SENSO '45

ITALIA - 2001
SENSO '45
Nell'alba di un giorno che lascia presagire la fine del mondo, la moglie di un importante personaggio del Minculpop (Ministero della Cultura popolare), Livia Mazzoni, sale sulla macchina di Ugo Oggiano, un avvocato suo spasimante e spia del marito. La donna sta raggiungendo il suo amante, Helmut Schultz a Venezia. Durante il viaggio è tutta presa nel ripercorrere le tappe più importanti della sua vita fino alla travolgente passione che la lega all'ufficiale tedesco e che la sta trascinando in un vortice di perdizione. Giunta a Venezia la aspetta però un'amara sorpresa: la sua sconfitta coincide con la resa dei conti del mondo al quale appartiene.
  • Durata: 128'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DRAMMATICO, EROTICO
  • Tratto da: LIBERAMENTE ISPIRATO AL RACCONTO "SENSO" DI CAMILLO BOITO
  • Produzione: GIUSEPPE COLOMBO PER CINE 2000
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Vietato 14
  • Data uscita 12 Aprile 2002

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO/APRILE 2002

- IL FILM ERA STATO INIZIALMENTE VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI. LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 02 SETTEMBRE 2004 HA ABBASSATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Gli ultimi giorni di Salò visti dal buco della serratura. Potrebbe intitolarsi anche così 'Senso '45', con cui Tinto Brass anticipa - da par suo - l'invito di Ciampi a raccontare la nostra Storia al cinema. (...) Brass rivendica rigorose ricerche storiche, e se Visconti esigeva biancheria autentica sotto i costumi di scena, lui mostra la biancheria e qualcosa di più. Ma il binomio sesso e svastica con relativo bric-à-brac è ormai logoro, la fattura sciatta, e il tono stracco dell'insieme culmina in quella 'citazione' (?) della Magnani in 'Roma città aperta', col cadavere inquadrato a gambe aperte. Suscitando non scandalo, come forse vorrebbe, ma solo una colossale noia". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 aprile 2002)

"Tinto Brass trasferisce il racconto scritto da Camillo Boito nel 1883 dal quale Luchino Visconti trasse nel 1954 il bellissimo 'Senso' a Venezia, capitale cinematografica della Repubblica mussoliniana di Salò nel marzo 1945, inseguendo le atmosfere letali della fine del fascismo tra euforie e decandenza, quell'aria storicamente impersonata da Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Anna Galiena mostra il sesso rifacendo Anna Magnani nella scena della morta di 'Roma città aperta'; Gabriel Garko è un giovane nazista bello, cinico, sfruttatore; con una strana rottura di stile, il film mescola stereotipi burattineschi e personaggi quasi realistici". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 aprile 2002)

'Senso '45' sembra una versione di 'Senso' elaborata dalla fantasia del ragionier Fantozzi: una boiata pazzesca. Meglio risparmiarsi due ore di noia e rivedere l'originale in vhs; o, quanto alle perversioni dell'Italia repubblichina, il 'Salò' di Pasolini. Nel gorgo della perdizione, Anna Galiena sembra provare soprattutto imbarazzo; Gabriel Garko è irrecuperabile". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 aprile 2002)
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