Sin City - Una donna per cui uccidere

Sin City: A Dame to Kill For

USA - 2013
2/5
Sin City - Una donna per cui uccidere
Le vicende di sei personaggi assetati vendetta si intrecciano al KadiÈs Bar di Sin City. Dopo la morte dell'amato Hartigan, la vita della bella Nancy Callahan è precipitata nel baratro e ora fa la spogliarellista nel bar della "città del peccato"; il desiderio di vendetta per il suo amore perduto, però, è ancora vivo e per questo chiede aiuto a Marv, il colosso dal temperamento incontenibile che la protegge. Johnny, invece, è un giovane e presuntuoso giocatore d'azzardo che dopo aver vinto un mucchio di soldi alle slot machine decide di sfidare a poker il perfido Senatore Roark; riuscirà a sconfiggerlo più volte, suscitando la sua ira. L'investigatore privato e fotografo Dwight McCarthy, invece, ritrova al KadiÈs Bar la donna per cui aveva perso la testa anni prima: l'affascinante Ava Lord; quest'ultima, pentita di averlo fatto soffrire, gli chiede aiuto per liberarsi dai soprusi del marito milionario e dalla sua guardia del corpo, Manute.
  • Altri titoli:
    Sin City 2
  • Durata: 102'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: AZIONE, POLIZIESCO, THRILLER, FANTASY
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA M, ARRIRAW (2.8K) (DUAL-STRIP 3-D)/(2K), 35 MM/D-CINEMA (1: 1.85)
  • Tratto da: graphic novels "Una donna per cui uccidere" e "All'inferno e ritorno" di Frank Miller
  • Produzione: ROBERT RODRIGUEZ, AARON KAUFMAN PER DIMENSION FILMS, TROUBLEMAKER STUDIOS, AR FILMS IN ASSOCIAZIONE CON ALDAMISIA ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: LUCKY RED (2014)
  • Data uscita 2 Ottobre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Sì, è ancora Sin City. Il fumettista Frank Miller e il regista Robert Rodriguez non lasciano, ma raddoppiano: lunga la gestazione, eppure Una donna per cui uccidere, dalla storia omonima di Miller (più aggiunte varie ed eventuali), è realtà.
Al KadiEs Bar ritroviamo sei personaggi in cerca di vendetta: il giocatore d'azzardo fighetto e bulletto Johnny (Joseph Gordon-Levitt), che sfida lo spietato senatore Roark (Powers Boothe); la bella Nancy (Jessica Alba), che fa la spogliarellista, rimpiange l'amato Hartigan (Bruce Willis) e ha nel nerboruto Marv (Mickey Rourke) un silente angelo custode; il tormentato Dwight (Josh Brolin), che rivede dopo anni Ava (Eva Green), una femme fatale come nessuna mai.
Ma Ava è davvero una donna per cui uccidere? E, aggiungiamo, una donna per cui pagare il biglietto (maggiorato per il 3D)? Sì e no, nel senso che la Green mette sul piatto, pardon, schermo forme generose e desnude, sex-appel effetto rivitalizzante (mortifero lo è solo per i personaggi), ma il film non le è all'altezza: dopo un prologo che ti mette sull'attenti, le novità stilistiche scompaiono, il 3D non aiuta, le scene perdono colpi.
E ti chiedi: ma nel primo Sin City che accadeva? E' una risposta.

NOTE

- FRANK MILLER FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Nel panorama di uno skyline da fumetto con influssi alla Chandler, 'Sin City 2' è un intrecciarsi di violenze e vendette dove ciascuno porta in dote la sua amoralità. (...). Il film è un sequel in inutili 3D che inizia con ottimo ritmo e azzeramento di speranze, inseguendo i lasciti emotivi di una sceneggiatura che cerca di indagare nei lati oscuri, facendo del cinismo noir manifesto e bandiera d'un calligrafico replay." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 ottobre 2014)

"Quasi dieci anni fa il primo episodio di 'Sin City', trasformando le riprese dal vero in tavole grafiche, divise il pubblico tra fan incondizionati e spettatori perplessi. Oggi la compagnia torna, infoltita da qualche new entry, con una nuova puntata in 3D (ma ha senso, per un film che evoca le immagini 'piatte' delle pagine dei fumetti?). (...) All'inizio l'apparato formale ti lascia ammirato; poi, in assenza di sviluppi drammatici, viene un po' a noia." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 2 ottobre 2014)

"(...) suggerisce un'accettabile ipotesi nel titolo. Eva Green, infatti, ben più della bambola sexy JessicaAlba è sicuramente un'attrice che fa vacillare l'obiettività di molti spettatori e altrettanti esegeti. Purtroppo, però, l'attesissimo secondo capitolo della saga fumettistica girata a quattro mani dal mitico autore e il complice regista delude su quasi tutta la linea (Green, appunto, a parte) perché sembra rimasticare senza nuove idee e grinta supplementare il rutilante coacervo di striptease, whisky a gogò, fiumi di sangue e facce riempite di cazzotti che poteva avere coinvolto in precedenza anche lo spettatore non adepto milleriano. Un'estetica che sembra, certo, fatta apposta per un 3D notevolmente funzionale, ma che non riesce quasi mai ad affrancarsi dal luna park effettistico peggiorato dal grado zero dei dialoghi. Qualcuno si divertirà a briglia sciolta; mentre a noi miscredenti un po' dispiace perché, in barba ai cinemoralisti, avevamo imparato quasi a voler bene al brutale Manv, il dissociato Dwight, l'ingannatrice Ava, il supercinico Roark di questo cinema stravolto che volle farsi grafica." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 ottobre 2014)

"(...) qual è la differenza fra 'Sin City' e questo secondo capitolo in 3D, 'Una donna per cui uccidere'? La differenza è che in mezzo sono passati nove anni e due pellicole, '300' 1 e 2 sempre ispirate all'opera di Frank Miller, che miscelano sfondi creati al computer e gioco di attori in carne e ossa secondo la stessa formula iper-stilizzata. Insomma, stavolta manca l'effetto sorpresa, ma per il resto non si capisce perché chi ha amato il numero uno non dovrebbe apprezzare il 2 (...). Ovvio che le storie sono un pretesto: contano i personaggi archetipi ritagliati dalla letteratura hard-boiled; conta la visualizzazione senza compromessi di una fantasia pulp pantografata con vividezza sullo schermo da Rodriguez in coppia con Miller. Un mondo in bianco e nero, come lo erano i noir Anni '40 cui si ispira, spezzato a tratto da macchie di colore: un rosso passione, un giallo livore, mentre il sangue sprizza bianco come il latte. Molto ben scelti, gli interpreti si allineano al carattere del fumetto senza diventare caricature: sotto un trucco da mostro di Frankenstein, Rourke è un Marv tutto istinto e brutalità, però mai davvero malvagio. E sono perfetti Brolin divorato dalla passione, la snella curvilinea Alba, la guerriera Rosario Dawson con la sua banda sexy di walchirie sexy a guardia della Old Town, rifugio di outsider senza tetto né legge. Quanto alla Green non si potrebbe pensare a più incantevole e ambigua Dark Lady. Pura maniera, ma valori formali forti, capaci di catturare occhio e mente, a nostro avviso meritano la visita." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 ottobre 2014)

"Dopo lunga gestazione, sono tornati: Robert Rodriguez e Frank Miller, occhio e tavola del secondo 'Sin City', abbondantemente tratto dal fumetto 'Una donna per cui uccidere'. (...) È meglio del primo capitolo (2005), già non entusiasmante? Ni, il 3D aiuta (ma non troppo), l'evoluzione tecnologica 9 anni dopo si fa sentire, tutto il resto è dejà-vu: scene mosce, esiti prevedibili, iterazioni perdibili. L'unica a salvarsi è Eva Green (...): lei è davvero una donna per cui uccidere, ma il film? Sfogliando il comic-book di Miller, la risposta è no: vuoi mettere la potenza su carta con questo atto stracco su schermo?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2 ottobre 2014)

"A nove anni dal primo 'Sin City' torniamo nella città del peccato partorita dal geniale fumettaro Frank Miller e trasposta con feroce fedeltà da Robert Rodriguez. Ci troveremo davanti agli occhi ancora una volta quella spietata metropoli in bianco e nero dominata da crimine, corruzione e voice over chandleriani. La donna è il potere: o come rapace femme fatale dagli avidi occhi verdi e turgide labbra rosse (i pochi tocchi di colore hanno un bel senso di enfatizzazione metaforica) o come traumatizzata ballerina da night club in lutto anche durante una vorticosa danza davanti a un pubblico di maschi famelici. (...) Nella struttura a episodi (...) spicca anche Joseph Gordon-Levitt come abile giocatore d'azzardo in cerca di vendetta per conto dell'adorata mamma. Anche più bello del primo, grazie a un 3D che riesce a dare profondità all'onnipresente, e magnetico, nero di inquadrature e ambientazione. Divertente cameo della popstar Lady Gaga." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 2 ottobre 2014)

"Piacerà probabilmente a un pubblico più numeroso del 2005. Perché il numero due è migliore del primo, come del resto un altro film tratto dai fumetti di Frank Miller 'La nascita di un impero' s'è rivelato più valido del precedente '300'. La ragione è semplice. Miller nei numeri due è meno presente, meno incombente, permette qui al coregista Robert Rodriguez di fare un vero film e non un «comic» fotografato. Un film tratto da un fumetto meno assomiglia a un fumetto meglio è. (...) Il primo 'Sin City' era impiombato dall'uso delle voci fuori campo che riproducevano le didascalie, dai troppi episodi che si spintonavano l'un l'altro. Il numero due è meglio articolato. I capitoli sono quattro, ma tre ruotano attorno a quello principale (quello di Eva Green). D'accordo, l'amore-odio fra Ava e Dwight sembra la fotocopia dei neri con Humphrey Bogart degli anni 40. Però quando è fotocopiato bene. Nessuno al momento sembra calarsi meglio di Brolin nei panni dell'eroe sfigato. E nessuna dark lady nell'ultimo ventennio regge il confronto con Eva Green, una vera donna per cui uccidere anche se sai che probabilmente il prossimo ucciso sarai tu." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 ottobre 2014)

"Aggiunge poco al poliziesco di nove anni prima questo grottesco fumetto rimpinzato di finta violenza nel solito bianco e nero spruzzato di vermiglio. Una storia mosaico con otto personaggi piuttosto vendicativi, che s'incrociano di continuo. Cinque bulli e tre pupe, di cui due super: la spogliarellista Jessica Alba e la nudissima dark lady Eva Green. Chi non ha visto il film pilota potrà divertirsi, agli altri probabilmente non basteranno sparatorie e teste mozzate." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 2 ottobre 2014)

"La città protagonista, la città tentacolare e viziosa, la città notturna nella quale guizzano ombre inquietanti e sfuggenti: «Sin City», la città del peccato, torna protagonista in questa nuova pellicola ancora realizzata a quattro mani dal disegnatore Frank Miller (sue le tavole della graphic novel omonima) e dal regista tarantiniano Robert Rodriguez, che mette in scena le tavole del fumetto. Come in ogni noir che si rispetti è proprio la città l'elemento protagonista organismo vivo e vitale, attraversato da tensioni e pulsioni mortifere in quanto perennemente notturna, brutta, sporca e spesso molto, molto cattiva. All'interno di questo mondo oscuro, che rimanda per definizione alla letteratura e al cinema degli anni Quaranta, alle figure di investigatori privati duri, ma dal cuore tenero, da «femme fatale» tanto belle quanto letali, si muovono altrettanti personaggi ricalcati su quell'immaginario e pantografati dalla matita di Miller e dalla macchina da presa di Rodriguezin una sorta di «mostruoso» che deforma volti e corpi esaltando l'azione muscolare, il grottesco di una violenza tanto esasperata quanto stilizzata e resa astratta nella plastica graficità, apre ad una sorta di action-fantasy una storia tipicamente noir. Assemblando storie diverse, il film, che riporta sullo schermo le vicende di «Sin City» dopo nove anni dal primo film («Sin City», 2005), il film riprende alcuni fili del primo per rilanciare e rielaborare le storie e i personaggi. (...) Da una storia all'altra l'universo perverso e violento di «Sin City» si rincorre e mette in campo una serie di antieroi tutti con i loro personali tormenti, devastati da demoni interiori che ne determinano le azioni, da personaggi femminili altrettanto violenti, torbidi, doppiogiochisti e perfidamente sensuali. Intorno ai quali brulica tutta una corte dei miracoli di comprimari di lusso, dal dottore di Christopher Lloyd, al Joey di Ray Liotta, alla Gail di Rosario Dawson, ecc. Una serie di storie però, che dopo il folgorante inizio, si stratificano in un modo un po' troppo meccanico." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 8 ottobre 2014)
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