Singolarità di una ragazza bionda

Singularidades de uma rapariga loura

PORTOGALLO, FRANCIA, SPAGNA - 2009
Portogallo. Sulla via per l'Algarve, Macário decide di raccontare ad una compagna di viaggio la storia del tormentato, grande amore della sua vita. Le racconta di quando, impiegato nell'ufficio dello zio Francisco, si è innamorato della ragazza della casa di fronte, degli stratagemmi inventati per conoscerla e di come ben presto abbia deciso di sposarla. Le racconta poi dell'opposizione di suo zio alle nozze e dell'allontanamento da Lisbona per andare a seguire alcuni affari nelle isole di Capo Verde. E le racconta infine di come, tornato in patria ricco e pieno di speranze per coronare finalmente il suo sogno d'amore, abbia dovuto rinunciare a causa di un amico imbroglione che lo ha lasciato senza un soldo, allontanandolo ancora una volta dai suoi propositi matrimoniali...

CAST

NOTE

- PRESENTATO AL 59. FESTIVAL DI BERLINO (2009) NELLA SEZIONE 'BERLINALE SPECIAL'.

CRITICA

"Ci sono alcune cose - dice un proverbio galiziano citato all'inizio del film - come questo shock d'amore, questo strazio inguaribile, che si può comunicare più facilmente a un estraneo che a un amico o alla propria amante. E de Oliveira si diverte a comunicarlo in gran segreto al suo pubblico e a giocare - tra il Poe e il campanilismo più feroce, tra Pessoa e la storia cupa del sistema spionistico salazariano - allo smascheramento dei vizi segreti di un popolo che lui tanto ama, conosce, critica e sa anche sbeffeggiare con classe." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 11 febbraio 2009)

"Compirà 103 anni a dicembre, ma il portoghese Manoel de Oliveira non molla: reduce da Berlino 2009, arriva nelle nostre sale con Mediaplex 'Singolarità di una ragazza bionda', riportandoci nei meandri del suo cinema, dove l'amour fou dischiude tutte le possibilità - e impossibilità - della vita. (...) Tra Manzoni e Omero, soprattutto con Pessoa, de Oliveira stringe sull'amore e i suoi nemici: censo, estrazione, speculazione e tradimenti. E ritrova il grande cinema in un piccolo film, che gira come se avesse 70 primavere in meno. Chapeau!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 agosto 2011)
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