Settimo cielo

Wolke 9

GERMANIA - 2008
Settimo cielo
Inge ha sessant'anni ed è sposata da oltre trenta con un uomo di cui si sente ancora innamorata. Una relazione extraconiugale non è mai stata contemplata nella sua vita, ma l'incontro con Karl mette sotto sopra il suo mondo e le sue convinzioni. Ben presto Inge si trova coinvolta in una rapporto che le fa riscoprire la gioia del batticuore.
  • Altri titoli:
    Cloud 9
    Cloud Nine
    Wolke Neun
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: HDV, 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: ROMMEL FILM
  • Distribuzione: VIDEA-CDE (2009)
  • Data uscita 29 Maggio 2009

NOTE

- 'COUP DE COEUR' DELLA GIURIA DELLA SEZIONE "UN CERTAIN REGARD" AL 61. FESTIVAL DI CANNES (2008).

CRITICA

"Il valore di 'Settimo cielo' risiede nello stile. Siamo in pieno clima post-Antonioni, magari filtrato attraverso l'esperienza di Patrice Chereau. Inquadrature scelte con estro pittorico e taglio di classe, montaggio sapiente, che tende alla simulazione e non concede indugi. Fotografia che pennella i grigi, ambienti piccolo borghesi, l'onesto squallore delle vite in serra, quel tanto di asfittico che è temperato solo dal rombo dei treni in corsa sotto le finestre e dalle saltuarie apparizioni dei nipotini. La presenza fisica degli attori, la loro convinta partecipazione fa il resto. Trasmettono tristezza le visite al padre di Werner; malato e demente (...) Per tali vie il film arriva a essere pregnante come una poesia crepuscolare. Va al cuore delle cose. Va anche al nostro cuore, come hanno sostenuto i premiatori di Cannes? Sul punto, riconosciuti i valori insoliti dell'opera e la presenza di un vero autore, il dotatissimo Dresen, non parlerei di emozione profonda. Questa, a livelli raffinati, resta una realtà artificiosa, una vicenda di cui ammiri la fattura, ma dov'è difficile sottrarsi alla sensazione di una verifica sociologica." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 29 maggio 2009)

"Alternando con miracolosa semplicità dramma e umorismo, gravità e leggerezza, Dresen segue i suoi magnifici attori con un misto di trepidazione e complicità che trova sempre l'immagine o la parola giusta. Un albero svettante e certamente vecchissimo, una polemica sul tema se siano più belli i paesaggi visti dal treno o dalla bicicletta, una furiosa masturbazione nella vasca da bagno, un'ultima volta insieme a cantare con tutta la famiglia, ed eccoci dentro Inge, i suoi ardori, i suoi dilemmi. Mentre il coro di anziane signore con cui si esercita scandisce come in "soggettiva" (quanta malinconia in quell'Inno alla Gioia) l'evolvere inesorabile del racconto. E il tema più antico del mondo: eros o agapé? intimità o passione, il brivido dell'ignoto o il calore della cerchia familiare. Dev'essere per questo che essere personaggi di questa età fa così male." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 maggio 2009)

"L'autore intende dimostrare che gli stimoli carnali non affievoliscono con l'età; e forse constatare che per uscire da certe situazioni manca una sufficiente scienza della vita. Il lato notevole del film è lo stile: modernamente ispirato al tono rarefatto di certa pittura contemporanea, tra iperealismo e astrazione, si rivela di rara qualità. Successo al festival, trionfo in Germania: tutto sommato, ammirevole più che commovente." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 29 maggio 2009)

"'Settimo cielo' ha il minor coefficiente di artificio cinematografico dai tempi del neorealismo. Non esistono commenti musicali (c'è solo il coro in cui canta Inge a fare da contrappunto) e vige il suono d'ambiente che fa entrare sommessamente una natura che raccoglie e rigenera i protagonisti, e un urbe mai troppo alienante e oppressiva. I sentimenti e le passioni di Inge, Werner e Karl escono cosi spontanei, ancestrali, veri. Tre attori principali, una ventina di comparse e una risicata troupe di trenta unità, 'Settimo cielo' è cinema minimo dai risultati massimi." (Davide Turrini, 'Liberazione', 29 maggio 2009)

"Senilità e sessualità si sposano ora anche al cinema, in 'Settimo Cielo' di Andreas Dresen, dove finiscono a letto due tedeschi: una sessantenne sovrappeso e un virile settantenne. Al di là delle immagini di corpi stanchi, il dramma rappresentato è quello di chi deve amare fino all'ultimo respiro. Così qui salta una lunga convivenza e un abbandono coniugale in extremis ha sì effetti meno estesi, ma anche intensi. Quanto agli incassi, chissà.. . I vecchi non vanno al cinema e ai giovani ripugnano i vecchi. Chi sta in mezzo potrà pensare a quanto gli resta prima di finire ridicolmente disperati, come gli interpreti, o tristemente soli, come gli spettatori." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 29 maggio 2009)

"Attrazione fatale senile (con vittima) raccontata mostrando vecchi corpi nudi in amore: flaccidi, raggrinziti, sfioriti, libidinosi, dolcissimi. Vecchi corpi con le spalle al muro non solo nel disperato
senso cantato da Renato Zero a Sanremo ('vecchio' è parola nobilissima, alla faccia del politically correct). Stile tedesco: nessuno scandalo nella sensibilità." (Alessio Guzzano, 'City', 29 maggio 2009)
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