volgare, enfatica e patriottica e quella seriosa, strumentale e snob. La presunzione di volere chiudere in un unico recinto e senso lo straripante patrimonio di storie locali ha costituito, del resto, il tallone d'Achille di un filone inesauribile la cui forza continua, invece, a risiedere nella contraddizione permanente e un'ostinata indefinibilità. Si ride, quindi, finalmente senza sottoscrivere appelli pro o contro (...) Dall'affabile memoria - pregasi non dire citazione - del poliziottesco dei Caiano e Brescia, della commedia all'italiana in trasferta dei Loy, Scola e Risi ('Operazione San Gennaro') e dei gialli napoletani alla Corbucci, Caprioli e Wertmüller discende l'ambiguo impasto di piccola, molto piccola borghesia e vitalistica, troppo vitalistica plebe che stavolta s' intreccia nel puro piacere del racconto e nei Camel Trophy delle strade sotto l'egida del fenomeno neomelodico. Il dibattito è meglio lasciarlo in pasto agli esperti, considerando che la sensazione di un precoce appassimento appare ultimamente contrastata dall'emersione di figure come Hunt e Granatino; anche perché allo spettatore di un film di genere come 'Song 'e Napule' interessa solo sapere se racconto e ritmo reggono nel contesto di un'autonoma e non sacralizzata 'verità', se la qualità di scenografia, fotografia e musica è all'altezza del target e se gli interpreti centrano look, linguaggi, toni e gesti. In tutta semplicità e senza scivolare in uno spropositato e quindi controproducente panegirico la nostra risposta è decisamente sì." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 aprile 2014)

"Con un magistrale assolo di Carlo Buccirosso nei panni del questore, ci si cala in 'Song'e Napule', il nuovo film dei Manetti Bros, presentato fuori concorso lo scorso autunno alla festa del Cinema di Roma. A metà tra musicarello e poliziottesco, stracarico di citazioni e riferimenti (dal pianista di 'Rita la Zanzara' al biliardino de 'Il Postino' fino al matrimonio di 'Ricomincio da tre' e poi 'Napoli spara', 'Gomorra'), è l'ultimo film prodotto dallo scomparso Luciano Martino, maestro e amico dei fratelli Manetti. 'Song 'e Napule', il titolo-slang richiama sia l'appartenenza alla tribù partenopea sia il versante musicale, quell'universo neomelodico affrontato con grande simpatia (questa è l'idea iniziale del film, opera di Giampaolo Morelli ossia l'ispettore Coliandro della tv) e anche la capitale del mezzogiorno viene ripresa con sguardo complice e affettuoso, mai banale, e tutto il corredo di barbieri, baristi, camionisti, portieri e commesse si destreggiano con battute ed espressioni vernacolari di sapienza antica. Paco, timido antieroe per vocazione e poliziotto per caso, ha il volto di Alessandro Roja, il Dandi di 'Romanzo Criminale'. (...) Nella colonna sonora i cantanti di successo dell'hinterland vesuviano Rosario Miraggio e Pino Moccia mentre tutte le canzoni di Lollo Love (cantate realmente da Giampaolo Morelli) sono state scritte e arrangiate dagli Avion Travel e anche Serena Rossi e Franco Ricciardi, con ruoli di rilievo nella storia, si danno al canto, con un paio di brani a testa. A chiudere il cerchio c'è Peppe Servillo, stavolta solo attore, proprio lui è 'O Fantasma." (Flaviano De Luca, 'Il Manifesto', 17 aprile 2014)

"Piacerà anche a chi non va pazzo per i Manetti e ha un modesto ricordo dei vari 'Coliandro' e uno senz'altro negativo della 'Vampira' con Carlo Verdone. Qui però i fratellacci sono al meglio. Rigirano come guanti tanti luoghi comuni sulla Napoli piedigrottara, con invenzioni sorprendenti. E un gran bell'uso degli attori. Serena Rossi pare una Loren degli esordi. E Morelli è strepitoso." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 aprile 2014)

"Spassosa, scoppiettante commedia alla napoletana degli spiritosi Manetti Bros. (...) Una girandola di trovate tra i vicoli di una Napoli sconosciuta ai turisti. Peccato solo per quei venti minuti di troppo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 17 aprile 2014)

"Il Manetti touch è nel paradosso. Come nel fantascientifico 'L'arrivo di Wang' (un extraterrestre che sceglie il cinese perché è la lingua più parlata della Terra), qui l'infiltrato sbaglia lavoro: un pianista eccellente, costretto a fare il poliziotto sedentario, è incaricato di entrare nella band di un celebre cantante melodico napoletano per scoprire il volto di uno spietato assassino della camorra. Tra Roja e Morelli, spiritosi e tempisti, in un buon cast, la storia gira, a partire dallo script. Fino a un certo punto. Esperimento d'incrocio tra il poliziottesco, il musicarello e la sceneggiata, delude quando, a tre quarti, il blend di sapori prende la via della farsetta televisiva, lasciando spiazzati per mancanza di senso formale e di equilibrio nel gioco con lo spettatore. Fresco." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 18 aprile 2014)

"A chi può interessare un film sui cantanti neomelodici napoletani? E infatti 'Song 'e Napule' è uscito in pochissime copie, ristrette alla Campania. Ma il successo è stato tale che la distribuzione è stata estesa al resto d'Italia. E alla fine se ne è accorta anche la critica, che l'ha sommerso di premi. Ora torna nelle sale, candidandosi a diventare il cult dell'estate. (...) Giocando con i generi, dalla soap al poliziottesco degli anni '70 e sorretto da un formidabile gruppo di attori a partire dal protagonista Giampaolo Morelli, il film riesce a essere molto più efficace di tante pellicole di denuncia nel demolire i rituali della camorra e di certi endemici vizi del Sud (memorabile la scena della 'munnezza'), mettendone allo stesso tempo in luce i lati migliori. Gli americani hanno i fratelli Coen? Noi abbiamo i Manetti Bros. E dobbiamo esserne fieri." (Eugenio Arcidiacono, 'Famiglia Cristiana', 13 luglio 2014)
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