Shadow

ITALIA - 2009
2/5
Shadow
David, un giovane soldato di ritorno dall'Iraq, decide di ritirarsi in una isolata località di montagna per ricomporre i pezzi della sua vita. In mezzo ad una foresta David incontra Angeline e insieme a lei inizia a esplorare la zona, venendo a conoscenza anche di una terrificante leggenda locale. Ben presto il giovane sarà costretto a rendersi conto che la credenza popolare è più vera di quanto si creda, diventando suo malgrado testimone di eventi ben più orribili e crudeli di quelli vissuti durante la guerra...
  • Altri titoli:
    L'ombra - Shadow
  • Durata: 80'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: BLU CINEMATOGRAFICA G.F.
  • Distribuzione: ELLEMME GROUP DISTRIBUTION (2010) - DVD: CG HOMEVIDEO-COLLANA CINEKULT (2010)
  • Data uscita 14 Maggio 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Accolto con entusiasmo da festival, maestri (sceneggiatura "approvata" da Dario Argento) e cultori, Shadow segna l'ingresso nell'horror di Federico Zampaglione che, a dirla tutta, qualche affinità col genere l'aveva già fatta vedere al debutto, nella black comedy Nero Bifamiliare.
Trama esilissima, come da durata (poco più di 70 minuti): un ex marine e appassionato ciclista (Jake Muxworthy) prova a dimenticare gli orrori della guerra irachena partendo zaino in spalla e mountain-bike alla volta di un paesino sperduto tra le Alpi italiane. Incontrerà una bella francesina (Karina testa), amante pure lei delle sgroppate in bicicletta, e due energumeni psicolabili che gli daranno la caccia tra i boschi, a colpi di fucile. Ma un essere terrificante ha preparato per tutti loro trappole e trattamenti ben peggiori...
Godibile prodotto d'intrattenimento, questo Shadow ha nelle atmosfere, nella confezione e in un "raffinato" grand guignol i suoi punti di forza, esaltati anche dalla partitura ipnotica (il sound a tratti richiama i Goblins) del fratello del regista, Francesco. Al netto di attese non elevate un esordio positivo insomma. Anche se, ad essere pignoli, la prima parte "all'aperto" - condotta sul filo di una tensione inesplosa - è molto meglio della seconda nella casa degli orrori - dove prevale la macelleria e una scontata strizzatina d'occhio al porn movie alla Hostel. Mentre il giubilo di molti per il ritorno agli spaghetti-horror è decisamente affrettato: certo Zampaglione non lesina omaggi - Argento e Bava su tutti - ma le citazioni travalicano gli italici confini pescando un po' ovunque, da Bergman (il mostro è ricalcato sull'oscuro signore de Il settimo sigillo) all'horror americano di questi anni.
Una specie di armadio del tempo da cui il regista prende quello che gli serve senza mai cucirsi addosso un abito originale. Insomma gira e rigira è sempre il solito immaginario, una volta di più in debito d'ossigeno. E l'enfasi sul messaggio politico è solo specchietto per le allodole, perché l'horror adulto l'ha sempre veicolato attraverso una personalissima "politica delle immagini". Cosa ben diversa dalla "politica nelle immagini" di oggi. Che è l'equivoco che scambia il travaso per rigenerazione, il maquillage per la pelle nuova.

NOTE

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2010 PER: MIGLIOR SCENOGRAFIA E COLONNA SONORA.

CRITICA

"Un Tiromancino nell'universo horror. Benedetto da Dario Argento, apprezzato nei festivaI di genere, arriva in sala 'Shadow', l'opera seconda di Federico Zampaglione, che dopo 'Nero bifamiliare' (2007) rincara la dose black, perde la commedia e si infila tra le Alpi, con un ex marine reduce dall'lraq (Jake Muxworthy), una bella francesina (Karian Testa), due mountain-bike e altrettanti psicolabili a minacciare tra i boschi. Con Bava alla bocca e Argento vivo addosso, il regista frequenta pure Bergman (la nemesi viene dal 'Settimo sigillo'...), l''Hostel' di Eli Roth e cucina spaghetti-horror: un po' scotti, a dire il vero, perché la confezione è accurata e l'en plein air della prima parte come tensione vuole, ma il successivo porn horror tra quattro mura è scontato, se non scopiazzato e sanguinosamente innocuo. Non solo, la politica è da sempre l'ingombrante fuoricampo del genere da paura, ma farne explicit content e palese giustificazione ne smussa l'orrore. E ne ottunde il senso." ('Il Fatto Quotidiano', 14 maggio 2010)

"Alla ricerca degli orrori, perduti, in un periodo in cui il genere segna il passo - il nuovo Dario Argento non è stato nemmeno distribuito - Federico Zampaglione, il leader dei Tiromancino, riesce a dirigere un film che fa paura davvero e stimola sgradevoli rapporti di causa effetto e di pensieri. Non è solo la paura facile degli ostelli, dell'ultima porta a sinistra, dei motel vicino alla palude, è una paura che si imparenta con la vita e con la malvagità della guerra, i cui riferimenti, non sono qui puramente casuali. (...) Trascorrendo sul volto apparentemente omologato yankee di Jake Muxworthy (divo di telefilm americani), il regista denuncia tutto il genere umano, facendo come autore un bel passo rispetto al 'Nero bifamiliare' che tentava di venire a patti con una commedia. Ramingo con successo tra festival di paura, molto venduto all'estero, l'asciutto 'Shadow' dimostra il teorema dell'irrazionalità ed aumenta il tasso di orrore che ogni mattina viene elargito da giornali e tv. Perché, nella favola nera in cui sprofonda il film con gli eccessi sadici di Morquis (il glabro Nuot Arquint, ballerino svizzero che si vendica del romanticismo) cattivo che ci resta impigliato nell'inconscio, l'autore mantiene l'ipotesi che il peggio viene sempre dal reale in fondo a un pozzo profondissimamente rosso. Un trabocchetto orrendo che si apre in mezzo alle bellezze della natura di montagna una versione horror di Vieni, c'è una strada nel bosco..., con optional di fantasmi, lamenti di soldati morti in una scenografia catacombale di inquietante e macabra bellezza, una notte cinematografica, piena di rumorosi silenzi, in cui tutte le nevrosi sono nere e ci si porta a casa il lato subliminale." (Maurizio Porro 'Corriere della Sera', 14 maggio)

"Piacerà incredibilmente anche a chi non non ama troppo l'horror duro. In 'Shadow' ci sono scene da far accapponare, ma anche tante buone idee. E un finale decisamente scioccante. E bravo lo Zampaglione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 maggio 2010)
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