Slam - Tutto per una ragazza

ITALIA - 2016
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Slam - Tutto per una ragazza
Samuele ha 16 anni e una una grande passione per lo skateboard. Il ragazzo passa le sue giornate con gli amici tra salti, evoluzioni e cadute, e coltiva un'amicizia tutta immaginaria con il suo eroe, Tony Hawk, il più grande skater di tutti i tempi. Sam vorrebbe andare all'università, viaggiare, magari trasferirsi in California. Vorrebbe soprattutto essere il primo della sua famiglia a non inciampare nell'errore di diventare genitore alla sua età, come già successo a sua mamma e a sua nonna. Ma sfuggire al singolare destino della sua famiglia sembra veramente difficile. Specie quando incontra Alice, lei è meravigliosa e sembra rappresentare tutto ciò che desidera...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: romanzo "Tutto per una ragazza" di Nick Hornby (ed. Guanda)
  • Produzione: NICOLA GIULIANO, FRANCESCA CIMA, CARLOTTA CALORI, CARLOTTA CALORI PER INDIGO FILM CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2017)
  • Data uscita 23 Marzo 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Slam – Tutto per una ragazza, dal romanzo omonimo di Nick Hornby, scrittore adattato e adottato assai spesso dal cinema. Non è più Londra, ma Roma, non è più quel finale, ma un altro, e ulteriori cambiamenti sono nel mezzo: dirige Andrea Molaioli, già dietro la macchina da presa per La ragazza del lago e Il goiellino.

Protagonista, Samuele detto Sam (Ludovico Tersigni), 16 anni, una madre 32enne (Jasmine Trinca) con cui vive e un padre (Luca Marinelli) assai genuino separati da tempo. La sua grande passione è lo skateboard, il suo eroe è Tony Hawk, il più grande skater di tutti i tempi, con cui dialoga tra sogno e realtà, leggendone l’autobiografia (Hawk. Professione skater, Salani Editore) Ma nella sua giovane vita c’è spazio anche per l’amore e altri disastri, tipo un figlio in arrivo: la madre è Alice (Barbara Ramella), e il triangolo lui, lei e il bambino – Rufus detto Ufo – non sarà facile, ma a geometrie variabili, complici una serietà rimbaudianamente impossibile a 17 anni, figuriamoci a 16, e famiglie, quella di lei, intrusive.

Fatto sta, la madre del cinema italiano attuale è sempre adolescente: dopo Piuma di Roan Johnson, questo Slam, e la coincidenza forse non è solo sfiga, ma sintomo di una nociva coazione a ripetere e ripetersi. Insolito, per di più, l’accanirsi su questi genitori teenager in un Paese, l’Italia, a crescita zero o peggio: i figli oggi si fanno soprattutto al cinema, forse perché costa meno.

Slam inizia bene, con il POV di una tavola in giro per Roma, e anche l’incontro tra Sam e Alice, innescato dalla madre di lui, funziona: dura poco, però, perché il film vuole essere troppe cose, senza esserne nessuna. Qual è la direzione, dov’è il focus? Non giovano le fughe dalla realtà di Sam, seguite da rewind che sulla carta sono una cosa, sullo schermo confondono, se non infastidiscono: ci sono passaggi indovinati, dinamiche relazionali, anche madre-figlio e padre-figlio, tratteggiate con verità, ma manca il tessuto connettivo, il senso complessivo di una trasposizione che anela al dramedy e rimane sospesa tra Bildunsgroman e tranche de vie generazionale, manuale d’amore (genitori & figli) e intenzione antropologica.

Se il parto è da dimenticare per trascuratezza e inverosimiglianza, più in generale si avverte una visione dall’alto in basso sotto il profilo anagrafico: apprezzabile il tentativo di liberare questi ragazzi dall’apatia in cui li costringe il mondo degli adulti, nondimeno Slam sembra fatto e inteso da una prospettiva adulta, segnatamente dal punto di vista delle madri, anzi, delle nonne.

Nonostante discreti interpreti – il cammeo espanso di Marinelli spacca, Tersigni ha una presenza bella e riflessiva, la Trinca la giusta levità – e nonostante il titolo, Slam non ha il coraggio di chiudersi alcuna porta alle spalle e di imbroccare – la storia tra Sam e Alice è lampante al riguardo – una strada che sia una, ovvero un film che sia uno. Giusto o sbagliato, ma uno, come la stessa filosofia skater pretenderebbe. Si chiama irresolutezza, ed è il peccato di tanto cinema italiano ultimo scorso.

PS: ma perché Alice decide di tenerlo, il bimbo?

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT-DIREZIONE GENERALE CINEMA E CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- PRESENTATO AL 34. TORINO FILM FESTIVAL (2016) NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE'.

- IL FILM E' RIENTRATO NELLA CINQUINA SPECIALE 2017 PER IL "NASTRO DEDICATO AL CINEMA SUI GIOVANI". LUDOVICO TERSIGNI HA RICEVUTO IL PREMIO 'GUGLIELMO BIRAGHI'.

CRITICA

"All'origine c'è il romanzo di Nick Hornby (...) di cui le atmosfere tutte inglesi di un certo «proletariato» si perdono nella romanità. Rimane la passione di Sam per lo skate e per il suo idolo, Tony Hawk con cui il ragazzo un po' si immedesima un po' si arrabbia. Molaioli è un regista che cerca sin dall'esordio, 'La ragazza del lago', il confronto col genere, lì era un noir di provincia, in 'II Gioiellino' lo scandalo economico, ora tocca al teen movie sfida difficilissima in cui il confronto rispetto agli altri sembra quello più pasticciato. A cominciare proprio dai ragazzini che appaiono come il riflesso delle paure di un qualsiasi genitore (...) senza trattenersi dalla convinzione che mettere su famiglia significa diventare adulti. Difatti il ragazzo che nei sogni/visioni sul futuro sbaglia tutto quando si trova alle prese col pupetto farà tutto giusto (...). Di ciò che sono o pensano però non sappiamo nulla se non pochi riflessi da manuale degli adolescenti. Tutto sembra facile - forse lo è nella casa museale con cameriera di lei - e necessario, pure stare a casa di mamma fino all'università - come fa lui. Ma a parte il sentimento edificante perché fanno un figlio non lo sapremo mai." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 23 marzo 2017)

"Il gioco di specchi dovrebbe ritagliare ambivalenze generazionali, ma questa piccola borghesia, nonostante l'impegno di Molaioli (dal romanzo di Hornby) sta più su Raiuno che nella vita. Cast simpatico tra i ragazzi, più convenzionali gli adulti. Alla fine resta l'impressione di una 'applicazione' un po' esteriore: prendo un romanzo di successo e vedo quanto ci sta nel cinema italiano del momento, ovvero ragazzi incasinati ma più svegli e sensibili dei grandi, irresponsabili condotti alla consapevolezza." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 23 marzo 2017)

"Garbata commedia da un romanzo di Nick Hornby, trasferito da Londra a Roma." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 marzo 2017)

"Sorprendono i film sugli adolescenti che diventano genitori troppo presto in un paese a crescita sottozero, quasi una compensazione virtuale: 'Slam - Tutto per una ragazza' di Andrea Molaioli in qualche modo riesce a dribblare gli ostacoli narrativi di alcune opere viste recentemente anche perché il protagonista Ludovico Tersigni è un esperto skater. Sa come mantenersi in equilibrio, certo a volte cade, poi si rialza e tenta altre figure ancora più spericolate. Dal regista che esordì con 'La ragazza del lago' (...), anche qui scombinando alcune regole del noir, ci arriva un altro racconto non prevedibile nella sua composizione, pur se l'intreccio potrebbe sembrare ovvio: genitori scombinati da una parte, troppo inquadrati dall'altra. Ma ancora una volta a scomporre il quadro c'è un libro di riferimento, 'Tony Hawk (TH): Occupation: Skateboarder' di Nick Hornby. (...) Molaioli e i suoi sceneggiatori (Francesco Bruni e Ludovica Rampoldi) hanno trasportato la vicenda da Londra a Roma, evitando il più possibile le scenette romane (ma si perdona a Luca Marinelli ogni slang), spostando sempre gli stereotipi e creando situazioni di spaesamento proprio come accade nei giri della morte." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 23 novembre 2016)
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