Senza nessuna pietà

ITALIA, FRANCIA - 2014
3/5
Senza nessuna pietà
Mimmo vorrebbe fare solo il muratore, perché gli piace più costruire palazzi che rompere ossa. Invece recuperare crediti, con le cattive, è parte integrante del suo mestiere, almeno secondo il signor Santili, suo zio nonché datore di lavoro. Mimmo vive in un mondo feroce dove si rispettano regole e ruoli, se si vuol tirare a campare senza problemi: giusto o sbagliato che sia, è l'unico mondo che conosce. Tutto cambia quando nella sua vita irrompe Tanya una ragazza bellissima con la quale scoprirà presto di condividere la voglia di sfuggire a un destino già segnato. Ma non si può sperare in una nuova vita senza fare i conti con la vecchia.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: NOIR
  • Produzione: MAURIZIO PIAZZA, ALEXANDRA ROSSI, PIER FRANCESCO FAVINO, PHILIPPE CARCASSONNE PER LUNGTA FILM, PKO CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 11 Settembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Mimmo sta zitto. Se c'è da menare mena. Ma è lampante che quel tipo di vita, quell'aspetto oscuro della sua esistenza, lo abbia poco a poco spento, messo al tappeto. A risvegliarlo da quel gravoso torpore arriverà, inaspettata, la giovane Tania. Stripper online assoldata per un festino dal laido cugino di Mimmo, la ragazza deve essere in qualche modo "salvata". E Mimmo non esiterà a farlo, anche a costo della propria, inutile (?) vita. È un mondo Senza nessuna pietà quello in cui Michele Alhaique immerge i protagonisti della sua opera d'esordio: la Roma cafona e senza scrupoli di palazzinari e strozzini (Ninetto Davoli), di papponi sessuomani e violenti (Adriano Giannini), di delinquenti gasati (Claudio Gioè) fa da sfondo all'incontro tra un uomo solo, invischiato in situazioni losche più per "doveri parentali" che per convinzione, e una ragazzina ad un passo dallo sbando. Appesantito e silenzioso, Pierfrancesco Favino (ingrassato 20 chili per la parte, nonché produttore del film) dà vita ad un personaggio non a caso appeso: ottimo muratore, vorrebbe preoccuparsi solamente di costruire, ma non riesce a smettere di "rompere". Per conto dello zio (Davoli), che l'ha cresciuto come un figlio, va in giro a fare recupero crediti, a spaccare ossa. E Tania (Greta Scarano), che apparentemente ha già capito come fare per arrangiarsi nella vita, diventerà forse la "scusa" che l'uomo cercava da tempo per tirarsene fuori. Il caso, l'imprevisto, li costringerà a trascorrere insieme una notte e un giorno: quanto basta per convincersi che forse un'altra possibilità esiste. Scritto dal regista insieme a Emanuele Scaringi e Andrea Garello, il film è condizionato da una volontà di messa in scena tanto controllata quanto, alla lunga, prevedibile: gli insistiti close-up sui volti, gli insistiti silenzi di Mimmo, qualche eccesso di autocompiacimento, la fotografia illuminatissima di Casalgrandi... Ma Alhaique, è innegabile, ha comunque un'idea di cinema ben precisa, e non manca la capacità di saper tratteggiare con forza il carattere dei personaggi. In questo, una grossa mano la riceve anche dall'attrice-compagna Greta Scarano (era al suo fianco anche in Qualche nuvola, all'epoca entrambi davanti la macchina da presa), talento naturale capace con disinvoltura di arrivare al cuore dello spettatore.Certo, nell'insieme l'operazione dà il meglio di sé nella prima parte, quando tutto è ancora sospeso e trattenuto, ma è altrettanto evidente che l'Italia può dire di aver trovato un nuovo, promettente regista.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON BNL-GRUPPO BNP PARISBAS, AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT.

- PREMIO PASINETTI SPECIALE A PIERFRANCESCO FAVINO (PROTAGONISTA E PRODUTTORE) ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014, SEZIONE 'ORIZZONTI').

CRITICA

"Quasi una storia d'amore. Nella cornice scabra di certi palazzoni della periferia di Roma. Senza precisarne l'ubicazione e i climi. L'amore però arriva tardi e solo perché si prenda atto del suo annullarsi. (...) Una pagina di cronaca, dura e disperata. La ricostruisce, esordendo nel lungometraggio di finzione, Michele Alhaique, fino ad oggi un documentarista di buon livello. Due concezioni quasi opposte dal punto di vista narrativo. Il realismo spesso anche esasperato nella costruzione non solo della cornice ma dei rapporti fra i personaggi che vi sono immersi. Sfumando poi questi stessi rapporti in una cifra che, pur non smentendo mai il dato reale, vi aggiunge toni sospesi, sconfinando quasi nel non detto. Come si evince dalla relazione fra Mimmo e Tanja, precisata solo di sfuggita, favorendo con questo anche i caratteri dei due personaggi tenuti sempre in spazi indefiniti, quasi a suscitare di continuo interrogativi sul procedere dei sentimenti reciproci intenzionalmente solo accennati. Esattamente come nel finale che potrebbe anche chiamarsi 'aperto', per il silenzio lasciato pesare sul futuro dei due (...). Ambivalenze, indicazioni anche contraddittorie, da cui la vitalità e la forza di un film che poi le immagini sempre strette sulle facce e sui dettagli rendono anche più diretto e immediato. Il merito comunque tengo a darlo anche al protagonista, Pierfrancesco Favino, con una grinta abilmente a un certo punto addolcita da un amore che mette rigorosamente al bando il patetico." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 settembre 2014)

"'Senza nessuna pietà', (...) segna l'esordio registico di un giovane attore, Michele Alhaique, che si era già distinto come autore fuori standard di corti: considerato il contesto, assoggettato con le buone o con le cattive ai commi del cosiddetto film da festival, un segno di personalità per nulla scontato. (...) lo script firmato dallo stesso Alhaique con Andrea Garello ed Emanuele Scaringi, aggiorna ai tempi nostri i ceti, location, volti e gesta di una Roma che, sia pure con molti distinguo, si potrebbe definire pasoliniana. (...) l'incipit e tutta la prima parte risultano di sorprendente efficacia proprio per come gli attori si accordano alle rispettive identità di finzione con una buona profondità psicologica prim'ancora che cronachistica o sociologica. ln particolare Favino, ingrassato e imbolsito per esigenze di copione sino a farlo assomigliare a un personaggio buono, erculeo e stolido alla «Morgante» dell'omonimo poema del Pulci o agli «Uomini e topi» di Steinbeck, si conferma come un'eccellenza della generazione italiana di mezzo, interprete duttile e non manicheo nelle scelte, virtuosistico quanto basta per sorreggere un impegnativo protagonismo senza danneggiare al contempo la compattezza drammaturgica dell'insieme. Mentre Manuel è un odioso debosciato, Mimmo esegue con riluttanza il compito di crudele esattore, ma i confini della sua dedizione sono travolti quando è occasionalmente costretto a prelevare una ninfetta di Latina (Scarno) (...) Peccato che a partire da questa svolta in direzione di un implausibile riscatto, «Senza nessuna pietà» perda brillantezza, si faccia didascalico e s'estenui in un'insistita ricerca degli effetti dialogici, musicali, fotografici: mentre i personaggi resistono in qualche modo alla ridondanza del fatalismo noire al tourbillon di riprese eleganti, il cuore del film è destinato a patire reiterate aritmie che abbassano il quoziente qualitativo finale. Ovviamente la saturazione mélo dovrebbe, invece, funzionare sul piano del pubblico e degli incassi e la carriera dell'esordiente ne potrebbe trarre il conseguente vantaggio: giusto così perché la disinvoltura con cui affronta la sfida, la capacità di non trascurare i dettagli e l'ardita vocazione a duellare con tipologie alquanto ingombranti lo distaccano nettamente dalla pattuglia dei professionisti dell'ombelico che infestano Cinecittà e dintorni." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 settembre 2014)

"Michele Alhaique, che non ha ancora 35 anni, debutta come regista di lungometraggio dopo aver realizzato ali corti e aver lavorato come attore (...). II suo è un debutto molto interessante e notevole. In sintonia con una tendenza condivisa, nelle rispettive e anche molto accentuate diversità (che sono sempre una fortuna e una ricchezza), da quasi tutti i film italiani presenti a vario titolo e livello al festival veneziano. Una tendenza che smentisce il predominio della commedia. Si tratterà ora di vedere quanto un trend affermato nel recinto minoritario di un sia pur prestigioso festival (...) possa trovare riscontro presso più larghe platee. 'Senza nessuna pietà' fa ricorso alle modalità, alla struttura, alla temperatura emotiva proprie della narrazione noir. Con una felice capacità di adattamento di un patrimonio di riferimenti che appartiene poco alla tradizione narrativa e in particolare cinematografica nostrana, a un panorama umano, urbano e sociale italiano, romano. (...) tutte le convenzioni al loro posto, ma attraverso un'opera molto creativa di ambientazione, di valorizzazione dei personaggi e delle interpretazioni, di montaggio e struttura musicale. Si può forse eccepire qualcosa su una sceneggiatura che, sia pur evidentemente accurata, pecca un po' di squilibrio tra una prima scelta di non linearità evocativa e una troppo frettolosa spiegazione sotto-finale sul retroterra che ha fatto di Mimmo quello che è. Ma resta un eccellente esordio." ( Paolo D'Agostini, ' La Repubblica', 11 settembre 2014)

"Oltre ad ingrassare di molti chili, Favino, stavolta, si è messo in gioco in veste di produttore. E l'esperimento funziona. I talenti italiani crescono, finalmente fuori dai soliti canoni della commedia e dell'autobiografia, esplorando le mille virtù del cinema di genere." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 11 settembre 2014)

"Michele Alhaique sinora si era fatto notare come interprete, qui invece si fa da parte per lasciare il campo ai colleghi, soprattutto a Pierfrancesco Favino (...) che costruisce il suo monumentale personaggio. Monumentale perché intrigante, oltreché grosso e silenzioso. Magnifico nel duettare con Claudio Gioè, il Roscio, nel rapportarsi a Greta Scarano, Tanya, nel risultare elettrico con Adriano Giannini, Manuel e teneramente devoto con Ninetto Davoli, zio Santili, e ancora complice con la donna che gli tiene in ordine casa e vita, una ritrovata Iris Peynado. 'Senza nessuna pietà' non imbocca strade inesplorate, si inserisce nei film di genere che vanno a raccontare il sottobosco malavitoso, ma che interpreta l'essere fuorilegge come un secondo lavoro, sporco, ma qualcuno deve pur farlo. Così i momenti migliori sono proprio quelli del cantiere, crocevia di persone e sentimenti, snodo fondamentale della vicenda, con l'automobile parcheggiata, carica di problemi, prima ancora che di persone. Non era facile costruire comprensione attorno a un personaggio che al suo apparire rompe le ossa dei malcapitati che non sono in grado di restituire il denaro. Eppure Alhaique e Favino ci provano e alla fine ci riescono perché il mondo dei buoni e dei cattivi è finito da tempo, anche se i bastardi continuano imperterriti a compiere nefandezze. Oggi è difficile capire immediatamente con chi hai a che fare, cosa si nasconde dietro un muratore che ama il suo lavoro, ma ormai così vinto dalla vita da non chiedersi più nulla, compreso perché mai debba fare recupero crediti in quel modo. Poi basta una ragazza, di quelle che non vanno in paradiso, ma vanno dappertutto, per fargli rivedere il senso di una vita. Non in cambio di un po' di sesso facile (non che non gli venga offerto) ma per una questione di anima ritrovata e di una nuova dignità. Fosse anche l'ultima cosa da fare in questo sporco mondo." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto, 11 settembre 2014)
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