Sogno di una notte d'estate

ITALIA - 1983
Il giorno delle nozze di Teseo e Ippolita, due giovani rampolli della borghesia milanese, è vicino. Tutto è stato predisposto: il ricevimento si svolgerà nella splendida villa di famiglia nella pianura lombarda. Tra gli invitati ci sono Lisandro, Demetrio, Erminia e Elena, inseparabili e coinvolti in uno strano rapporto fatto di slanci, tenerezze e capricci. Nel frattempo, in un casolare vicino, alcuni ragazzi stanno provando lo spettacolo in cui si esibiranno durante la festa. Il bosco limitrofo però, è popolato da elfi, fate, folletti e altre strane creature, governate dal re Oberon e da sua moglie Titania, regina della notte. Il re e i suoi sudditi si divertono, nel corso della notte, a spiare i quattro giovani e spingerli, grazie ai potenti elisir somministrati loro dal folletto Puck, l'uno verso l'altro senza ragione. Solo il giorno delle nozze, mentre nel grande salone sta andando in scena lo spettacolo, Lisandro, Demetrio, Erminia e Elena riusciranno a far luce sui loro veri sentimenti...

CAST

NOTE

- "SOGNO DI UNA NOTTE D'ESTATE" NASCE DALLA RAPPRESENTAZIONE TEATRALE DI CLAMOROSO SUCCESSO MESSA IN SCENA DAL TEATRO DELL'ELFO DI MILANO NELLA STAGIONE 1981-1982 E INTERPRETATA DA CLAUDIO BISIO, LUCA TORRACA, LUCA BARBARESCHI, GIUSEPPE CEDERNA, CORINNA AGUSTONI, IDA MARINELLI, RENATO SARTI, ELIO DE CAPITANI, CRISTINA CRIPPA E FERDINANDO BRUNI.

CRITICA

"Primo film di Salvatores: tentativo volenteroso, rimasto una curiosità". (Paolo Mereghetti - 'Dizionario dei film').

"Una versione alla maniera del musical teatrale, e il primo tentativo in Italia, di musical-rock. Non tanto, dunque, un film-opera (come poteva essere l''Orfeo' di Tito Schipa junior, di una decina di anni fa) ma una costruzione drammaturgica che utilizza recitativo, canto, balletti e scenografia, recitazione e immaginazioni travolgendo ogni schema collaudato. Della celeberrima commedia non restano così se non gli spunti, perché il film gode di un'assoluta libertà creativa, al limite dell'assurdo e del bizzarro, del capriccioso e del furbesco. (...) I materiali visivi proposti da Salvatores sono del genere più vario (anche in tal senso si può parlare di rock, perché il regista non si genuflette di fronte alla chiarezza immediata degli esiti, pur tenendo in pugno i fili della narrazione, che alla fine consegue un suo risultato). Ma forse Salvatores ha creduto troppo in questo tipo di approccio al testo, elaborandolo senza quel tanto di dubbio e di distacco che, diventando autoironia, avrebbe consentito di conferire più sapore allo sperimentalismo e all'avanguardia che pure presiedono il film". (Fiorenzo Zangrando, "Il Gazzettino", novembre 1983)
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