Sieranevada

ROMANIA, FRANCIA - 2016
3,5/5
Sieranevada
A Bucarest, tre giorni dopo l'attacco contro Charlie Hebdo e quaranta giorni dopo la morte del padre, il quarantenne medico Lary trascorre il sabato insieme alla famiglia, riunita in occasione della commemorazione del defunto. L'evento, tuttavia, non va come previsto. Le discussioni si animano e le opinioni divergono. Costretto ad affrontare le sue paure e il suo passato e a riconsiderare la propria posizione all'interno della famiglia, Lary sentirà il dovere di tirare fuori alcune verità.
  • Durata: 173'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP (1:1.85)
  • Produzione: MANDRAGORA, PRODUKCIJA 2006 SARAJEVO, STUDIOUL DE CREATIE CINEMATOGRAFICA, SISTERS & BROTHER MITEVSKI, SPIRITUS MOVENS, IADASAREACASA, ALCATRAZ FILMS, ARTE FRANCE CINEMA
  • Distribuzione: PARTHÉNOS (2017)
  • Data uscita 8 Giugno 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Sieranevada di Cristian Puiu, in concorso l'anno scorso a Cannes 69, è uno di quei film che ti aspetti giusto ai festival. Lungo quasi tre ore, questo interno familiare rumeno girato con pochi dilatatissimi piani sequenza, sempre mantenendo l'unità di tempo e di luogo, è un tour de force impegnativo per i suoi formidabili attori ed estenuante per gli spettatori.

Lo spunto è il funerale del vecchio capofamiglia (che non vedremo mai) e la riunione di figli, fratelli, cugini e nipoti nella casa dove il morto riceverà l'ultima benedizione del prete. L'uomo di Dio tarda, il cibo che dovrà essere servito secondo l'usanza si fredda.


Nel frattempo Puiu ci presenta meglio i suoi personaggi. Il clima è conviviale ma non troppo. Comincia a surriscaldarsi portando in superficie tensioni mai risolte. A tenere banco sono di volta in volta una vecchia zia nostalgica del comunismo che irrita la nipote più giovane di fede monarchica; un nipote infelice fissato con le teorie complottiste post 11 settembre, un'altra che si presenta a casa con l'amica ubriaca e vomitante, un marito fedifrago che vorrebbe il perdono della moglie, i tre fratelli (due maschi e una femmina, quest'ultima madre di una bimba di pochi mesi) che si punzecchiano senza ferirsi mai sul serio e la vecchia madre, tra l'incredulo e il rassegnato dinnanzi al trambusto scoppiato in casa sua con il corpo ancora caldo del marito.

Il tono affettuoso e la straordinaria vividezza delle scene (Puiu ci fa stare li' con loro, tenendo sempre la mdp ad altezza del volto) sottolineano la cifra autobiografica del materiale, sistemato da una sceneggiatura dal meccanismo quasi perfetto e di indiscutibile autenticità. Anche l'improvvisazione degli interpreti gioca un ruolo altrettanto importante per rendere questo quadretto familiare così vero.


Se la famiglia è il cuore del film, la credenza (qualunque cosa essa significhi: da Dio alle verità ufficiali del governo) è il tema sotterraneo. Fosse durato mezz'ora di meno non si sarebbe offeso nessuno. Ma Puiu lavora attraverso la durata perché sa aspettare che le cose vengano a lui, e a noi. E il suo sguardo sulle diverse generazioni della società rumena, così cangiante e diversa da come siamo abituati a pensarla (oggi ci si sposta all'estero per tenere una conferenza universitaria, non solo per cercare fortuna), lascia il segno. 

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: CENTRUL NATIONAL AL CINEMATOGRAFIEI, FONDACIJA ZA KINEMATOGRAFIJU SARAJEVO, MACEDONIAN FILM AGENCY, CROATIAN AUDIOVISUAL CENTER, REGION ILE DE FRANCE, EURIMAGES-CONSEIL DE L'EUROPE; CON LA PARTECIPAZIONE DI: HBO ROMÂNIA, AIDE AUX CINEMAS DU MONDE, CENTRE NATIONAL DU CINEMA ET DE L'IMAGE ANIMEE, INSTITUT FRANÇAIS, MINISTERE DES AFFAIRES ETRANGERES ET DU DEVELOPPEMENT INTERNATIONAL, ARTE FRANCE.

- IN CONCORSO AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016).

CRITICA

"Pene, rimorsi, litigi, delusioni, rabbie di ciascuno, l'incrocio di punti di vista politici su terrorismo, comunismo, corruzione, passato e presente del Paese, sono seguite dalla cinepresa in una magistrale dialettica di voyeurismo e privacy secondo una gamma di intrusione o decenza, in fondo un discorso teorico sulle potenzialità del cinema di aggressione della realtà per la verità (ma non è detto che ogni spettatore abbia voglia di farne laboriosa, pur straordinaria, esperienza concettuale). Accanimento terapeutico sul reale? Forse. E una questione aperta oggi. Cast da premio." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 15 giugno 2017)

"Cristi Puiu (...) è forse la personalità più interessante di un nuovo cinema rumeno da diversi anni emergente, e il suo film (il quarto) è un gioiello tanto di drammaturgia - tutto in un microcosmo, l'universale estratto dal microscopico - quanto di regia e direzione del set e degli attori. Pensiamo solo alla difficoltà di governare il set affollato di un vero appartamento, uno spazio piuttosto angusto. E poi, come in certe magiche regie di Altman, c'è l'altra sfida di tenere a bada un impasto sonoro di voci sovrapposte e di conversazioni che entrano l'una nell'altra." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 8 giugno 2017)

"(...) un film che pretende dallo spettatore una partecipazione attiva, ma gli offre in cambio un'esperienza ripagante. Sullo scorrere delle tre ore, lo spazio dell'appartamento diventa spazio narrativo: un atrio angusto, una cucina fumosa di effluvi e di tabacco, una camera da pranzo, un bagno sempre occupato, una stanza da letto immersa nella penombra per via di un piccolino che dorme. La macchina da presa sbircia curiosa qua e là inquadrando in lunghe sequenze il continuo via vai, le conversazioni, le liti, il cibo messo inutilmente a tavola perché succede sempre qualcosa che impedisce di consumarlo, le storie di corna, le tesi di cospirazione sull'11 settembre e quant'altro, il ritornello sulla piaga della corruzione nella Romania postcomunista. Fra reminiscenze del passato, contraddizioni del presente e ansia del futuro, ci si confronta senza arrivare a una conclusione comune. Del resto stabilire chi ha torto o ragione è impossibile: la realtà è che ognuno - uomo, famiglia, governo che sia - per sopravvivere è costretto a forgiare la propria finzione. Avvalendosi di un intonatissimo cast, Puiu imbastisce una commedia umana di impeccabile qualità formale per ribadire con sorniona ironia che una verità assoluta non esiste. Ovvero, se esiste è altrove, dove non possiamo coglierla: e forse è meglio così." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 giugno 2017)

"(...) un microcosmo frenetico di omissioni indigeste e tradimenti nel quale Puiu riflette, come nel grande specchio al centro della stanza da pranzo, l'intera società rumena devastata dall'ipocrisia della rivoluzione e del dopo Ceausescu. (...) L'idea di un dispositivo familiare con cui organizzare la narrazione è quasi classica -del resto: non è la famiglia la base della funzione sociale? Qui la sfera pubblica ci appare già sgretolata nell'accumulo di menzogne «consapevoli» ignorate per opportunismo proprio come accade nei rapporti tra i personaggi (...). Puiu dilata il tempo, i gesti si ripetono, le parole si accumulano, l'esterno grigio di Bucarest è malato e isterico come i suoi interni. Non c'è spazio per il «vuoto» nelle quasi tre ore di film che il regista utilizza fino all'ultimo secondo per condurre all'estremo con umorismo da commedia nera, i suoi personaggi e con essi lo spettatore. (...) La macchina da presa, al centro dell'appartamento, trascina il nostro sguardo in questo movimento estenuante e brutale in pianosequenza acquistando una sua vita: esita, segue un personaggio, poi un altro, esprime una libertà. E quella che è una figura narrativa «classica» - famiglia e società - diviene la materia su cui esercitare il dispositivo di una messinscena a tratti forse anche compiaciuta, ma che contiene una riflessione forte sul cinema e sul suo rapporto col presente. Lì, in questo interno domestico non sono infatti in gioco solo i risentimenti di ciascuno ma il rapporto anche doloroso tra individuo e società nel quale entra la Romania e insieme la nostra epoca coi suoi pregiudizi, bigottismi, xenofobia, populismo. Una rivelazione lenta, quasi in tempo reale che parla anche di noi." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 8 giugno 2017)

"Sintesi tra 'Natale a casa Cupiello', 'Aspettando Godot' e 'Festen', 'Sieranevada' inquadra un interno familiare con pochi, estesi piani sequenza, mantenendo l'unità di tempo e di luogo e chiedendo assai ai suoi strepitosi attori. (...) 'Sieranevada' ha qualche compiacimento formale, tre ore abbastanza punitive di durata, ma offre acute osservazioni - dall'11 settembre ai tradimenti - sulla differenza tra fede e credenza e, più in generale, sullo stato dell'arte occidentale del terzo millennio desunta dalla cangiante società romena. Firma Cristi Puiu, talento solido ma non democratico ('Aurora') della Nouvelle Vague romena: colto, cinefilo e radicale (...). Cinema di qualità e quantità, poderoso e aporico, luminoso e contrastato, abbinato all'aria condizionata non si batte." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 8 giugno 2017)

"Nell'era dello storytelling, il rumeno Cristi Puiu lavora solo sul frammento, e sul mistero (...) Non c'è una verità: la verità è parziale, elusiva. Non resta che accettarlo, arrendersi al caos della vita, a quello affascinante e caldissimo di 'Sieranevada'. Sedersi e lasciarsi andare, e ridere: dell'assurdo, perfino del dolore. Uno dei più belli del concorso di Cannes 2016, il film di Puiu ti tira dentro al suo mondo sarcastico e tumultuoso." (Federico Gironi, 'Il Messaggero', 8 giugno 2017)

"Spiacerà perché è il classico film che va benissimo ai festival e malissimo per gli spettatori domenicali. Perché è lungo (incomprensibilmente lungo). E logorroico (ma nessuno dei discorsi solleva interesse). Convulso nel montaggio, non coinvolge nei personaggi (nemmeno in quello autobiografico del medico protagonista)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 giugno 2017)

"Quasi tre ore di film per raccontare un interno di famiglia, piccolo-borghese, nella Romania post comunista. Taglio prettamente teatrale, cast brillante, dialoghi mai banali, ma la durata è devastante e alla lunga (è il caso di dirlo) controproducente." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 8 giugno 2017)

"(...) tra quelle affollate mura domestiche che stritolano i personaggi come in una morsa, le tensioni esplodono e raccontano lo stato di salute di una società ancora ferita dalla dittatura comunista di Ceausescu, finita 25 anni fa, divisa tra passato e presente, incerta sul proprio futuro, infettata da menzogne e segreti." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 9 giugno 2017)

"Senza prendere partito per un solo stile, Puiu alterna lunghi piani sequenza a primi e primissimi piani alternati con abile sapienza, filma una lunga parte centrale in tempo reale ma durante una «pausa» dalle celebrazioni (...) ecco che all'improvviso la continuità temporale lascia il campo a sorprendenti salti temporali (che tra l'altro «cancellano» momenti importanti, come quelli che spiegherebbero perché Lary si abbandona a una lunga e intima confessione). Come se in questo modo il regista volesse da una parte mostrare le tante facce del cinema e insieme i suoi limiti: tutto serve per raccontare una storia perché nessuna è davvero sufficiente. Allo stesso modo non sapremo mai qual è la verità nei rapporti tra i familiari riuniti per la funzione, né sui tradimenti matrimoniali né sui litigi tra figli e genitori né tanto meno sulle varie ipotesi che vengono messe in campo nei discorsi. Nemmeno sui meriti e i demeriti del comunismo sembra sia possibile arrivare a una soluzione che convinca tutti. Certo, la vita non può fermarsi e il flusso narrativo di Puiu non dà certo segni di stanchezza (nonostante i suoi 173 minuti di durata), anzi mette in campo una sorprendente capacità di invenzione creando sempre nuove situazioni, ma alla fine le risposte che cercavamo insieme ai personaggi del film ci sembreranno ancora molto lontane." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 5 giugno 2017).

"Una famiglia piena di segreti, un appartamento pieno di porte, un film pieno di personaggi e di storie anche se nessuno dice tutta la verità, oppure siamo noi a non sentire tutto. Ma alla fine questo puzzle caotico di facce, passioni, discussioni, disegna un quadro mosso e coerente della Romania di oggi. Sospesa trapassato e presente, nostalgia del comunismo e risvegli religiosi, antica austerità e neoconsumismo. (...) Lo ha diretto Cristi Puiu, capofila di quel nuovo cinema romeno che da una decina d'anni dà lezioni di vitalità al mondo. Ed è interpretato da una piccola folla di attori magnifici (...). Sotto la trama sociale ce n'è un'altra, più intima e familiare, molto «romena» e insieme universale, che dà al film di Puiu il suo sapore più prezioso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 maggio 2016)

"II primo film del concorso, un rumeno di quasi tre ore ambientato durante una veglia funebre, era uno di quei titoli che suscitano Io scherno e il timore preventivo dei giornalisti. E invece è non solo un gran bel film, ma anche, a modo suo, molto divertente. Certo, è quello humour nero che il regista Cristi Puiu aveva mostrato in 'La morte del signor Lazerescu' (...) ma qui ancora più ambizioso. Fin dall'inizio (...) siamo in un universo familiare di conflitti, nevrosi, piccoli segreti; ma senza compiacimenti e senza quello sguardo un po' misantropo di certo cinema 'da festival'. La regia segue le scene in tempo reale, magari inchiodata a terra ma mobilissima nel pedinare i personaggi. A volte ne nascono gag ipnotiche quando dal corridoio sbirciamo le varie azioni che accadono nelle stanze, o nella scena dell'estrema unzione, con un pope che si fa attendere. Ma il regista non è schiavo del proprio stile, e più che alla forma fa appassionare ai personaggi (...)... Sullo sfondo intravediamo una riflessione sulle generazioni prima e dopo Ceausescu." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 13 maggio 2016)

"Lungo quasi tre ore, girato quasi tutto in interno, il film è un magnifico tour de force nella presa di coscienza dei vari personaggi (straordinario il lavoro di tutto il cast), del loro posto nella propria famiglia e, insieme, in quello del proprio paese. Un film centrifugo che dal microcosmo familiare si apre alla storia di un intero Paese." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 13 maggio 2016)

"(...) una sorta di affresco della Romania post Ceausescu, entrando nel cuore di una famiglia piccolo-borghese alle prese con la ricorrenza di un defunto. E questo all'indomani della strage di Charlie Hebdo. (...) Piccole tragedie familiari, tradimenti venuti alla luce, visioni politiche contrastanti, gente presa da malore. E questo in attesa dell'arrivo del sacerdote e con la fame, vero carburante di liti annunciate, che monta su tutti. Lary (...) dovrà affrontare questa umanità affamata che gli propone la propria visione del mondo, ancora spesso ammantata di comunismo. Si parla di tutto ciò che sta dietro I'11 settembre, ovvero di tutti i complotti possibili, della strage di Charlie Hebdo, insomma di politica e storia recente come delle guerre non dichiarate che si vivono In ogni famiglia. E tutto questo con grande ironia." ('L'Unità', 13 maggio 2016)
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