Sherlock Holmes: Gioco di ombre

Sherlock Holmes: A Game of Shadows

USA - 2011
3/5
Sherlock Holmes: Gioco di ombre
Una serie di morti misteriose e di letali attentati sta minando la sicurezza e la pace in Europa. Nessuno riesce a intravedere la connessione tra questi eventi apparentemente casuali. Nessuno, eccetto Sherlock Holmes, convinto che tutto ciò sia frutto delle macchinazioni di un genio del male: il Professor Moriarty. Nel tentativo di sventare il diabolico piano di morte e distruzione ideato da Moriarty, il grande detective affronterà un rocambolesco viaggio attraverso l'Europa in compagnia del fedele Watson e di Sim, una zingara cartomante cui Sherlock Holmes ha salvato la vita...
  • Altri titoli:
    Untitled Sherlock Holmes Sequel
  • Durata: 129'
  • Colore: C
  • Genere: GIALLO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: ispirato ai personaggi creati da Sir Arthur Conan Doyle
  • Produzione: SILVER PICTURES IN ASSOCIAZIONE CON WIGRAM PRODUCTIONS
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA - DVD E BLU-RAY: WARNER BROS. HOME ENTERTAINMENT (2012)
  • Data uscita 16 Dicembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Gioco d'ombre recita il sottotitolo italiano, ma sarebbe stato più corretto scrivere "gioco di specchi". E non solo perché i due protagonisti del nuovo Sherlock Holmes - l'ineffabile detective privato (Robert Downey Jr.) e il suo nemico di sempre, l'impresentabile professor Moriarty (Jared Harris) - vivono di riflesso, autodeterminandosi a vicenda come lo Yin e lo Yang, figure uguali e contrarie di un'intelligenza fuori dalla norma e al di là del bene e del male (decidere da che parte stare ha in fondo la stessa rilevanza morale della scelta del colore negli scacchi); ma anche perché lo specchio è l'idea-accessorio di tutta l'operazione, vuoi per quell'insistenza sul vedere che ridefinisce la competenza deduttiva dell'investigatore a partire dall'occhio - lo dice lui stesso sul finale: "Vedo tutto, è la mia maledizione" - vuoi per la forte carica di autocompiacimento di cui è investito il film, più propenso a specchiarsi che a farsi vedere e a piacersi più che a piacere. In questo "speculare" al suo regista, un Guy Ritchie incontinente affabulatore.
Non che sia per forza un difetto: la spocchia è anzi la cifra stilistica della saga e la peculiarità più evidente (insieme al genio) del suo protagonista, di cui lo Sherlock Holmes di carta è solo uno prestanome. Con buona pace di Conan Doyle.
La storia è indifferente, ed è inutile soffermarvisi più di tanto: Moriarty si vuole arricchire con il mercato delle armi e architetta una serie di attentati in tutta Europa per innescare un conflitto mondiale e garantirsi così future committenze. Rispetto al primo episodio questo secondo atto rinuncia, se non alla veste fumettistica, almeno al gusto steampunk. Da segnalare più che altro l'entrata in scena della zingara Noomi Rapace (inutile), la prematura scomparsa dalla faccia della terra dell'adorabile e maliarda Irene Adler (Rachel McAdams: peccato), cruccio segreto del nostro, e il matrimonio del compagno d'avventure - e non solo? - Watson (Jude Law), dalla cui penna scaturisce il resoconto degli eventi che porteranno l'intrepido Holmes a sfiorare la sua fine corporale più e più volte. E poi inseguimenti rocamboleschi, botte da orbi, esplosioni a go-go e salti mortali, ammassati con furia cinetica dentro una confezione di scontata eleganza.
Troppo veloce per capirci qualcosa, pure se - va detto - il regista finge di dare un ordine all'azione, ricostruendone la dinamica con anticipo e in ralenti. Ma è l'ennesimo camuffamento di un film travolto e affascinato dalla sua stessa frenesia sensorio/meccanica. Tempo e movimento sono accelerati, decelerati, congelati, azzerati, stordendo lo spettatore. Manca una direzione, una logica, una vera plausibilità drammaturgica che non sia quella determinata dall'intuizione-azione del protagonista, motore (im)mobile di un film che gira vorticoso su stesso, sfoggiando ogni artificio della visione: dal flashback al flashforward, dalla mimesi al travestimento. Un'ostentazione di tecniche e trucchi che ammaliano non per quello che mostrano, ma per quello che nascondano. Il trionfo della Ratio? Macché, l'arte dell'inganno, il gioco di prestigio, il cinema ridotto a spettacolo. Consumo di buon livello, che altro? Il vecchio Sherlock Holmes è morto. Questo è solo un simpatico impostore. Il caso è risolto, il successo garantito.

CRITICA

"Chi ha detto che il cinema d'azione non ama la cultura? Nel giocattolone più fragoroso e divertente di Natale 2011 risuonano i lieder di Schubert e le arie immortali del 'Don Giovanni'; Sherlock Holmes non deve solo sventare le trame criminali del cattivo di turno, ma affrontare una macchinazione politico-finanziaria destinata a espandere l'industria bellica (e a portarci dritti verso la Prima guerra mondiale, anche se siamo ancora nel 1891). (...) E solleticando tutti i nostri sensi in un susseguirsi di ipotesi e di immagini che porta di colpo l'Ottocento nel Duemila, l'era dei treni a vapore in quella del digitale, il detective senza più pipa in un mondo allegramente postmoderno. Che usa tutto l'arsenale del cinema di oggi e di ieri per rendere contemporanei e spesso irresistibili i personaggi di Conan Doyle. Ed ecco travestimenti a raffica, attentati e macchinazioni che nemmeno l'assassinio di Kennedy, foreste abbattute a colpi di cannone (sta cambiando il modo di fare la guerra); e poi allusioni alle armi chimiche, sbuffanti prototipi di automobile, diete a base di coca, tabacco e caffè (mentre per gli esperimenti chimici più arditi c'è il povero bulldog a fare da cavia)." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 dicembre 2011)

"Guy Ritchie e un discreto manipolo di sceneggiatori avevano tolto dalla naftalina il vecchio Sherlock Holmes, il famoso consulente investigativo come veniva definito dal suo creatore Arthur Conan Doyle. Troppo spremuti i quattro romanzi e cinquantasei racconti originali, bisognava trovare qualcosa di nuovo e accattivante per il pubblico contemporaneo. Così fu, traendo ispirazione dal fumetto di Lionel Wigram. Oltre 200milioni di dollari incassati negli Usa cui si sono sommati 25milioni di sterline in patria e una cifra quasi analoga ramazzata nel resto del mondo hanno spinto al sequel che Lionel Wigram, anche produttore, aveva già in animo. Questa volta l'antagonista di Sherlock è il suo nemico tradizionale, il professore Moriarty. (...) In fondo 'Sherlock Holmes - Gioco di ombre' è davvero un videogame. Sherlock per esempio prefigura quel che dovrà fare nei combattimenti, oltre naturalmente a sfogare la sua inarrivabile capacità analitica in base a dettagli che lui solo sa cogliere. Ma l'aspetto più divertente del film sta nei travestimenti di Holmes. Alcuni a tasso altissimo di improbabilità, ancora una volta, come donna è inguardabile, e ne è consapevole, altri stupefacenti quando si mimetizza con l'ambiente circostante. Ecco, bisogna lasciarsi un po' andare, farsi trascinare dal flusso inarrestabile di situazioni che Guy Ritchie mette in scena con consumata abilità e non senza talento, oltre alle strizzatine d'occhio per il pubblico più perspicace. A questa condizione Robert Downey jr risulta il più spassoso Sherlock di tutti i tempi e Jude Law è sufficientemente bietolone da aderire alla versione più accreditata del dottor Watson. Ma una notazione d'obbligo merita Stephen Fry, che interpreta Mycroft Holmes, fratello di Sherlock, imperturbabile esponente governativo, capace di rimanere impassibile di fronte alle situazioni più imprevedibili e di non essere minimamente turbato nel chiacchierare con lady Watson in costume adamitico. Dopo quanto detto risulta inevitabile che Rachel McAdams e Noomi Rapace rimangano un po' sullo sfondo, in fondo qui si tratta di eroi maschili. Se poi qualcuno volesse leggere quell'irruzione di Sherlock che sconvolge la prima notte di nozze sul Wagon lit come una sorta di gelosia trasversale, tutto rientrerebbe nella tradizione dell'amicizia virile con retrogusto noto." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 16 dicembre 2011)

"Il numero 1 aveva fatto un incasso planetario di oltre mezzo miliardo di dollari, il capitolo 2 probabilmente supererà la cifra. Non perché sia meglio, anzi. Dando per scontato che gli spettatori sanno già tutto del graffiante fascinoso Holmes (Downey Jr.), della sua geniale perspicacia, delle sue depressioni nei meandri della droga nonché della complice amicizia col delizioso Watson incarnato da Law, 'Il gioco delle ombre' insiste sulle mirabilia di effetti speciali e scene d'azione a scapito di psicologie e dialoghi. Tuttavia anche così, c'è di che trascorrere due appassionanti ore di cinema-cinema." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 16 dicembre 2011)

"Già il primo 'Sherlock Holmes' aveva poco rispetto per Conan Doyle, oltre che i timpani. Ma qui il recidivo Guy Ritchie esagera. (...) Botte da orbi, esplosioni e una trama dove si capisce poco e si sbadiglia parecchio." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 dicembre 2011)
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