Siccità

ITALIA - 2021
3/5
Siccità
A Roma non piove da tre anni e la mancanza d'acqua stravolge regole e abitudini. Nella città che muore di sete e di divieti si muove un coro di personaggi, giovani e vecchi, emarginati e di successo, vittime e approfittatori. Le loro esistenze sono legate in un unico disegno beffardo e tragico, mentre cercano ognuno la propria redenzione.
  • Altri titoli:
    Dry
    Drought
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MARIO GIANANI, LORENZO GANGAROSSA PER WILDSIDE, VISION DISTRIBUTION IN COLLABORAZIONE CON SKY, PRIME VIDE
  • Distribuzione: VISION DISTRIBUTION (2022)
  • Data uscita 29 Settembre 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Roma, futuro indicativo, presente prossimo. La città è al collasso, non piove da una vita, l’acqua è razionata, divieti ovunque, e tra qualche giorno è previsto lo switch off definitivo dell’erogazione pubblica.

Il Tevere non esiste più e, con esso, si stanno prosciugando anche gli ultimi scampoli di coesistenza civile. Intanto le blatte si stanno facendo largo e una misteriosa epidemia inizia a mietere le prime vittime.

È lo sfondo su cui si muove il nuovo film di Paolo Virzì, Siccità, da un soggetto scritto insieme a Paolo Giordano con la collaborazione in sceneggiatura di Francesca Archibugi e Francesco Piccolo.

Siccità – Silvio Orlando (credits: Greta De Lazzaris)

Fuori Concorso a Venezia 79 (poi in sala dal 29 settembre con Vision Distribution), il film segue molteplici linee narrative, seguendo l’andirivieni di altrettanti personaggi che cercano – chi meglio, chi peggio – di barcamenarsi in questi giorni di arida follia.

C’è ad esempio Loris (Valerio Mastandrea), un tempo autista di un importante politico (Andrea Renzi), ora costretto a combattere contro la sonnolenza mentre cerca di raccattare il maggior numero di clienti (anche un coreano dal nome cinematograficamente altisonante, Bong Joon-ho…) a bordo di una vettura sporca e maleodorante; uscito da Rebibbia per puro caso, poi, Michele (Silvio Orlando) si ritrova catapultato in un mondo completamente cambiato rispetto a 25 anni prima: il suo unico scopo è quello di ritrovare quella che un tempo era solamente una bambina; Giulia (Sara Serraiocco) e Valerio (Gabriel Montesi) aspettano il primo figlio, lei infermiera, lui poco di buono che però inizia a lavorare come uomo della security in un lussuoso resort termale, luogo ovviamente preso di mira da un manipolo di manifestanti: qui inizia a seguire personalmente la figlia del ricco proprietario (Emanuela Fanelli), donna onesta e intelligente ma timida e insicura a causa delle continue infedeltà del marito.

Siccità – Valerio Mastandrea (credits: Greta De Lazzaris)

Nell’ospedale di Giulia lavora anche la dottoressa interpretata da Claudia Pandolfi, un matrimonio fallito alle spalle e un’attuale relazione (con Vinicio Marchioni) prossima al fallimento, con la figlia adolescente impegnata in un’orchestra che, in quelle ore, si prepara per un concerto a scopo benefico.

In tutto questo, un attore (Tommaso Ragno) ha trovato la sua nuova ragione d’essere trascorrendo le giornate a postare stories sui social, mentre la moglie trascurata (Elena Lietti), una volta titolare di una libreria ora cassiera di un supermercato, flirta via smartphone con un vecchio compagno del liceo.

“Nel momento in cui le strade delle nostre città erano deserte, ed eravamo chiusi ciascuno a casa propria, connessi l’uno all’altro solo attraverso degli schermi, ci è venuto naturale guardare avanti, interrogandoci su quello che sarebbe stata la nostra vita dopo”, spiega Virzì nelle note di regia, che mette in piedi questa distopia neanche troppo inverosimile senza dimenticare il gusto di una poetica capace di scandagliare le intime miserie di “personaggi ugualmente innocenti e colpevoli, un’umanità spaventata, affannata, afflitta dall’aridità delle relazioni, malata di vanità, mitomania, rabbia, che attraversa una città dal passato glorioso come Roma, che si sta sgretolando e muore di sete e di sonno”.

Ogni racconto procede autonomamente per poi confluire in un intreccio più grande che lo spettatore avrà modo di scoprire: la vena apocalittica dell’insieme viene naturalmente smussata dall’abituale via di fuga che regalano (e sono molti) irresistibili guizzi che i vari componenti del cast sanno regalare con indiscutibile bravura, al netto di qualche linea narrativa che forse si poteva risolvere un po’ più agilmente.

Siccità – Elena Lietti (credits: Greta De Lazzaris)

Dal liberatorio “J’ho cacato sulla barca” ai magnifici momenti in cui Mastandrea si ritrova a dialogare in una stramba allucinazione con i genitori (Gianni Di Gregorio, sontuoso, e Paola Tiziana Cruciani), dall’homeless Max Tortora, un tempo titolare di un raffinato negozio di abbigliamento in centro, passando per la trasformazione di un colto professore (Diego Ribon), esperto di idrologia, la cui ribalta mediatica e il conseguente narcisismo (quei capelli…), con tanto di invito galante da parte di una diva del cinema (Monica Bellucci), non può non far pensare all’exploit modaiolo dei tanti virologi del nostro ultimo biennio, Siccità – che per alcuni aspetti viaggia in parallelo con il recente Don’t Look Up di Adam McKay – si specchia sul nostro sconforto in attesa di un insperato acquazzone che possa, magari solamente per poco, ricalibrare il peso di esistenze ormai destinate alla letargia profonda. La speranza è nella riconnessione.

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: OLIVIA SLEITER.

- PREMIO FRANCESCO PASINETTI ALLA 79. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2022).

- VINCITORE SOUNDTRACK STARS AWARD 2022 ALLA 79. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2022).

- LE MUSICHE ORIGINALI SONO STATE COMPOSTE, ORCHESTRATE E DIRETTE DA FRANCO PIERSANTI ED ESEGUITE DALLA ROMA FILM ORCHESTRA. LA COLONNA SONORA DEL FILM È ARRICCHITA ANCHE DA UN BRANO DI MINA, "MI SEI SCOPPIATO DENTRO AL CUORE" (EDITO DA EDIZIONI CURCI), SCELTO APPOSITAMENTE DALLO STESSO REGISTA PAOLO VIRZÌ, PARTICOLARMENTE LEGATO ALLA CANZONE.

CRITICA

"Destini e miserie di alcuni personaggi si intrecciano in una Roma assetata e assediata dalle blatte, dove non piove da tre anni e dove la penuria d'acqua, ma anche una misteriosa sonnolenza che sta colpendo molti cittadini, ha travolto abitudini personali e regole sociali. In questa commedia umana dove la siccità diventa metafora di aridità umana, i personaggi difficilmente identificabili come innocenti e colpevoli, ma di certo spaventati e afflitti, malati di vanità, rabbia e mitomania, cercano riscatto e redenzione, una via d' uscita dalle proprie meschinità e un' occasione di rinascita. (...) Tra dramma e ironia nerissima, sgomento, tenerezza e compassione, Virzì, insieme ai suoi sceneggiatori, prova a ridisegnare il volto dell' Italia contemporanea alla ricerca di nuove tipologie umane attraverso le quali restituire le nostre fragilità e contraddizioni." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 09 settembre 2022)

"Mosaico di storie - in cui ogni tessera, irregolare, frastagliata, è la commessura per tutte le altre - composto meticolosamente sul letto prosciugato del Tevere; o altrimenti, usando la sponda musicale, concerto grosso, concerto barocco in cui alla coralità, alla sferzata degli archi o di qualche fiato vigoroso, corrisponde il ripiegamento dell' oboe, il largo movimento dello struggimento o della riflessione: comicità e malinconia, leggerezza e riflessione (al limite anche impegno), questo è "Sicccità" (...). In effetti la scena del concerto barocco è presa dal film, quando all' improvviso arriva la pioggia sui concertisti che suonano in un chiostro scandendo la colonna sonora e il ritmo del film. Al ritmo di un basso continuo allora, per continuare con l' esempio barocco (barocco romano), senza tempi morti, si intrecciano, si orchestrano, le vicende di personaggi stratificati e incarnati da attori di livello (...). Sono personaggi contraddittori, tanto umani quanto grotteschi, marionettistici, in balia delle loro cupidigie - spesso una violenza involontaria, becera - così come dei loro desideri frustrati, di una recrudescenza di tristezze, di speranze. (...) In "Siccità", oltre alle inferenze, come dire, ataviche della commedia umana, si tratta di qualcosa che riguarda più specificamente i cosiddetti tempi che corrono, o quelli che verranno, che potrebbero venire: l'acqua, la mancanza d'acqua e il risvolto di nuove malattie, portate dalle blatte, un mare di blatte." (Luigi Abiusi, 'Il Manifesto', 09 settembre 2022)

"Roma è in penuria d' acqua da tre anni e il fatto che sia la Capitale a soffrirne è una metafora dei mali morali che la affliggono. Con il Tevere apocalittico prosciugato, tra razionamenti e una pandemia da blatte che si diffonde, si batte il solito campionario spettrale di mamme anaffettive, esperti opinionisti, famiglie infelici. Un disastro ecologico che è figlio di quello morale. Scritto a otto mani, il film corale di Virzì evidenzia lo scontro generazionale sull' eredità ambientale lasciata ai figli. Non tutti gli episodi funzionano bene, ma è cinema che fa riflettere." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 29 settembre 2022)

"I destini e le miserie di alcuni personaggi si intrecciano in una Roma assetata e assediata dalle blatte, dove non piove da tre anni e dove la penuria d'acqua, ma anche una misteriosa sonnolenza che sta colpendo molti cittadini, ha travolto abitudini personali e regole sociali. (...) Virzì firma un'ambiziosa commedia umana che diventa metafora dell'aridità umana, popolata da personaggi innocenti e colpevoli al tempo stesso, spaventati e afflitti, malati di vanità, rabbia e mitomania, che cercano riscatto e redenzione, una vita d'uscita dalle proprie meschinità e un'occasione di rinascita. La salvezza, suggerisce l'autore, arriverà solo se saremo capaci di riconnetterci, di coltivare speranza, di levare al cielo una preghiera aspettando una consolazione." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 29 settembre 2022)

Film corale e distopico: struttura narrativa ad altissimo rischio, nella quale si incrociano numerose storie sullo sfondo di una catastrofe incombente. Merce rara, per il cinema italiano. (...) "Siccità" di Paolo Virzì (...) gioca una scommessa ancora più azzardata: non "la grande metafora", ma due grandi metafore, l' emergenza climatica e l' emergenza sanitaria. La cosa stupefacente è che la scommessa è vinta. (...) "Siccità" è un tour de force degno di simili, illustri modelli ed è il film che in questo 2022 ci dice qualcosa di profondo e inquietante su questa bizzarra Italia nella quale ci è toccato in sorte di vivere." (Alberto Crespi, 'La Repubblica', 29 settembre 2022)
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