Si gira a Manhattan

Living in Oblivion

USA - 1995
Nick Dinklage è un regista indipendente alle prese con il suo nuovo difficile film, prodotto ancor una volta a basso costo. Su un set improvvisato, naturalmente i problemi non mancano e Nick rischia di cedere psicologicamente dinanzi alle avversità. Ma, ad aiutarlo c'è la sua sgangherata troupe. C'è Lupo, il direttore della fotografia, con il suo inseparabile look di pelle nera; Wanda, la sua assistente, sempre fin troppo efficente e con i nervi d'acciaio; Nicole, l'attrice protagonista, piena di talento ma sempre insicura e devastata dalla sua infelice storia d'amore e dalla sua rivalità sul set con Chad Palomino, l'interprete maschile. Riuscirà Nock a superare i problemi tecnici e le idiosincrasie di chi gli è intorno?
  • Durata: 89'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 16 MM, 35 MM, TECHNICOLOR
  • Produzione: JDI PRODUCTIONS, LEMON SKY PRODUCTIONS
  • Distribuzione: LIFE INTERNATIONAL (1996) - BUENA VISTA HOME ENTERTAINMENT

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1996.

- PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA AL SUNDANCE FILM FESTIVAL 1995

- PREMIO DELLA GIURIA E DEL PUBBLICO AL FESTIVAL DEAUVILLE 1995.

CRITICA

"È un piccolo film, 'Si gira a Manhattan' ('Living in Oblivion'); un film da stagione cinematografica pre-estiva (per quanto sia stato premiato ai festival di Sundance e di Deauville), povero e ingenuo. Il regista americano Tom DiCillo lo aveva immaginato come un cortometraggio sui retroscena della lavorazione del suo primo film, 'Johnny Suede'; poi s'è ingolosito, ha conquistato Steve Buscemi per il personaggio del regista ha scritto una sceneggiatura abile, ha realizzato un film-sul-film, su come si fa il cinema, su quali conflitti, tensioni, segreti e ridicolaggini si nascondano dietro ogni inquadratura. Naturalmente, non è un'idea originale. Prima e dopo Fellini o Truffaut di 'Effetto notte', film simili sono stati girati a decine, risale alle origini del cinema il desiderio di raccontare agli spettatori anche le peripezie, la speciale schizofrenia, l'alchimia intossicata e insieme la camaraderie da soldati o da naufraghi, il legame da famiglia provvisoria che si condensano in una troupe al lavoro. Tra tanti film del genere, 'Si gira a Manhattan' somiglia soprattutto a 'Nel bel mezzo del gelido inverno' in cui Kenneth Branagh ha raccontato fatiche e felicità d'una messa in scena teatrale di 'Amleto' povera e provinciale, con una troupe di fortuna: i due film hanno analoghi difetti d'ingenuità, ma anche analoghi pregi di freschezza, entusiasmo, affetto, autoironia, grazia, sincerità. Hanno la forza d'esser fatti da gente che ama il proprio mestiere anche nelle avventure squattrinate o disperato; e sono spiritosi, divertenti". (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 6 giugno 1996)

"Nell'indovinata struttura drammaturgica di DiCillo, nei primi due casi si tratta di sogni, uno in bianco e nero da cui Buscemi si risveglia strillando "Non farò mai più un film a basso costo", l'altro a colori della Keener. La terza scena l'unica non sognata, è proprio la ripresa di un sogno e a risolvere le cose sarà un surreale irrompere del reale nella finzione. Lo spunto è piccolo però la commedia ha una buona tenuta, Buscemi è ottimo gli altri bravi. E questa visione di una macchina cinema sgangherata e vitalissima sarebbe piaciuta a Fellini". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 3 giugno 1996)

"Raccomandabile a chi bazzica a vario titolo l'ambiente del cinema, 'Si gira a Manhattan' è una commedia divisa in tre quadri: e naturalmente DiCillo si diverte a mischiare i piani del racconto, passando dal bianco e nero al colore, dalla realtà al sogno, per meglio restituire l'atmosfera casinista e psicologicamente labile che avvolge le riprese di un dramma onirico intitolato 'Living in Oblivion'. Confuso e pretenzioso, 'il film nel film' è solo un pretesto per osservare la scena da vari punti di vista. (...) Realizzato a bassissimo costo, il film ha però il pregio di scherzare 'coi santi', compreso quel Quentin Tarantino che sembra essere diventato il padre putativo di ogni regista indipendente che si rispetti. Manca solo Samuel L. Jackson, altrimenti c'era tutta la sacra famiglia". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 27 maggio 1996)
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