Segreti di famiglia

Tetro

ARGENTINA, USA - 2009
4/5
Segreti di famiglia
Il diciassettenne Bernie arriva a Buenos Aires per ritrovare suo fratello, che dieci anni prima ha abbandonato New York e la famiglia deciso a non avere più niente a che fare con suo padre Carlo, acclamato direttore d'orchestra. Bernie troverà il fratello che ora si fa chiamare Tetro ed è diventato un brillante scrittore, ma malinconico e disilluso dalla vita con un carico di ricordi amari e di fantasmi del passato.
  • Durata: 127'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM / D-CINEMA, (1:1.85 SCENE A COLORI)/(1:2.35) - DE LUXE
  • Produzione: FRANCIS FORD COPPOLA PER AMERICAN ZOETROPE, TORNASOL FILMS, BIM DISTRIBUZIONE
  • Distribuzione: BIM - DVD: BIM/01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2010)
  • Data uscita 20 Novembre 2009

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Ci sono tanti motivi per accogliere con gioia il nuovo film di Francis Ford Coppola, Tetro, presentato al Festival di Torino e dal 20 novembre nelle nostre sale come Segreti di famiglia.
Innanzitutto, Coppola è un Padrino di regista, e ogni suo ritorno è cosa buona e giusta.
Secondo, dopo il deludente e pretenzioso Youth without Youth, Tetro illumina lo schermo con un fascinoso bianco e nero, che fa pensare alle Nouvelle Vagues anni ’60, per (ri)trovarsi fresco, ottimista e vitale come il saggio di diploma di un grande talento.
Ancora, utilizzando all’inverso il colore – saturo – per i flashback, Coppola e il suo notevole direttore della fotografia Mihai Malaimare Jr. ci regalano uno straordinario crash automobilistico, che evoca potenzialità, se solo Francis volesse, da mago dell’action-movie, alla faccia dei registi ipervitaminizzati della “new hollywood” contemporanea.
Poi, c’è la storia, in cui complessi edipici e riflessi autobiografici la fanno da padrone, con un figlio (Vincent Gallo, bravo) artista costretto ad andarsene perché il padre (Klaus Maria Brandauer, mefistofelico), egocentrico direttore d’orchestra, decide che in famiglia c’è spazio per un solo genio.
Grazie a Dio, nel clan Coppola le cose sono andate diversamente, ma questo rischio Francis deve averlo vissuto sia da figlio che da padre, e ora ce ne rende partecipi, aprendo le porte a un dramma davvero formato famiglia, girato nella Boca di Buenos Aires.
Sceneggiatore, produttore (con la Bim di Valerio De Paolis), regista e negli Usa pure distributore, il nuovo Coppola, esauriti gli “impegni” con le banche, è totale e totalizzante, famelico (da Godard e Welles fino a Powell e Pressburger) e colto, povero e finalmente indipendente. 
Una gioia, dunque, o quasi, che si fa perdonare lungaggini e rovelli, complici le ottime prove del cast (ci sono pure l’esordienteAlden Ehrenreich, Maribel Verdù e Carmen Maura): Tetro è la “Youth with Youth” del 70enne Coppola. Che dire? Baciamo le mani!
 

NOTE

- FILM D'APERTURA ALLA 41. QUINZAINE DES RÉALISATEURS, CANNES 2009.

- PRESENTATO AL 27. TORINO FILM FEST (2009) NELLA SEZIONE "FESTA MOBILE".

CRITICA

"Girato in bianco e nero, colore per i flashback, l'ultimo Coppola (anche scritto e sceneggiato) è un film d'autore a tutti gli effetti: indipendente, quasi autobiografico e colto. Sorprende che un regista della sua fama sia in una sezione parallela". (Roberto Nepoti, la Repubblica', 15 maggio 2009)

"Dopo la falsa partenza con l'ambizioso e non riuscito 'Un'altra giovinezza', Coppola ritorna alle origini, con un mix tra bianco e nero raffinato e colore, la storia girata nella Boca a Buenos Aires di uno scrittore frustrato e squilibrato che s'innamora della sua psichiatra." (Stefano Ciavatta, 'Il Riformista', 15 maggio 2009)

"L'ottimo cast (che coppia Maribel Verdù e Vincent Gallo, buona la prova del protagonista Alden Ehrenreich, scelto dopo il forfait di Matt Dillon) e i guizzi da campione non riescono a risollevare un film troppo confuso, discontinuo, piegato su se stesso." (Boris Sollazzo, 'Il Sole 24 ore', 15 maggio 2009)

"La forza sperimentale e visionaria del film, il suo sguardo che spazia (anche) tra Michael Powell, Orson Welles e l'opera, parlano da soli: Coppola - in questa nuova versione 'totale (sceneggiatore, regista, produttore e, almeno in Usa, anche distributore) - realizza non solo il presente del cinema ma una visione di indipendenza che insegue da sempre e che aveva dovuto mettere in pausa per una decina d'anni." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 15 maggio 2009)

"Drammone familiare, tra mélo e tragedia greca, 'Tetro' è tutto girato a Buenos Aires in bianco e nero, ad eccezione dei flashback e delle scene musicali. Il film, accompagnato da brani d'opera, comincia quando il giovanissimo Bennie (Eherenreich) sbarca in Argentina alla ricerca del fratello maggiore Angelo (Gallo), partito anni prima senza lasciare tracce per sfuggire al padre, celebre e dispotico direttore d'orchestra (Klaus Maria Brandauer) e al senso di colpa per aver ucciso la madre in un incidente d'auto." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 15 maggio 2009)

"Coppola esce dalle secche di 'Eliade', ispiratore del suo ultimo film, e conferma la freschezza di un grandissimo vecchio, certamente il più grande narratore d'immagini vivente. 'Tetro' rischia di essere il capolavoro del festival." (Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale', 15 maggio 2009)

"Coproduzione italiana, la pellicola gioca sui contrasti anche visivi: il bianco e nero con inserti musicali a colori e un'ambientazione nel caratteristico quartiere di Buenos Aires 'La Boca' che Coppola esalta da par suo." (Alessandra Magliaro, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 15 maggio 2009)

"'Tetro' è un film formalmente sperimentale come lo poteva essere il Godard di Fino all'ultimo respiro nel '60: un bianco e nero illuminato da tondi fanali, lunghi neon e filamentose lampadine, simbolici ricordi traumatici del passato dei Tetrolini; flashback colorati fino alla saturazione, impregnati di tinte forti alla Powell e Pressburger. Coppola, con pochissimi mezzi a sua disposizione, non è mai stato così sicuro del proprio sguardo e così emotivamente evocativo. Tetro è film che viene dal cuore (di tenebra) del suo autore e poco dalla convenienza contingente di committenti che questa volta non ci sono. Producono, appunto, la Zoetrope dei Coppola e la Bim di De Paolis." (Davide Turrini, 'Liberazione', 15 maggio 2009)

"Bianco e nero che omaggia il neorealismo, colori saturi di gusto dubbio, si salvano due scene dal 'Coppelia'." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 16 maggio 2009)
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