Signore e signori

ITALIA, FRANCIA - 1965
Le avventure di una cerchia di amici in una cittadina del Veneto. L'astuto dongiovanni Toni Gasparini confida al dottor Castellan, suo amico nonché medico di fiducia, la sua angoscia per l'impotenza che lo tormenta da qualche tempo. Il dottore non resisterà alla tentazione di raccontarlo in giro, ma senza capire che dovrà pentirsene. In realtà, infatti, non c'è niente di vero: la confidenza gli era stata fatta soltanto perché allentasse la vigilanza nei confronti della sua giovane e bellissima moglie.
Il ragionier Bisigato, un impiegato di banca afflitto da una moglie terribile che gli rimprovera fallimenti e mancanza di ambizioni, sogna di prendere il volo con Milena, la bella cassiera del bar del paese. La moglie però lo scopre e, facendo montare lo scandalo, tronca sul nascere il progetto del marito facendogli perdere anche il lavoro. Al poveraccio non resterà che tornare rassegnato in seno alla detestata famiglia.
Alda, una giovane contadinella, arriva in città per fare acquisti. La sua presenza non passa inosservata agli occhi dei donnaioli del paese che approfittano della sua ingenuità. Il giorno successivo, però, Bepi Cristofoletto, il padre della ragazza, li denuncia per aver sedotto la figlia, ancora minorenne. Sarà Ippolita, la moglie di uno degli accusati, a evitare lo scandalo offrendo a Cristofoletto un "cospicuo" risarcimento...

CAST

NOTE

- PALMA D'ORO AL FESTIVAL DI CANNES 1966 (EX AEQUO CON "UN UOMO, UNA DONNA" DI LELOUCH)

- DAVID DI DONATELLO 1966 PER MIGLIORE REGIA (PIETRO GERMI) E MIGLIORE PRODUZIONE (PIETRO GERMI E ROBERT HAGGIAG).

- NASTRO D'ARGENTO 1967 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA.

- REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1998 PER UN'EDIZIONE SPECIALE PER LA TV.

- COPIA RESTAURATA NEL 1998 DALL'ASSOCIAZIONE PHILIP MORRIS PROGETTO CINEMA IN COLLABORAZIONE CON IL CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA.

CRITICA

"(...) Dalla Sicilia (...) dei film precedenti al Veneto ipocrita e bigotto di questo. E' chiaro che anche qui c'era materia per una raffigurazione aspra e graffiante (...). Questa squallida società provinciale (...) si prestava evidentemente a un grottesco nero e convulso, di quelli che piacciono a Germi". (Adelio Ferrero, "Cinema Nuovo", 180, aprile 1966).

"Quanto era bello il cinema italiano quando era bello. Quando Pietro Germi dirigeva 'Signore e Signori', scritto con Age, Scarpelli e Luciano Vincenzoni. Quando gli sceneggiatori non si guardavano l'ombelico, interessati soltanto a personaggi che fossero la copia conforme dei propri amici o conoscenti, quindi da trattarsi con il massimo riguardo e cortesia. Quando i soggettisti prendevano il tram, come disse una volta Cesare Zavattini: non un elogio del pauperismo e tantomeno del trasporto pubblico, ma la spia di una curiosità per il mondo là fuori. (...) Abbiamo rivisto 'Signore & Signori' al Taormina BNL FilmFest. (...) Dal 1966, l'anno del film di Pietro Germi - che allora veniva considerato un regista di intrattenimento, lontano dalle vette dell'arte - parecchie cose sono cambiate. Ma più di tutti sono cambiati i registi e gli sceneggiatori. Per fare un film lavoravano in quattro, tutti con un bel po' di mestiere e di esperienza sulle spalle. Oggi l'esordiente medio scrive e dirige, quando non prova anche a fare l'attore. Niente divisione del lavoro, niente competenze specifiche: potrebbero guastare la spontaneità. (...)" (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 16 giugno, 2005)
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