Si può fare

ITALIA - 2008
Si può fare
Milano, anni '80. Nello è un sindacalista le cui posizioni non vengono più gradite dai colleghi per cui viene mandato in una cooperativa di ex malati mentali. Contro il parere degli psichiatri, si batterà perché i ragazzi imparino un mestiere e siano in grado di mantenersi riappropriandosi della loro dignità. Il percorso non sarà facile ma sarà connotato da una ritrovata umanità per tutti, anche per i 'sani di mente'.
  • Altri titoli:
    We Can Do That
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Produzione: ANGELO RIZZOLI PER RIZZOLI FILM
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA, DVD: WARNER HOME VIDEO (2009)
  • Data uscita 31 Ottobre 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Milano, quella da bere degli anni '80: rosso ma aperto al mercato, il sindacalista Nello (Claudio Bisio) viene esiliato in una cooperativa di disabili mentali, usciti dai manicomi grazie alla legge Basaglia: cercherà di liberarli dai lavori assistenziali, riducendo - contro il parere dello psichiatra Del Vecchio (Giorgio Colangeli) e in sintonia con il basagliano Furlan (Giuseppe Battiston - le dosi di psicofarmaci, e trasformarli in parquettisti di successo, con gli schizofrenici Gigio (Andrea Bosca) e Luca (Giovanni Calcagno) formidabili posatori di mosaici realizzati con pezzi di scarto.
Dopo i discreti Se fossi in te ed E' già ieri, Si può fare è l'opera terza di Giulio Manfredonia, nato con  Luigi Comencini, cresciuto con la figlia Cristina e i fratelli Frazzi, e poi ottimo direttore di comici prestati al cinema, da Albanese a De Luigi. Logico, dunque, affidare il ruolo da protagonista a Bisio, capace di una prova misurata, tra vis comica e sensibilità interpretativa. Ma sono soprattutto i "picchiatelli" a convincere, reduci artisticamente felici di un pre-provino di tre mesi, con visite al Museo della Mente di Santa Maria della Pietà e tanta documentazione.
Fuori concorso, tra le polemiche, al Festival di Roma, scritto da Manfredonia con il soggettista Fabio Bonifacci, Si può fare trae ispirazione dalla coop per disabili psichici Noncello di Pordenone e rappresenta, di questa e analoghe esperienze, una buona divulgazione, in cui volontà di commedia e tensione realistica aprono la nostra agenda sulla pagina, dimenticata, del post legge 180/78, che chiuse i manicomi e aprì al mondo i pazienti. Se Qualcuno volò sul nido del cuculo è termine di paragone ovvio e insieme distante, Si può fare, oltre al merito civile, va premiato per i suoi straordinari e folli caratteristi: con Bosca e Calcagno, Michele De Virgilio, Carlo Giuseppe Gabardini, Andrea Gattinoni, Natascia Macchiniz, Rosa Pianeta, Daniela Piperno, Franco Pistoni, Pietro Ragusa, Franco Ravera, Tony D'Agostino, Daniele Ferretti.

NOTE

- MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA DEL PREMIO L.A.R.A. PER L'INTERO CAST AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

- PREMIO DAVID GIOVANI 2009. CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO PER: MIGLIOR FILM, REGIA, SCENEGGIATURA, PRODUTTORE, ATTORE PROTAGONISTA (CLAUDIO BISIO), MUSICA, MONTAGGIO, FONICO DI PRESA DIRETTA (BRUNO PUPPARO).

- NASTRO D'ARGENTO 2009 A FABIO BONIFACCI PER IL MIGLIOR SOGGETTO (ANCHE PER "DIVERSO DA CHI?" DI UMBERTO CARTENI). IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE AL NASTRO SPECIALE - COMMEDIA E PER: MIGLIOR PRODUTTORE, , COSTUMI E COLONNA SONORA (PIVIO & ALDO DE SCALZI SONO CANDIDATI ANCHE PER "COMPLICI DEL SILENZIO").

CRITICA

"'Si può fare' di Giulio Manfredonia è un piccolo film generoso e diseguale ma spesso emozionante che affronta la malattia mentale con le armi leggere della commedia senza dimenticare il dramma e il dolore. Contenuto e appassionato, Claudio Bisio è efficacissimo nei panni del sindacalista ignaro di psichiatria che però intuisce la muta domanda espressa dai matti nei loro lavori, e avvia senza quasi accorgersene una piccola rivoluzione. (...) Ma la spina dorsale del film, che non nasconde il suo debito con 'Qualcuno volò sul nido del cuculo', è quel battaglione di attori bravissimi e poco noti che danno vita con molto affiatamento ed equilibrio ai dubbi e alle manie, ai tormenti e agli slanci, di questi matti da slegare costruiti incrociando tante piccole storie vere, un po' come fanno loro con i pezzetti di legno per montare i parquet d'artista specialità della cooperativa. Si capisce che Manfredonia e lo sceneggiatore Fabio Bonifacci hanno lavorato a lungo e con loro sulle fonti e sui malati. Così il film commuove, diverte, sorprende, mettendo sul tappeto con onestà tutti i lati del problema. Con varie licenze poetiche naturalmente, per chi vuole la verità ci sono molti documentari sul tema, non ultimi quelli bellissimi di Paolo Pisanelli ('Nella prospettiva della chiusura lampo', 'Il teatro e il professore'). E se qualche passaggio, come l'amore fra un malato e una studentessa, non è all'altezza, pazienza. Di film così vorremmo vederne di più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 ottobre 2008)

"Andate a vederlo: si pensa, ci si commuove e ci si diverte. Quello che deve fare una bella commedia. (...) Non è un'invenzione. Lo sceneggiatore lesse molti anni fa un articolo che raccontava l'esperienza di un sindacalista e di una cooperativa in provincia di Pordenone. Non una fiaba, non un'utopia, ma la prova che, se si vuole, si può fare." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 31 ottobre 2008)

"Con un cast di attori straordinari e poco noti al grande pubblico, il film racconta l'avventura di questo straordinario percorso di libertà, puntando diritto ai sentimenti, alle emozioni, alle ingenuità, come una vera soap. Rendendo così popolare un argomento per troppo tempo relegato in ambiti di nicchia. Nonostante capisaldi del nostro cinema militante, come 'matti da slegare' di Silvano Agosti, per esempio, avessero già ai tempo, dato il loro contributo." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 31 ottobre 2008)

"Ispirandosi alle idee basagliane una commedia allegra e ultra-ottimista, dove tutto si supera con un sorriso e un'assemblea. Furbesco ma simpatico." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 ottobre 2008)

"L'aria è quella da 'Qualcuno volò sul nido del cuculo', fra tragedia delle anime e commedia della vita. Ma la scommessa, nel suo piccolo, è più alta. Il mondo dei normali e quello dei malati, nel film di Manfredonia (lo stesso del sorprendente 'Se fossi in te') cammina sulla stessa linea, sottilissima, di demarcazione, continuamente attraversata dall'uno e dall'altro fronte. Con eccesso di rigore, Manfredonia sceglie di affidare tutte le parti ad attori professionisti (bravissimi tutti) con i quali prova per mesi, lasciandosi alle spalle qualsiasi tentazione di mix vero-falso e mantiene un equilibrio di verosimiglianza mai scontata per quasi l'intera pellicola (alcuni momenti di caduta ci sono, ma sopraffatti dal resto). Se il risultato filmico è un po' scarso (un po' tendente al televisivo), ottimale invece quello della scrittura e dell'interpretazione. I sani Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, fanno con garbo da spalle alla vera compagnia di teatranti, quella dei malati appunto, senza avere mai la tentazione di rubare loro la scena." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 31 ottobre 2008)
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