Solo Dio perdona

Only God Forgives

FRANCIA, DANIMARCA - 2013
3/5
Solo Dio perdona
Bangkok. L'americano Julian gestisce un club di Thai boxe che, in realtà, è la copertura per il traffico di droga. In passato, Julian ha commesso un omicidio ed è piuttosto rispettato nell'ambiente della criminalità locale ma, nel suo intimo profondo, si sente vuoto. Quando Billy, il fratello di Julian, uccide una ragazza di 16 anni, l'intervento di un poliziotto in pensione scatenerà una guerra per il regolamento dei conti tra la famiglia della ragazza e quella di Julian, capeggiata da sua madre, una donna spietata che vuole vendetta...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, SXS PRO, 2K/PRORES 4:4:4 (1080P/24) (1:1.85)
  • Produzione: SPACE ROCKET NATION, MOTEL MOVIES PRODUCTIONS IN ASSOCIAZIONE CON BOLD FILMS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - DVD E BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO
  • Vietato 14
  • Data uscita 30 Maggio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Edipo, misticismo e legge del taglione in salsa thai? Dopo Drive (2011), il danese Nicolas Winding Refn e il suo feticcio Ryan Gosling tornano in Concorso a Cannes con Only God Forgives. Patricida – madre dixit – in fuga dalla giustizia, l’americano Julian (Ryan Gosling) s’è rifatto una vita a Bangkok: un boxing club alla luce del sole, lo spaccio nel cassetto. La madre padrona e criminale (Kristin Scott-Thomas) lo raggiunge quando il figlio prediletto, e dotato assai, Billy muore squartato, reo di stupro e assassinio di una 16enne. A farlo fuori il padre della ragazza, ma il “mandante” è il poliziotto-guerriero Chang (Vithaya Pansringarm), maestro d’arma bianca e thaiboxe, mistico angelo della vendetta contro la feccia annidiata nei bordelli e nei fight club.
Botte da orbi, tortura, iperviolenza, non si salva quasi nessuno, perché Refn amplifica la sua poetica nichilista arrivando a un solo apparente paradosso: la poetica non c’è, lo stile ieratico la spunta su tutto, mentre la storia lascia spazio agli archetipi, il complesso edipico e la vendetta, almeno in superficie. Sarà un prevedibile bagno di sangue al box office, ma è la testimonianza dura e pura di quel che è e vuole essere Refn: anziché rifare Drive in qualche modo, supera pure il precedente Valhalla Rising, fa tabula rasa, rende ancor più catatonico e decentrato Gosling, se ne infischia, nel profondo, dell’ambientazione, nonostante il mood thai-spirituale, e concede il primato alla forza eidetica dell’immagine. Immagini del vuoto, seppure piene, virate, geometriche e simmetriche, con la camera sovente ferma insieme ai personaggi: action senza azione, genere d’autore, la via dei paradossi è infinita.
Solo Dio perdona, mentre Refn decide di vendicarsi sul suo stesso successo portando all’eccesso la dose nichilista dentro e iperviolenta fuori del suo cinema: la madre è l’origine del male, Edipo respira la religiosità thailandese e soffia sullo schermo, l’occhio è per occhio e il dente per dente, ma anche questo è rimando d’occasione, perché Refn, su tutto, ha deciso di farsi amputare, e perdonare, il successo di pubblico.
Film emotivamente asettico, Cliff Martinez ridotto a rumorista, Gosling senza romance e Nicolas senza storia, compiaciuto esteta e – letterale – nulla più. Coraggioso fino all’incoscienza, cosciente fino al sacrificio: fallisce il film, ma non lui, e la sua regia sottovuoto.

NOTE

- IN CONCORSO AL 66. FESTIVAL DI CANNES (2013).

CRITICA

"Titolo forse non casualmente da western spaghetti per il nuovo film di Refn. La metafisica della violenza in una vicenda di vendetta sanguinaria edipica, un gioco grafico e notturno, silente in cui si perde ogni realismo ma si vince la fascinazione visuale. Gosling è di espressiva fissità, ma Scott Thomas merita tutto il film." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 30 maggio 2013)

"'Solo Dio perdona', del regista danese Nicolas Winding Refn e interpretato dal divo americano Ryan Gosling, già responsabili del violento e perciò amatissimo 'Drive', era atteso con impazienza. Ma a Cannes alla proiezione stampa si è visto qualcuno che piegava la testa sotto la poltrona, e neppure un tentativo di risata. (...) Donatella Versace dovrebbe fare causa alla produzione perché Kristin Scott Thomas è stata fatta assomigliare alla stilista, finendo con lo spadone infilato in gola dal figlio Julian, perché quella mamma lì non lo ha mai amato veramente." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 30 maggio 2013)

"Chissà se Nicolas Refn è davvero il personaggio dark che vuole apparire quando, per esempio, dichiara di avere un'inspiegabile attrazione verso ogni forma di violenza; e che certe scene di insopportabile crudezza dei suoi film hanno un benefico, catartico effetto sullo spettatore. Sospettiamo da parte del regista danese un gusto mistificatorio ad alzare i toni, ma al contempo come dubitare che il suo immaginario affondi le radici nei fantasmi interiori? Altrimenti, Refn non riuscirebbe a condurre il racconto su quel piano di rigore che riscontriamo anche in un'opera non riuscita come 'Solo Dio perdona', accolta a Cannes con scarso entusiasmo di critica e schiamazzi di pubblico. Se 'Drive' era un noir costruito su uno stilizzato modello di cinema Anni '60, 'Only God Forgives' si ispira alle pellicole di arti marziali con un rafforzamento oltre i limiti del livello di violenza. Ma formalmente siamo anche nel territorio di David Lynch e delle sue visionarie astrazioni; e la tematica edipica riporta a un clima di tragedia. (...) Il cuore della storia è nel rapporto fra i due protagonisti: per Julian, che vorrebbe ripulirsi le mani del sangue, Chan rappresenta la sola possibilità di espiazione, di rinascita; e la densa fotografia di Larry Smith sottolinea suggestivamente questo motivo, in un'onirica mescolanza di rossi ocra e toni plumbei. Ma più spesso il film gira a vuoto, assumendo manieristici toni pulp e lasciando un'impressione di compiaciuto esercizio di stile." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 30 maggio 2013)

"Fischiato al Festival di Cannes arriva in sala il violentissimo 'Solo Dio perdona' di Nicolas Winding Refn (...). Zeppo di citazioni, il film cerca una raffinatezza espressiva che diventa di maniera e si perde nella contemplazione del fascino di gesti gratuitamente efferati." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 30 maggio 2013)

"II danese Winding Refn, popolare anche da noi per il thriller 'Drive' e per alcuni interessanti lavori ai confini tra horror e azione, ci porta in Thailandia, e non l'avesse mai fatto. Per circa dieci minuti 'Solo Dio perdona' è noioso, ma con una certa atmosfera. (...) Da noioso, 'Solo Dio perdona' diventa ben presto scriteriato e inutilmente estetizzante, con un indugio sui particolari efferati veramente fastidioso. Il dialogo-culto è quello in cui la madre rimprovera Julian per il suo scarso attaccamento alle vendette di famiglia (...). Film imbarazzante, per chi l'ha fatto e per chi ha la sfortuna di vederlo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 30 maggio 2013)

"«Un film per chi ci vuole fare la tesi», ha smozzicato un addetto ai lavori sulla Croisette. Difficile dargli torto: madre divorante, complesso edipico, figlio castrato (Gosling, meno battute di 'Drive'), dio della vendetta (Chang), spiritualità thai, i temi ci sono, ma epidermici, persino pretestuosi. Perchè Refn li spruzza come un deodorante sulle immagini: la poetica è nichilista, il film sul vuoto pneumatico, e gli archetipi fanno complemento d'arredo, specchietto per le allodole (fan e distributori). Tutto il resto è stile ieratico, icastico, e infinito paradosso: 'Solo Dio perdona' è genere d'autore, action senza azione, noir variopinto, marcia funebre smargiassa. Gosling ha dato forfait a Cannes: non ha sentito i fischi, non li voleva sentire. Eppure, le mani offerte alla katana non sono sue, ma di Refn: anziché rifare 'Drive', ha fatto tabula rasa. Ancor più catatonico il suo Ryan, ancor più nichilista e iperviolento il suo cinema: occhio per occhio, dente per dente, Nicolas ha deciso di farsi amputare, e perdonare, il successo. Il compositore Cliff Martinez ridotto a rumorista, Gosling a comprimario, il film a involucro, ma lo stile è salvo, sottovuoto." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 30 maggio 2013)

"Ignobile dramma poliziesco di Nicolas Winding Refn, l'ultimo trombone del cinema danese, che riempie lo schermo di disgustose atrocità. Tra le tante perle, un tale in poltrona, pluritrafitto: due spiedi negli avambracci, altri due nelle cosce, un coltellino negli occhi e un coltellone nelle orecchie. Beato lui, così non può sentire il sadico sbirro che gorgheggia al night." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 maggio 2013)

"Piacerà a chi ha apprezzato due anni fa 'Drive' colla stessa coppia (Gosling e il regista danese Winding Refn). Anche 'Solo Dio perdona' è un film d'azione ambientato in una Bangkok notturna dove la pelle di chiunque s'avventuri nei «bassi» non vale un centesimo. Gosling per la verità è penalizzato dal personaggio (stupidotto e pure semi-impotente), ma Kristin Scott Thomas dilaga con furia selvaggia e inaspettata (chi l'avrebbe detto, dopo tante parti di languorosa lady?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 30 maggio 2013)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy