Signori in carrozza!

ITALIA - 1951
Signori in carrozza!
Vincenzo, un conduttore di vagoni letto, che trascorre la vita viaggiando fra Roma e Parigi, ha a Roma il proprio domicilio legale. Ma sua moglie è una donna alquanto trasandata, incapace di dare alla casa quell'impronta d'ordine e d'eleganza, che piacerebbe al marito. A rendergli sgradito l'ambiente familiare e a non fargli avere voglia di tornare a casa, contribuisce la presenza d'un cognato fannullone e scroccone. Queste circostanze hanno indotto il nostro conduttore, anche se è padre di due figlioli, a crearsi a Parigi una seconda famiglia con una vedova che ha una bambina. Quando viene avvertito che sarà destituito dal suo ruolo di personale viaggiante per essere assegnato al lavoro d'ufficio a Roma o a Parigi, il conduttore sceglie Parigi. Dopo qualche tempo il cognato, avendo commesso un furto a Roma, fugge a Parigi. Malgrado le bugie e i giochi d'equilibrio dell'ex conduttore, il cognato mangia la foglia e scrive alla sorella in modo da farla correre a Parigi. Di nuovo bugie e corse contro il tempo, ma alla fine la verità viene a galla. Poiché la vedova lo pianta, all'ex conduttore non resta altra scelta: si farà trasferire a Roma, rassegnandosi ad essere soltanto il marito di sua moglie e il padre dei propri figli.
  • Altri titoli:
    Rome-Paris-Rome
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Produzione: DOMENICO FORGES DAVANZATI PER D.F.D. (ROMA), LUX FILM DE FRANCE (PARIGI)
  • Distribuzione: REGIONALE - LUX FILM

CRITICA

"La collaborazione di due attori come Fabrizi e De Filippo conferisce un certo interesse al film." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 30, 1951)

"[...] è la storia di un controllore dei vagoni letto che fa servizio Roma-Parigi-Roma. Zampa e i suoi sceneggiatori la sfruttano per una insignificante divagazione sulle avventure sentimentali di Aldo Fabrizi, costretto a dividere la sua vita fra le due capitali. Tolta l'abilità istrionesca del protagonista e la facile disinvoltura di Peppino De Filippo [...] il film non ha altro da offrire. Evidente è la poca convinzione di Zampa che, in altri film, si era almeno fatto notare per la corretta e disinvolta abilità del racconto". (L. Saroni, "Rassegna del Film", I, febbraio 1952).
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