Showgirls

SHOWGIRLS

USA - 1995
Showgirls
La giovane ma decisa Nomi Malone con l'autostop giunge a Las Vegas dove viene derubata della valigia. Trova alloggio da un'ospitale ragazza di colore, Molly, costumista allo Stardust, un night-club di lusso, la quale le presenta Cristal, la star dello spettacolo, che sembra snobbarla, ma poi sembra interessarsi, anche morbosamente, a lei fino a farla esibire a pagamento in una "lap-dance" per il suo amante Zaek, nel locale di spogliarelli dove Nomi lavora. James, un ballerino di colore, colpito dal suo talento, le paga la cauzione quando va in prigione per una rissa da lei provocata e le propone di esibirsi con lui in uno spettacolo, ma poiché questi la tradisce con un'altra ballerina Nomi lo abbandona. Superato un provino allo Stardust (procuratole da Cristal) e successivamente assunta, Nomi diviene amante di Zack, il direttore artistico dello Stardust. Ma Cristal, nonostante continui ambiguamente a giocare con lei, tenta di impedirle di far carriera. Nomi, adirata, durante una pausa dello spettacolo la spinge per le scale procurandole una frattura. Diviene così la star ottenendo molto successo. Molly, dapprima disgustata per il cinismo di Nomi, cede all'invito ad un party dove Zack ha invitato la rockstar Andrew Carver (per cui Molly stravede) e che questi fa violentare dai suoi "gorilla". Invano Nomi chiede per questo fatto vendetta a Zack, che ha ormai indagato sul suo passato ed ha scoperto che è stata una prostituta. Furente, si reca da Carver e lo colpisce mortalmente; quindi va all'ospedale a salutare sia Molly sia Cristal, la quale le rivela che anche lei è divenuta una star grazie ad un atto disonesto. Disgustata, Nomi lascia la città e, ironia della sorte, facendo l'autostop ottiene un passaggio dal conducente della stessa automobile che inizialmente l'aveva portata a Las Vegas.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Produzione: ALAN MARSHALL, CHARLES EVANS
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA - CECCHI GORI HOME VIDEO
  • Vietato 14

NOTE

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1995.

CRITICA

In oltre due ore è vero che non c'è il tempo di annoiarsi, ma non c'è mai neppure il tentativo di esaminare davvero il personaggio o l'ambiente, di coordinare cause ed effetti, il dialogo sembra tratto dalle frasi delle T shirt. Il regista si dilunga dapprima sulla lap dance, con qualche variazione sul tema per "épater" con il sesso proibito il pubblico dei settimanali femminili. Ma quando Nomi fa carriera, arrivano gli show più eleganti, con numeri che ricordano, fuori le tette, quei balletti erotici-esotici con cui Gisa Geert iniziava i secondi tempi delle nostre riviste anni 50. Elizabeth Berkley, labbra al silicone, pare sarà la star che ha ballato una sola estate e non è un prodigio di espressività: sembra stia sempre aspettando l'okay del regista. La supera in arti maliarde la veterana Gina Gershon, mentre l'uomo conteso è il "lynchiano" Kyle MacLachlan di Velluto blu. Il tutto, tra perfidie et amicizie femminili, sullo scenario peplum-kitsch della Las Vegas Babylonia, risplendente di nudità, sudori, neon e scritte bibliche: "Jesus is coming soon". (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 27/10/95) Lo sceneggiatore Eszterhas e il regista Verhoven hanno fama di mutare in oro le trame che allestiscono. Nonostante la confezione di lusso e l'aiuto fornito alla speculazione commerciale da settimanali e quotidiani "intelligenti", Showgirls soddisferà, sì, il proposito che lo ha suggerito: spingere più avanti, il confine che separa spettacolo da cinematografo pubblico e intrattenimento da sala a luci rosse. Ma, almeno negli Stati Uniti, il film è stato distrutto dalla critica e tenuto alla larga dal pubblico tanto che la protagonista, la discreta attrice Elizabeth Berkley (mentre antipatico è il suo partner, Kyle MacLachlan, e civettona come una vamp fuorimoda la diva Cristal, Gina Gershon), pare non trovi più scritture. Si vedrà se, nella provincia italiana, gli spettatori mostreranno lo stesso buonsenso. (Avvenire, Francesco Bolzoni, 27/10/95) In oltre due ore, di fatto, non c'è modo di annoiarsi, a meno che non ci si aspetti che il neon ed il silicone si traducono ai nostri occhi beneducati in luci del Tintoretto e vetrine di Bulgari. Letteralmente inesistente il finale, con pentimento di servizio per l'antieroina che esegue uno sgambetto al momento giusto ma poi torna sulla freeway, direzione L.A., consapevole che ci sarà sempre "qualcuna più giovane e affamata che scende le scale dietro di te". O.K. per le sdegnate reazioni, a patto che non si punti il ditino probo ed isterico contro un film "spudorato, feticistico e consumistico" che si voleva perfettamente aderente all'habitat spudorato, feticistico e consumistico. Lo stesso su cui Baudrillard ha scritto: "" il luogo mondiale dell'inautentico, d'accordo, ma proprio questo ne costituisce l'originalità e la forza". (Il Mattino, Valerio Caprara, 5/11/95)
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